Articolo a cura di Raffaelina Di Palma
Il romanzo “Cime tempestose” di Emily Brontë, è un’opera completamente staccata nella tradizione della narrativa inglese. Siamo nell’età vittoriana, che richiama quel periodo della storia inglese, con la Riforma che va dal 1837, con il Great Reform Act, fino al 1901, un arco temporale in cui regnò la regina Vittoria, caratterizzato da un’enorme espansione imperiale: la rivoluzione industriale, le riforme sociali e un rigoroso codice morale.
Furono anni cadenzati da un consolidamento delle attività economiche e, dal punto di vista letterario, ci fu un forte interesse verso il romanticismo.

Cambiamenti e contraddizioni
Economicamente, l’Inghilterra, cercò di ridurre e migliorare i dazi doganali per agevolare il commercio interno. A questo punto non si può non ricordare la guerra di Crimea del 1853, combattuta in un periodo di grande crescita in particolare verso l’Asia e l’Africa, che accrebbe la potenza dell’impero britannico.
Con l’avvento della regina Vittoria, che fu incoronata nel 1837, iniziò un periodo prospero su diversi profili; economici e politici. Ma c’erano, però, forti problemi vincolati alla società del tempo: una forte disuguaglianza tra ricchi e poveri.
Un’epoca di cambiamenti e contraddizioni: caratterizzata da pace, crescita economica, romanticismo, liberalismo politico e riforme come il suffragio elettorale.
Ma resta anche un periodo che ricorda tristemente la seconda rivoluzione industriale: soprattutto per i bambini che venivano portati via dalle scuole per lavorare in fabbrica o in miniere o come spazzacamini. Le vicende di questi bambini ispirarono lo scrittore Charles Dickens, il quale provò sulla sua pelle quella triste esperienza. Balli, feste, sfarzo, furono anni di massimo splendore dell’Impero britannico accompagnato da esigenze economiche e superiorità culturale. La classe sociale che non poteva permettersi carrozze e grandi palazzi viveva all’ombra di quella opulenza, nella miseria più assoluta. Queste tensioni sono state abilmente raffigurate nella letteratura, ad esempio da Charles Dickens, che denunciava le ingiustizie e in opere come Dr. Jekill e Mr. Hyde, che rappresentavano l’ambivalente natura della società.
“I want some more” (ne voglio ancora) è la frase pronunciata da Oliver Twist, guardando affamato il riso: la frase che dà inizio alla trama del romanzo di Dickens.

Culture storiche che si incrociano
Dalla letteratura dell’Inghilterra vittoriana saltiamo alla storia risorgimentale italiana, senza dimenticare la mitologia greca. La leggenda racconta che il ciclope Bronte (dal greco “tuono”), abbia fondato la cittadina etnea: condannato con i fratelli Sterope (“lampo”) e Piracmon (“incudine ardente”), a lavorare nelle viscere dell’Etna agli ordini del dio vulcano per costruire armi e fulmini, fino ad arrivare alle pendici occidentali dell’Etna, a Bronte, (Catania), famosa per il suo apprezzato pistacchio. In era risorgimentale il Regno delle due Sicilie, fu lo scenario di una sommossa cruenta, condannata con fucilazioni seguita da processi sommari. Quegli eventi ispirarono Giovanni Verga a scrivere la novella “Libertà” (da “Novelle Rusticane”), dalla raccolta di saggi “La corda pazza” di Leonardo Sciascia e il film, diretto nel 1972 da Florestano Vancini, dal titolo “Bronte. Cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato”. Lo stesso Sciascia collaborò alla sceneggiatura, che ricordava quegli eventi e quei primi infuocati dieci giorni di agosto del 1860.
Bronte, fu sede del ducato dell’ammiraglio inglese Lord Horatio Nelson, che fu nominato duca di questa città da Ferdinando I re di Napoli, nel 1798, come ringraziamento per averlo aiutato a fuggire dai rivoluzionari della Repubblica Partenopea. Il reverendo Patrik Prunty (o Brunty), di origini irlandesi, era un grande sostenitore di Nelson. Era tale l’ammirazione che acquisì “Bronte,” come proprio cognome; lo fece aggiungendo anche una dieresi per essere sicuro che venisse pronunciato correttamente, così diventò Brontë. Questo cambiamento sembra essere legato alla volontà di elevarsi socialmente e omaggiare il suo eroe.
Patrick Brontë, era il padre delle tre famose scrittrici, un’eccezione nella letteratura mondiale, Charlotte, Emily e Anne, autrici di romanzi considerati opere eccellenti della letteratura inglese e capolavori intramontabili della narrativa romantica.
La risonanza di questo nome, ci porta all’altro capo dell’Europa, nell’Inghilterra dell’Ottocento vittoriano dove vissero le tre sorelle. Ebbero tutte e tre una vita breve, lasciando capolavori che hanno attraversato i secoli, che popolano ancora oggi le biblioteche, pubbliche e private, mantenendo vivi sogni e sentimenti di lettori e lettrici in tutto il mondo, continuando a vivere anche attraverso film e trasposizioni teatrali.

