Articolo a cura di Laura Pitzalis
Trieste, incastonata tra il mare Adriatico e il confine con la Slovenia, è una città unica nel panorama italiano ed europeo. Per lungo tempo porto dell’Impero austro-ungarico, conserva ancora oggi il suo passato mitteleuropeo nei caffè storici, nei palazzi eleganti e nell’anima cosmopolita della città.
Ma Trieste è soprattutto città letteraria per eccellenza, un luogo in cui realtà e fantasia sembrano incontrarsi e dove le storie di tanti grandi scrittori si intrecciano con quelle della città. Alcuni vi sono nati, altri vi si sono trasferiti, altri ancora vi hanno soggiornato, lasciandosi affascinare dalla città. I caffè sono stati studi, le librerie luoghi d’incontro, le strade e le piazze sono entrate nelle pagine dei romanzi: visitare Trieste significa, in qualche modo, attraversare una biblioteca a cielo aperto.

Trieste ha una scontrosa grazia. Se piace, è come un ragazzaccio aspro e vorace, con gli occhi azzurri e mani troppo grandi per regalare un fiore; come un amore con gelosia.”
Trieste- Il Canzoniere, Umberto Saba
Un itinerario letterario a Trieste che volesse seguire le tracce di tutti gli autori che, in epoche diverse, hanno lasciato nella città una testimonianza della propria vita o della propria opera, sarebbe praticamente infinito. Per questo seguiremo le orme di tre protagonisti del Novecento, scelti non solo per la loro importanza letteraria, ma anche per il rapporto particolarmente intenso che ebbero con la città: Umberto Saba, Italo Svevo e James Joyce.
Perché a Trieste la letteratura si cammina. Ogni pochi passi si incontra un luogo dove è stato scritto un libro, è nato un personaggio, due scrittori si sono conosciuti o un poeta ha trovato ispirazione.
Sarà un itinerario tra piazze, caffè, librerie, vie e luoghi che ancora oggi conservano la memoria dei loro passi, delle loro amicizie e delle loro opere.
PIAZZA UNITÀ D’ITALIA: DOVE INIZIA LA NOSTRA PASSEGGIATA.
Partiamo dal luogo più sontuoso, Piazza Unità d’Italia, ritenuta a ragione una delle piazze più belle d’Europa, ampia, ariosa e scenografica. Di fronte si apre il mare e si allunga il Molo Audace, che prende il nome dal cacciatorpediniere della Marina Italiana che vi attraccò il 3 novembre 1918.
Da qui si ammirano il faro e il porto e se vi girate verso la città, dando le spalle al mare, riuscirete a cogliere la sua particolare morfologia: il carso che degrada verso l’acqua, e i colli: sul colle San Giusto, luogo del vecchio nucleo abitativo, svetta il castello omonimo al cui interno oggi si trova il Museo Civico.

I CAFFÈ STORICI CHE FECERO DA STUDIO AGLI SCRITTORI
È proprio nei caffè storici triestini che, tra Ottocento e Novecento, si incontravano artisti, scrittori e intellettuali: non semplici locali, ma veri luoghi di cultura e di libero pensiero. Ai loro tavoli si sedettero James Joyce, Umberto Saba, Italo Svevo, ma anche Stendhal, Kafka e molti altri.
Caffè degli Specchi
Visto che ci troviamo in Piazza Unità d’Italia, iniziamo dal Caffè degli Specchi, l’unico dei quattro caffè storici che un tempo animavano la piazza ad essere sopravvissuto fino a oggi.
Aperto nel 1839 e situato al pianterreno del neoclassico Palazzo Stratti, fu per lungo tempo uno dei luoghi più eleganti e frequentati della città, punto d’incontro della borghesia, degli intellettuali e della vita politica triestina. Vi si potevano leggere i giornali internazionali e assistere ai concerti, alcuni dei quali furono diretti dal giovane Franz Lehár.
Questa atmosfera musicale, insieme alla mondanità della piazza, fu uno dei motivi che portò James Joyce a frequentare questo caffè: possedeva una bella voce da tenore e in gioventù aveva a lungo accarezzato l’idea di farne una professione tanto che, a Trieste, arrivò a considerare seriamente l’iscrizione al Conservatorio.
Tra i frequentatori del locale c’era anche Italo Svevo, pseudonimo di Ettore Schmitz, uomo d’affari e scrittore.
