Trama Marianna De Leyva, la monaca di Monza de I promessi sposi del Manzoni non era certamente sola nel monastero di Santa Margherita, con lei c’erano molte altre fanciulle “forzate” al velo claustrale contro la propria volontà. Le vicende che le coinvolsero s’inquadrano in un microcosmo di sortilegi e malefici, lussuria e pratiche ascetiche, disciplina e corruzione del clero. Le fanciulle venivano sacrificate a calcoli d’ambizione e d’interesse, d’avarizia e d’eredità, trasferite dai sogni dorati dell’adolescenza ai silenzi austeri delle celle, dai nascenti amori alle privazioni e all’isolamento della clausura, cui si contrapponevano i fantasmi d’una cupa disperazione, d’un irrefrenabile desiderio, d’una perversione della natura. Sotto l’abito claustrale si celavano le tentazioni, s’insinuavano i peccati, si profanavano i corpi e le anime. Se la Religione ne fu oltraggiata, la colpa va ricercata nell’infamia della nobiltà e del potere civile e religioso arroccato nei propri privilegi e nell’uso ignobile delle fanciulle. La più vergognosa delle ingiustizie s’era abbattuta sulle monache di Monza forzate al peccato e alle quali era stata chiesta una tremenda riparazione alla santità pretesa e violata. Il silenzio e il buio sono scesi per sempre su quella tragedia umana e religiosa che ha consegnato alla storia le monache di Monza. Recensione a cura di Roberto Orsi Il libro di cui vorrei parlarvi oggi è particolare, di quelli che non passano inosservati, a partire dalla copertina: forte, di grande impatto. Bruna K. Midleton e Bonfirraro Editore hanno puntato su un’immagine evocativa e potente, al limite del blasfemo, potremmo dire. Con una certa dose di coraggio, rischiando di tagliar via una fetta di mercato più sensibile, che si lascia guidare dall’istinto e dalle emozioni che le cover dei libri regalano dal primo istante. Ma posso dire che si tratta di una copertina perfettamente centrata nel contesto del romanzo. Siamo di fronte ad una storia vera che ci viene raccontata con cura di dettagli dall’autrice attraverso una approfondita ricerca storica che deriva dalle carte dell’inchiesta e del relativo processo ecclesiastico perpetrato nei confronti della monaca di Monza. Marianna De Leyva, figlia primogenita del conte di Monza Martin de Leyva, dalla sfolgorante carriera militare, e Virginia Marino, figlia del finanziere e commerciante genovese Tommaso Marino che si trasferì a Milano nel 1546 dove fece costruire nel 1558 il palazzo che porta il suo nome, Palazzo Marino, che attualmente è sede del Municipio di Milano. Come molte altre coetanee, all’età di 13 anni Marianna viene avviata dal padre ai voti monacali, nel monastero di Santa Margherita, con il nome di suor Virginia. La scelta del padre viene vissuta molto male dalla ragazza che non esita a rivolgersi in modo brusco al genitore.
Il tuo dispotismo, i tuoi inganni, le tue sopraffazioni, le tue viscide ipocrisie fanno di te un demonio! Da quel chiostro implorerò vendetta! Quando sarai sul punto di morte, padre snaturato e barbaro, e dovrai fare i conti con il Supremo Giudice, lo supplicherò affinchè non abbia pietà di un essere immondo che seppellisce viva sua figlia!
Successivamente, Marianna riceve dal padre la delega ad esercitare la sua potestà sul feudo di famiglia, diventando così la “Signora di Monza”. In pochi anni Virginia assume un ruolo di grande importanza all’interno del Monastero e non solo. La vita all’interno di Santa Margherita è fatta di privazioni, di sofferenza interiore:
Il tepore del sole cercava di penetrare e riscaldare le ombre del monastero e la tristezza delle anime che vi dimoravano. Per esse non c’era speranza: la vita sarebbe stata tutta di rinuncia al mondo in cui volevano vivere. Chiuse in quella disumana clausura, tenebrosamente solitarie, conservavano nel profondo del proprio essere la parte irriducibile di sé.
Ma la storia a questo punto cambia colore, diventa torbida. Sapete quando si dice che spesso non è necessario romanzare troppo, perché già di suo la realtà supera i confini della fantasia? Credo che nel nostro caso, questo assunto sia ancora più veritiero. La vita di negazioni per prima spinge a pensieri contrari alla morale imposta, e il pensiero in poco tempo si trasforma in smania di fare. Si tratta di qualcosa a cui nemmeno Suor Virginia può resistere. L’attrazione per Gianpaolo Osio nasce nel segreto più profondo, da incontri fugaci, sguardi scambiati all’interno del Monastero, nelle fugaci apparizioni dell’Osio alla ricerca di sollazzo e divertimento con le consorelle. Ben presto, per Virginia si scatena una battaglia con i demoni interiori. Il suo essere donna, il suo cuore e la sua anima, tendono verso quell’amore e quella passione che gli è stata negata fin dalla più tenera età per semplici calcoli di convenienza. Le vicende di Virginia e Giampaolo sono storia nota, e vengono raccontate dall’autrice Bruna K. Midelton con dovizia di dettagli e autentico trasporto. La sofferenza della protagonista è tangibile, i sentimenti contrastanti che la dilaniano la rendono umana e vicina al lettore, allontanandola da quella figura austera e decisa che abbiamo imparato a conoscere. Un segreto di questo genere però non può essere mantenuto tale per molto tempo e quando questo viene svelato, le conseguenze per Virginia e per le sorelle del monastero, che ugualmente non hanno mantenuto una corretta condotta di vita monacale, sono molto gravi. Il processo ecclesiastico che ne segue è terribile e l’autrice lo descrive in modo quasi saggistico rendendoci edotti delle sentenze emesse e delle gravi condanne comminate. Il titolo del libro è esaustivo ed evocativo. Se inizialmente è il loro cuore ad essere murato vivo, per la forzata clausura fin dalla giovane età, alla fine sarà il corpo a subire la stessa sorte.
La principessa del borgo e del monastero era ora senza onestà, obbrobrio della sua nobile stirpe, esiliata dal convento, straniera in casa d’altri, prigioniera, infame, disperata, forsennata, piena di contumacia e di furia, mostro piuttosto che donna.
Un libro toccante e potente, con dei passaggi che risultano molto forti e crudeli. Bruna Midleton ha avuto il pregio di raccontare la storia nuda e cruda, senza romanzare troppo, d’altronde come si diceva poc’anzi, in questo caso non era necessario. Una storia drammatica che nonostante tutto lascia con un sapore in bocca non troppo amaro: una vicenda che ci permette riflessioni profonde sull’animo umano, sulla passione, la forza di volontà e la capacità di redenzione di ognuno di noi. Copertina flessibile: 158 pagine Editore: Bonfirraro (11 aprile 2019) Lingua: Italiano ISBN-10: 8862722079 ISBN-13: 978-8862722070 Link di acquisto cartaceo: Murate vive  

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