Oggi TSD vi propone una recensione “doppia”! Mi è capitato di leggere l’ultimo romanzo di Lisa Laffi, nello stesso momento in cui lo leggeva anche l’amico Matteo Palli. E così, dopo qualche scambio di messaggi in privato, abbiamo deciso di pubblicare le nostre opinioni insieme in questa recensione!
Buona lettura!

Trama
1482 Botticelli sta terminando la Primavera, un dipinto che sarà celebrato come una vetta assoluta dell’arte. Ma anche un enigma, forse impossibile da sciogliere. È una metafora dell’amore platonico? O il suggello di un patto segreto, sottoscritto da Caterina Sforza, che mira a unire Milano, Roma e Firenze sotto un’unica bandiera, per liberare l’Italia?
1526 La giovane Luce, esperta di erbe e ricette curative, viene trascinata al cospetto della marchesa Bianca Riario Sforza, la potente figlia di Caterina. La ragazza è convinta che Bianca la voglia denunciare all’Inquisizione per la sua attività di guaritrice, ma la marchesa, appassionata alchimista, la prende sotto la sua protezione.
L’abilità di Luce è tale che, quando il fratello di Bianca, Giovanni dalle Bande Nere, viene ferito in battaglia, la marchesa chiede proprio a lei di curarlo. Ma Bianca non può prevedere la passione che nasce tra la giovane donna e il celebre condottiero. Un sentimento che rischia di stravolgere i suoi veri piani, infinitamente più diabolici di quelli che Luce ha immaginato.
Bianca fa allora in modo che il fratello parta per la battaglia decisiva, e manda Luce a Mantova, con la scusa di proteggerla. Sarà lì che Luce apprenderà il reale significato della Primavera. E dovrà comunicarlo a Giovanni, prima che sia troppo tardi…

Recensione a cura di Roberto Orsi e Matteo Palli
Nell’ultimo periodo di letture mi è capitato più volte di imbattermi negli episodi legati al rinascimento. Un periodo tra i miei preferiti, la fine del Medioevo e l’entrata in quell’epoca che porterà all’era moderna. Una penisola italiana che somiglia più a un puzzle che a un vero e proprio paese. Le tante signorie che ne animano la vita politica e bellicosa, in un crogiuolo di alleanze che spesso cambiano repentinamente al variare della direzione del vento.
Dopo la lettura condivisa estiva di “Io, Caterina” di Francesca Riario Sforza, mi sono ritrovato alla corte di un’altra Sforza, in questo caso della figlia: Bianca Maria.
Tra i tanti personaggi realmente esistiti che fanno da corollario al romanzo di Lisa Laffi, il protagonista è sicuramente Ludovico di Giovanni de’ Medici, detto Giovanni delle bande nere, dal nome dell’esercito che guidava da condottiero.
Ritornare in questo periodo storico è come ritrovare vecchi amici e conoscenti, e sentirli raccontare un nuovo episodio della loro vita. Da un punto di vista diverso, ogni volta. Ogni autore ce li presenta per come li ha studiati, per come li ha vissuti nel suo intimo al momento della stesura del libro. E ci trasmette ciò che ha sentito.
Conoscendo, se pur virtualmente questa autrice, leggendo il libro si sente la sua essenza. Pur con un sottofondo di battaglie e scontri tra gli eserciti delle signorie italiane, questo è un romanzo che ha una spiccata connotazione romantica ma senza scadere nel rosa troppo sdolcinato.
Luce è il personaggio di fantasia introdotto dall’autrice quale collante della storia. Molto bella la scena iniziale del primo capitolo, con la ragazza al cospetto di una debilitata Bianca Maria Sforza, costretta a letto dalla malattia. Luce è stata convocata al suo capezzale grazie alle capacità di guarigione dovute alla conoscenza di erbe medicinali e rimedi medicamentosi.
Bianca Maria ricorda con le sue parole la madre Caterina, ex signora di Imola e contessa di Forlì, grande stratega, coraggiosa e temeraria.

Mia madre non era una donna qualunque. Era sole e tenebre insieme, acqua e fuoco, dolcezza e malvagità, angelo e diavolo…

Luce si trova catapultata in una nuova vita e l’incontro con Giovanni dalle Bande nere, che si sottopone alle sue cure dopo una ferita in battaglia, cambierà anche le vicende legate al suo cuore e a quello di Giovanni.
La vita, per forza di cose, ci mette di fronte a tante scelte, bivi della vita che possono portare su sentieri diversi e un’evoluzione completamente diversa dalle altre. Non ne è esente Luce. La storia con Giovanni non può essere vissuta alla luce del sole. Lui è un condottiero affermato, già sposato e con prole, con un futuro già scritto. Anzi dipinto…
La Primavera di Botticelli racchiude un messaggio di concordia, di avvicinamento e alleanza per le signorie italiane contro i dominatori stranieri: l’impero e il regno di Francia. Una profezia di unione sotto il vessillo delle bande nere, con al comando l’unico mercenario capace di tenere testa alle truppe nemiche. Il disegno, o meglio il dipinto, è chiaro e delineato, e Bianca Maria si adopererà per realizzarlo nella sua interezza.