Letteratura e Suffragio Universale
Autrice di un solo romanzo, Emily Brontë, è entrata, indiscutibilmente, tra i più importanti esponenti della letteratura inglese e mondiale. Esempio illuminante di letteratura al femminile, il suo stile moderno è attuale e ben presente: è una parte a sé stante nel vasto panorama della narrativa vittoriana. L’ambientazione del romanzo è la brughiera del North Yorkshire. Luogo affascinante e inquietante.
Con Cime tempestose, la scrittrice uscì, volutamente, dagli schemi sicuri e fondati della morale del suo tempo, il suo rifiuto delle norme sociali e il pietismo religioso, malvagio e ipocrita, le diede la consapevolezza di combattere una lotta impari, ma visto che la società dell’epoca glielo vietava, lo fece attraverso i suoi personaggi. Catherine, la protagonista, esponente dell’alta borghesia che non accettava l’ordine precostituito cercando una realtà diversa attraverso una convivenza tra il suo mondo e quello ribelle di Heathcliff, il trovatello di ignote origini, che il padre ha accolto in casa.
La critica alla morale vittoriana è radicale, profonda e sovversiva, pur se nascosta dietro una descrizione gotica e intensa.
Pubblicato postumo, “Cime tempestose”venne molto osteggiato dalla critica. Una rigida etica puritana, ordinava illibatezza e dignità, (anche nell’arte e nel linguaggio), contrastava con un’alta percentuale di prostituzione, immoralità e dissolutezza celata. La sua struttura pionieristica può essere assimilata a strati, scoprendoli, uno ad uno, mostrando una realtà sempre più grigia, cupa e spietata. La “rispettabilità” nascondeva aspetti immorali, generando una doppia coscienza tra puritanesimo e vizi nascosti.
In una società con tanti tabù la donna era fuori da quelle libertà che oggi sembrano scontate. Questo spiega come mai talenti come Emily Brontë utilizzassero soprannomi per firmare i loro lavori e, comunque, dovevano essere soltanto nomi maschili. Il mestiere dello scrivere era peculiarità dei soli uomini, come la maggior parte delle professioni dell’epoca, specialmente nell’arte. La donna, moglie e madre, doveva accettare ogni cosa anche i tradimenti: Cime tempestose riflette questa condizione sociale, in tutta la sua cruda realtà.
Non sorprende scoprire che Emily Brontë, insieme con la sorella Charlotte, Jane Austen, Maria Edgeworth e Fanny Burney, attraverso i protagonisti delle storie da esse creati, camminò insieme con loro per la causa del Suffragio Universale. Se quello fosse stato il loro tempo, quei protagonisti, avrebbero partecipato dal vivo.

Sullo sfondo di una Inghilterra vittoriana donne di tutte le professioni diedero voce a quella battaglia di civiltà all’interno della National Union of Women’s Suffrage Societies (NUWSS), fondata per appoggiare la causa del Suffragio Universale anche nel Regno Unito. Non furono e non sono, solo personaggi letterari femminili, ma donne che, con il loro esempio, affrontarono patti e preclusioni per sostenere e affermare i loro e gli altrui diritti a decidere del loro destino, come le scrittrici che, dando loro la vita agevolarono il riscatto sociale di cui il Suffragio Universale è stata ed è la voce basilare ad una prospettiva della società più giusta e integrante.
Il punto nodale del libro dà l’idea che le scelte morali conservano e, dell’effetto distruttivo, come la gelosia e il rancore, si ripercuotono sugli individui e sulle future generazioni.
Le scrittrici rappresentarono l’esempio con la loro stessa vita, mettendo tutto il loro impegno per una libertà svincolata da aviti retaggi patriarcali e la forza di vivere della propria penna. In quella forma assoluta di espressione, la scrittura si riappropria di quella dignità, con un grido che si alza potente su un’epoca che cambiò il corso della letteratura, dandogli un’impronta più realistica.
Emily Brontë, non fa sconti alla sua epoca: Cime tempestose è la sua voce che si ribella al conformismo, alla repressione della sessualità femminile e alla sterile moralità vittoriana: suggerendo una realtà del suo tempo, più articolata e più autentica.
Consigli di lettura
Consiglio come lettura il romanzo stesso, a mio parere molto illuminante, per comprendere appieno quel periodo, “luminoso”, pur se con molte zone d’ombra: come sempre accade nella letteratura storica.



