Trama L’autore ritorna ancora nel Medioevo con questa nuova opera su Manfredi di Svevia, un lavoro che sta tra prosa, ‘historia’ e poesia. Luigi Vellucci, infatti, narra e scolpisce armoniosamente con la sua straordinaria capacità di amalgamare fatti storici accertati e documentati con quelli frutto della sua fantasia ove senso storicistico e sentimento lirico si fondono nella bella avventura del re svevo. Il romanzo s’articola in una serie di brevi ed incisivi capitoli che costituiscono l’ordito della trama. Una narrazione avvincente che ti tiene col fiato sospeso, che ti rende testimone e partecipe degli eventi e, a volte, ti sorprende per la capacità dell’autore, di fondere realtà e fantasia, storia e leggenda.   Recensione a cura di Maria Rita Truglio Luigi Vellucci è un insegnante pugliese con la passione per la scrittura e la storia. Molti dei suoi libri sono stati adottati nelle scuole e non me ne sorprendo. Capirete più in là il perché. Come ho scritto in una recensione precedente è davvero difficile reperire materiale su questo personaggio e di conseguenza ne risente anche la pubblicazione di romanzi storici che potrebbero riguardarlo. Quindi da amante della stirpe Sveva motivo più che valido per acquistarlo immediatamente. Particolarità del libro? Fa parte di una collana per ragazzi. Perché non mi stupisce il fatto che siano libri adottati nelle scuole? Per la capacità narrativa dell’autore e per il modo di costruirla: diretta e chiara, stuzzica la fantasia del lettore e trovo sia un modo più che efficace di avvicinare i più giovani agli eventi passati. Vellucci non è estraneo al Medioevo, ha già scritto in proposito, occupandosi anche del padre di Manfredi, e se il risultato equivale a questo ottenuto varrà decisamente la pena recuperarli. Come si è capito quindi non ho termini di paragone con altre sue opere e non so se il filo conduttore sia lo stesso. Sta di fatto che mi sono ritrovata a leggere un’armonica amalgamazione di storia e fantasia. Una cosa che potrebbe trarre in inganno chi non sa cosa realmente sia accaduto nella vita dello Svevo ma tutto è accompagnato da interessanti note di approfondimento. Quindi non ci troviamo di fronte a una biografia o a un saggio. Non nei termini in cui li intendiamo; la storia c’è, è li documentata e accompagnata da un senso onirico che rende tutto favolistico.
La mia vita è stata e tuttora è e sarà, lo so, la più bella avventura; una vita costruita con l’aiuto di Dio ma anche con le mie mani
Questo romanzo è retto da fondamenta veramente solide che solo uno studio approfondito può dare. Non sarebbe altrimenti in grado di tenere saldamente le fila di personaggi realmente esistiti che incrociano la propria vita con altrettanti personaggi frutto della mente autoriale. Personaggi fantasiosi che non sono lì per caso ma con il compito di far meglio comprendere la personalità di Manfredi. Rimasto orfano del padre Federico II di Svevia , si ritrova sulle spalle la reggenza del suo regno e farà di tutto per difenderlo dai piani ecclesiastici.
È doloroso guardare indietro nel tempo quando il passato non ti può rispondere, non esiste più o vive solo nei ricordi, né puoi cambiarlo, come il futuro scritto nei libri del cielo, e devi vivere attimo dopo attimo, il presente lottando, fino all’ultimo respiro.
Il tutto è articolato in capitoli brevi che non solo rendono la lettura più scorrevole (a mio parere) ma anche molto più incisiva. La vita di Manfredi è accerchiata da un alone di mistero che qui si è cercato di approfondire e l’io narrante usato è stato un buon espediente. Purtroppo anche con lui la Chiesa di allora ha cercato di attuare “la cancellazione” della sua memoria. I babilonesi, come venivano definiti gli Svevi, dovevano essere estirpati dalla terra. Nel caso di Manfredi non si ha più nemmeno un corpo a cui rendere omaggio. Un fascino il suo che fu accresciuto anche da Dante nella Divina Commedia:
Io mi volsi ver’ lui e guardail fisso: biondo era e bello e di gentile aspetto, ma l’un de’ cigli un colpo avea diviso. Quand’io mi fui umilmente disdetto d’averlo visto mai, el disse: “Or vedi”; e mostrommi una piaga a sommo ‘i petto. Poi sorridendo disse: “Io son Manfredi, nepote di Costanza imperadrice.
Credo non sia un lavoro facile per un autore buttarsi a capofitto su qualcosa di cui si ha poca documentazione e in casi come questo son fondamentali i cosiddetti ‘cronisti’ del tempo: Salimbene Adam per esempio, o il Villani aiutano molto nella ricostruzione dei fatti. Anche se a volte discordanti per cui l’ essere cauti è d’obbligo. E’ pensiero comune che prima della battaglia di Benevento contro Carlo d’Angiò, Manfredi abbia indossato il copricapo che fu del padre con l’aquila reale simbolo della casata Sveva. Sembra che l’aquila si sia staccata improvvisamente facendo pronunciare al proprietario “Hoc est signum Dei” Questo è il segno del Signore. Alcuni storici dubitano del fatto ma molti cronisti del tempo lo riportano. Quindi nell’insicurezza delle informazioni giunte a noi sappiamo che sicuramente odiò e fu odiato, amò e fu amato e che visse pienamente tra vizi e virtù. La sua figura si erge ad inglobare l’intero scritto fino ad approdare nelle poesie frutto dell’estro dell’autore. Un Manfredi pensieroso che ripercorre la sua vita tra battaglie, amori, amicizie e sogni di gloria. Sente qualcosa di funesto: l’improvvisa comparsa di una cometa, la caduta dell’aquila reale dall’elmo sono segni contrari. Si respira a pieni polmoni il clima medievale tra latinismi e dialoghi che sanno d’antico e la solennità del racconto ci trasporta in quei mondi lontani che hanno ridisegnato la storia. Una storia che però accorcia le distanze e che arriva a noi grazie alla penna di Luigi Vellucci. Copertina flessibile: 240 pagine Editore: Edizioni Pugliesi (1 gennaio 2009) Collana: Letteratura giovanile Lingua: Italiano ISBN-10: 8883481550 ISBN-13: 978-8883481550 Link di acqusito cartaceo: Manfredi di Svevia. La mia vita: l’avventura più bella

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