Un amore negato che non si affievolirà mai per Luce, che in Giovanni vede la sua realizzazione e il completamento. La ragazza è capace di scavare nell’animo del condottiero, raggiungendo quella “metà oscura della luna” non accessibile ai comuni mortali. Una vita di bivi, si diceva, di scelte ponderate. Una soprattutto si ripresenta tra le pagine del libro: meglio una vita lunga e serena ma senza gloria o una vita probabilmente più breve ma vissuta sulla bocca di tutti?

A Giovanni la pietra filosofale avrebbe fatto comodo. Non avrebbe più dovuto barattare la sua vita per la felicità e l’armonia di tutto il popolo italiano. Avrebbe potuto avere entrambe

Davvero il quadro di Botticelli racchiude questo messaggio profetico per l’unione del territorio italiano sotto un unico stendardo? O forse la chiave di volta è un’altra? Come deve essere interpretato?
Tra alchimia, medicina, arte, filosofia e pensiero neoplatonico, Lisa Laffi ci conduce per mano nell’animo dei suoi protagonisti mettendoli a nudo con le parole. Passaggi di sofferenza si alternano a momenti di esaltazione e gioia.
In un contesto storico molto accurato si inserisce la fantasia dell’autrice con una storia ben congegnata ed evocativa, verso quella rinascita dell’animo, messaggio di speranza.

Matteo Palli

I vocaboli mistero, segreto, sono spesso abusati nei romanzi storici o meglio nella  sottospecie di questi che strizza l’occhio al thriller ma in questo caso siamo di fronte a ben altro e il titolo non deve portare fuori strada. L’ultimo segreto di Botticelli è un romanzo dallo spessore elevato e non dobbiamo pensare al thriller di ambientazione storica, genere che tra l’altro ha, giustamente, grande seguito tra i lettori.
Personaggi storici (e non) si fondono in maniera perfetta con il racconto abilmente costruito dall’autrice che, con una prosa eccelsa, costruisce un romanzo perfetto. Un libro molto colto, senza dubbio, dove Lisa Laffi  dimostra di sapersi muovere con disinvoltura tra filosofia, arte e ovviamente storia. Ed è quest’ultima che si respira dalla prima pagina all’ultima, si tocca con mano. Lo spessore dei personaggi è sempre molto alto con pregi e difetti ben caratterizzati. Bianca Riario Sforza, la sorella del protagonista  Giovanni “dalle bande nere”, ha una forza devastante e risplende nel racconto.

All’inizio il libro un po’ inganna e il “poco romantico” che è in me era rimasto perplesso. Parte infatti come un romanzo d’amore con ambientazione storica, ma bastano poche pagine per avere la percezione di avere tra le mani qualcosa di diverso. Ma cosa esattamente?
È difficile da dire, per un motivo semplice. Qualsiasi “classificazione” è calzante ma riduttiva. Romanzo d’amore?  Senza dubbio. La protagonista Luce (raramente un nome è stato più appropriato) vive una passionale e sofferta storia d’amore con Giovanni. È un  romanzo storico che ricostruisce, con cura e attenzione ai dettagli, la vita di personaggi realmente esistiti. È un thriller? Nell’accezione più ampia del termine no, però ci sono aspetti “misteriosi” che ruotano intorno al noto dipinto del Botticelli. E allora cosa è questo romanzo.
Se non fosse stato  scritto nel 2019 avrei pensato di aver letto un “Classico”, un romanzo di altri tempi. La forza delle passioni vissute dai protagonisti, capaci di sentimenti molto forti sia positivi che negativi; l’ambientazione e il confronto tra una decadente e malinconica nobiltà e la dignitosa povertà, dove non si china la testa mai davanti a nessuna avversità, rilasciano il sapore di una letteratura ben più antica. Lisa Laffi ha scritto un classico! Ecco cosa è per me questo libro.
Una lettura che consiglio e che rilascia un gran senso di bello che ti avvolge dopo aver girato l’ultima pagina accanto alla certezza che non sarà facile dimenticare questo libro.

Copertina rigida: 352 pagine
Editore: TRE60 (30 maggio 2019)
Collana: Narrativa TRE60
Lingua: Italiano
ISBN-10: 8867025287
ISBN-13: 978-8867025282
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