Italo Svevo, tra affari e letteratura
Nato e vissuto nella Trieste cosmopolita dell’epoca, ancora parte dell’Impero austro-ungarico, Svevo fu profondamente influenzato dalla cultura tedesca e mitteleuropea. Diviso tra gli impegni commerciali e la passione per la letteratura, coltivò una produzione narrativa originale, destinata a diventare una delle voci più importanti del Novecento italiano.
Un’altra curiosità lega il locale alla storia della città: il nome Caffè degli Specchi deriva dalle grandi specchiere con cui il primo gestore decorò le pareti: su alcune di esse venivano incisi gli avvenimenti più importanti del momento. Ne sono rimaste poche, ma costituiscono ancora oggi una delle testimonianze più caratteristiche del locale.

Caffè Tommaseo
Proseguendo lungo le Rive, raggiungiamo il Caffè Tommaseo, affacciato sul mare, di fronte al Molo Audace.
Inaugurato nel 1825, è il più antico caffè ancora in attività di Trieste. Elegante e raffinato, con le sue specchiere belghe, le sedie Thonet e gli affreschi di Giuseppe Gatteri, rappresentava l’anima aristocratica della Trieste asburgica e divenne un punto d’incontro per la borghesia mercantile e gli intellettuali.
Per Umberto Saba, pseudonimo di Umberto Poli, il Tommaseo aveva anche un’attrattiva molto personale: il suo celebre gelato al pistacchio. In una lettera all’amica Nora Baldi, il poeta raccontò infatti la sua abitudine di frequentare il caffè proprio per gustarlo. La vicinanza alla sua Libreria Antiquaria di via San Nicolò ne faceva inoltre una tappa particolarmente comoda.
Saba avrebbe poi immortalato l’ambiente del caffè nella poesia Caffè dei commercianti, contenuta nel Canzoniere, restituendone l’atmosfera mercantile e malinconica.
“Seduto in un caffè di commercianti,
godo la cara conversazione.
[…] Qui sono merci le donne e le navi,
qui le sventure diventano cifre;
e il dolore dell’uomo un argomento
di distratta parlata, o d’un sorriso.”Anche Italo Svevo frequentava il Tommaseo sia come intellettuale sia come uomo d’affari (la sua famiglia gestiva la ditta di vernici sottomarine Veneziani). La raffinata quiete del locale gli offriva un ambiente favorevole alla scrittura e alla conversazione.
In tempi più recenti, il caffè è stato frequentato da Claudio Magris, che lo ha eletto a uno dei suoi luoghi abituali.
Il Tommaseo è un caffè letterario già nel nome: lo prende, infatti, dal linguista e patriota ottocentesco Niccolò Tommaseo, autore di opere fondamentali per la storia della nostra lingua, dal Nuovo dizionario de’ sinonimi della lingua italiana (1830) al grande Dizionario della lingua italiana, pubblicato con Bernardo Bellini tra il 1861 e il 1879.
Una bacheca interna conserva ancora oggi alcuni suoi cimeli autografi.
Antico Caffè San Marco
Lasciamo il Tommaseo e proseguiamo verso l’Antico Caffè San Marco, fondato nel 1914 da Marco Lovrinovich.
Fin dagli inizi il locale divenne un punto d’incontro per studenti, intellettuali e giovani irredentisti. Qui si discuteva di arte e cultura, ma anche di politica, tanto che si dice che si falsificassero passaporti per favorire la fuga di patrioti anti-austriaci dall’Italia.
Nel maggio del 1915, alla notizia della dichiarazione di guerra dell’Italia all’Austria-Ungheria, gruppi anti-italiani devastarono diversi caffè cittadini, considerati tradizionali ritrovi degli irredentisti. Tra questi anche il San Marco, che subì gravi danni.
L’interno conserva ancora oggi l’atmosfera dell’epoca: decorazioni ispirate alla secessione viennese, specchi, tavolini di marmo e le caratteristiche decorazioni floreali. Una piccola libreria di testi rari ne completa oggi lo spirito culturale: nata come progetto indipendente, offre circa 7.000 titoli tra narrativa, saggistica e cataloghi d’arte ed è un punto di riferimento per incontri, presentazioni ed eventi in città.
Nel corso del Novecento il San Marco si distinse per la sua fisionomia internazionale, diventando punto d’incontro per scrittori e intellettuali che stavano rinnovando la letteratura.
Per Svevo, il San Marco rappresentava lo specchio della sua Trieste: commerciale, borghese, ma profondamente tormentata e intellettuale. Frequentava il caffè per staccare dagli impegni della fabbrica di vernici sottomarine del suocero e, nei periodi di maggiore isolamento letterario, vi trovava il distacco necessario per riflettere sulla crisi dell’uomo moderno. Tra questi tavoli si confrontava anche con l’ambiente culturale che guardava con interesse alla psicoanalisi, disciplina allora rappresentata a Trieste da Edoardo Weiss, allievo di Freud e suo principale divulgatore in Italia.
Per Saba, invece, il caffè era uno dei luoghi in cui osservare quella varia umanità cittadina che sarebbe diventata materia della sua poesia.

Umberto Saba e la sua Trieste
Per Umberto Saba Trieste non fu soltanto la città natale, ma una presenza costante della sua vita e della sua poesia. Le sue strade, i suoi abitanti, il porto, i caffè e i quartieri entrano nel Canzoniere, trasformandosi in materia poetica. La città non fa semplicemente da sfondo ai suoi versi: diventa una vera protagonista, osservata nella sua quotidianità, con le sue contraddizioni, la sua umanità e quella particolare «scontrosa grazia» che Saba seppe riconoscere e raccontare.
Caffè Stella Polare
Il nostro itinerario prosegue verso il Caffè Stella Polare, nel Borgo Teresiano, a pochi passi dal Canale Grande e dalla chiesa di Sant’Antonio Nuovo.
Aperto nel 1865, nel 1902 lo Stella Polare, dopo l’abbattimento dello stabile che lo ospitava, dovette essere trasferito provvisoriamente in un padiglione di legno e gesso costruito al centro di piazza Sant’Antonio. Nel 1904 tornò nella sede originaria, dopo la ricostruzione del palazzo.
Era frequentato da commercianti e intellettuali della colonia tedesca.
Nel maggio del 1915 si salvò dalla devastazione, ma il proprietario subì comunque persecuzioni e il locale fu costretto a chiudere alla fine dello stesso anno.
Ad oggi, sono ancora conservati gli specchi e le decorazioni in stucco originali tipicamente in stile austro-ungarico, testimoni dei grandi nomi che entrarono nel Caffè.
La sua posizione è particolarmente significativa per il nostro itinerario: si trovava infatti vicino alla Berlitz School di via San Nicolò, dove James Joyce insegnava inglese.
James Joyce, l’esule irlandese
James Joyce arrivò a Trieste nel 1904, volontariamente esule dall’Irlanda, e vi rimase, con alcune interruzioni, fino al 1920. Per gran parte degli anni triestini insegnò inglese alla Berlitz School e impartì lezioni private, mentre continuava a scrivere: qui terminò Gente di Dublino, compose il dramma Esuli e iniziò Ulisse. Trieste divenne così non soltanto il luogo in cui visse e lavorò, ma una tappa fondamentale della sua formazione letteraria.
La vicinanza alla Berlitz School rendeva lo Stella Polare particolarmente comodo per Joyce: tra il 1907 e il 1908 lo scrittore vi trascorreva ore ai tavolini, lavorando ai suoi manoscritti e alle bozze di Dubliners (Gente di Dublino) e del Portrait. Nei suoi diari, il fratello Stanislaus racconta la frequente abitudine di accompagnare James al caffè, diventato il suo “buen retiro” subito prima o subito dopo le lezioni alla Berlitz School.
Proprio tra le mura del Caffè Stella Polare si consolidò una delle amicizie letterarie più importanti del secolo, quella tra Joyce e Italo Svevo.
Svevo frequentava la Berlitz School per migliorare l’inglese per motivi commerciali. Lì nacque una forte amicizia con Joyce, destinata ad avere un’importanza decisiva per la fortuna letteraria dello scrittore triestino. Joyce, infatti, fu il primo a leggere i suoi due romanzi, Una vita e Senilità, allora quasi ignorati dalla critica, e a riconoscerne il talento. Il suo incoraggiamento fu importante per Svevo, la cui opera sarebbe stata riscoperta in Italia pochi anni dopo, anche grazie all’intervento di Eugenio Montale.

I LUOGHI LETTERARI
Oggi Trieste conserva la memoria di Umberto Saba, Italo Svevo e James Joyce nei luoghi più diversi: tra le sue strette salite e i suoi caffè, lungo le rive e nei quartieri eleganti, in una libreria antiquaria, in una statua, in un museo o perfino nell’appartamento in cui uno di loro ha abitato.
La Libreria Antiquaria Umberto Saba
La definiva “antroscuro” in quanto scarsamente illuminata dalla luce esterna, dove era solito trascorrere le giornate. Divenne all’epoca il luogo di incontro di scrittori e intellettuali della città.
Non è una libreria come le altre: è ancora oggi un “antro” con gli arredi originali, alti scaffali e libri impilati a centinaia, senza un ordine apparente, che quasi toccano il soffitto.
La libreria conserva ancora molti segni della presenza di Saba: libri appartenuti al poeta, fotografie, quadri e la mitica Olivetti con cui lavorò al Canzoniere. Si possono sfogliare testi antichi che vantano oltre cinquecento anni di storia: un paradiso per qualunque bibliofilo e amante delle curiosità letterarie!
Mi piacerebbe, adesso che sono vecchio, dipingere con tranquilla innocenza il mondo meraviglioso. E, fra le altre cose, la mia oscura bottega di Via San Nicolò 30 a Trieste; quella che, quando l’amava e passava volentieri fra le sue pareti le sue ore d’ozio, il mio amico Nello Stock chiamava, non senza qualche buona ragione, “la bottega dei miracoli”.
– Storia di Una libreria- Umberto Saba
Le Statue
A Trieste la memoria letteraria prende forma anche nelle statue in bronzo dedicate agli scrittori che vissero e lavorarono in città. Sono sculture a misura d’uomo, disseminate nei luoghi più diversi, che appaiono quasi all’improvviso come custodi silenziosi della memoria letteraria triestina.
Così, incontriamo James Joyce che cammina lungo il Canal Grande, Umberto Saba che va verso la sua amata libreria, Italo Svevo raffigurato con il cappello e un libro in mano, lo sguardo rivolto alla Biblioteca Civica, dove era solito intrattenersi.
Scoperse la biblioteca civica e quei secoli di cultura messi a sua disposizione, gli permisero di risparmiare il suo magro borsellino. Con le sue ore fisse, la biblioteca lo legava, apportava nei suoi studi la regolarità ch’egli desiderava. […] usciva non appena deposto il libro e dopo quell’ora passata con gl’idealisti tedeschi, gli sembrava sulla via che le cose lo salutassero.
– Una vita, 1892 – Italo Svevo.
Il LETS
A Trieste c’è un polo letterario, il LETS (Letteratura, Esperienza, Trieste, Storie), dedicato alla letteratura triestina del Novecento e contemporanea. Al suo interno, un percorso è dedicato agli autori che hanno reso la città una capitale culturale, con tre sale distinte dedicate a Italo Svevo, James Joyce e Umberto Saba.
Italo Svevo
Un viaggio nella vita e nelle opere di Italo Svevo. Vi sono conservati molti oggetti, dal mobile-libreria che compare anche in alcune foto dello scrittore, il suo violino, la penna d’oro che la futura moglie Livia gli regalò per il fidanzamento, e una raccolta di fotografie originali.
Il LETS organizza anche le Serate Sveviane, durante le quali vengono allestite tutte le commedie scritte dall’autore triestino.
James Joyce
È dedicato agli undici anni di vita che Joyce trascorse a Trieste. Sono esposti documenti e materiali originali, lettere, foto e ospita una biblioteca con esposte tutte le opere di Joyce, materiali multimediali e riviste sullo scrittore in lingua italiana e inglese.
Inoltre, il LETS organizza annualmente il 16 giugno il Bloomsday, giornata internazionale dedicata all’autore con letture di alcuni passi dell’Ulisse, conferenze, proiezioni e molto altro.
Umberto Saba
La sezione dedicata a Saba propone un percorso attraverso la sua vita e la sua poesia, con approfondimenti biografici, cartoline, manoscritti e, soprattutto, la voce originale del poeta che recita i suoi versi.
Un’attenzione particolare è riservata alla genesi e all’evoluzione del Canzoniere, ripercorse attraverso materiali visivi e critici e le diverse edizioni dell’opera.
Victoria Hotel Letterario
Anche un hotel può diventare una tappa letteraria. Il Victoria Hotel Letterario occupa infatti l’edificio in cui James Joyce abitò per due anni durante il suo periodo triestino. La storia dell’edificio è stata valorizzata negli ambienti dell’hotel, dove dettagli dedicati alla letteratura e una biblioteca ricca di libri dedicati al territorio ricordano il passato dello scrittore.



