Narrativa recensioni

Gli anni dell’abbondanza – Maria Costanza Boldrini

Recensione a cura di Claudia Babudri

Una madre con sogni premonitori, un nonno santo dalla cui tomba stilla olio, una zia che sfida l’ordine del mondo sposando un prete, e poi quel prodigio che serpeggia tra le donne della famiglia: un’attitudine miracolosa che porta abbondanza, ma che può dissolversi all’improvviso, come nebbia al primo sole.

“È una cosa strana, questo miracolo che ci è stato dato. È inspiegabile, è senza senso.”

Nel suo romanzo d’esordio, “Gli anni dell’abbondanza” (Editrice Nord, 2025), Maria Costanza Boldrini intreccia la vicenda dell’umile famiglia Contini, radicata in un piccolo paese del centro Italia, con i grandi sconvolgimenti del secolo scorso. Il racconto attraversa quasi un secolo, dal 1895 agli anni Ottanta del Novecento, e lo fa con il respiro ampio e vibrante del realismo magico più autentico: una scrittura densa ma scorrevole, capace di restituire la fatica di un’Italia poverissima, il fragore delle guerre e, sopra ogni cosa, il legame profondo che tiene insieme i membri di questa famiglia. I Contini sono, in apparenza, una famiglia qualunque: stimati, laboriosi, poveri ma dignitosi. Poi qualcosa cambia— o forse si compie — quando la giovane Beata, sfidando la volontà materna, guarita da una febbre devastante, entra alla Regia Fabbrica dei Sigari. È lì, il miracolo prende forma: un’abbondanza misteriosa, che la rende beniamina tra le zigarare e, allo stesso tempo, oggetto di sospetto per chi vigila e controlla.

“L’abbondanza di Beata principiò piano piano, senza farsi notare. Inizialmente fu scambiata per una sveltezza estrema, per una virtù lodevole. Poi però ci si accorse che le cose andavano ben oltre la mera rapidità. Beata stessa non vi fece caso fino a che non si rese conto che la sua velocità era innaturale. Sebbene fosse una giovane dallo spirito intraprendente e che non temeva il duro lavoro e le stranezze della vita, quando si rese conto che le proprie dita operavano un vero e proprio prodigio si fece paura da sola.”

Le sigaraie — come le trisavole dell’autrice — non erano donne qualunque. In loro si avverte il primo fremito dell’emancipazione: lavorano dieci ore al giorno, tornano a casa, accudiscono figli e, spesso, anche la terra in assenza dei mariti. In questo romanzo sono forze attive che fanno la storia: partecipano ai primi scioperi, respirano l’aria nuova del socialismo e intuiscono che un altro ordine è possibile. Ma non solo: sono creature magiche dotate di poteri…Dell’abbondanza, benedizione o maledizione a seconda dei casi. In un’atmosfera che richiama i grandi romanzi sudamericani, le donne Contini vivono e lavorano usando il prodigioso dono: Beata arrotola sigari con una velocità eccezionale, sua figlia Clarice cuce con grazia sovrumana, Antonia sfiora il confine ultimo della vita. E poi c’è zia Miranda, fuggita in Argentina con il parroco che ha rinunciato all’abito per lei, reinventandosi oltreoceano come divinatrice.

“Ormai aveva raggiunto una certa fama nell’ambiente, ed era contenta di aver scelto uno pseudonimo per questo lavoro. Si faceva chiamare Señora Buenasuerte.”

Le donne descritte dalla Boldrini sanno leggere il mondo, se stesse, gli uomini che hanno accanto. L’abbondanza diventa allora uno strumento di equilibrio, capace di compensare le mancanze materiali e di incidere profondamente sul destino di chi la possiede e di chi ne beneficia. Ma non è un dono stabile: arriva e si ritrae, obbedendo a leggi oscure.  Non è un potere eterno. Può svanire nel momento stesso in cui il dolore si fa troppo grande. E di dolore, nella vita di Beata, Clarice e Antonia, ce n’è in abbondanza: la violenza della Storia si abbatte su di loro, ma non le spezza, sostenute dall’amore, genuino e ostinato, dei loro mariti. È proprio questa dimensione a rendere il romanzo così incisivo: è una storia profondamente al femminile. Le donne della Boldrini sono determinate, selettive, concrete. Scelgono, rifiutano, resistono. Dopo ogni caduta si rialzano, trovando nel lavoro non solo fatica, ma anche un margine di autonomia, uno spazio di esistenza che va oltre i ruoli tradizionali di mogli e madri. E soprattutto usano il dono per fare del bene. Solo Antonia, a un certo punto, dubita: e se fosse peccato? Sarà don Lupo, suo confessore, a dissipare ogni timore:

“Usa questo miracoloso potere per fare il bene, in nome di Cristo. E non pensare ai mangiapeccati, né a chi ti addita come tale. Cristo si è fatto ammazzare per la nostra salvezza, l’agnello di Dio che è stato immolato per le nostre colpe, è lui il primo mangiapeccati! Chi si offre per gli altri come ha fatto Cristo non può essere iniquo”.

Accanto al piano intimo, si staglia quello storico. I grandi eventi del Novecento si rifrangono nella vita minuta di una provincia italiana, mostrando come la Storia — quella con la S maiuscola — penetri nei corpi e nelle esistenze più fragili. Grazie a fonti d’archivio e memorie familiari, il romanzo si configura anche come testimonianza: il racconto di un microcosmo che altrimenti rischierebbe l’oblio, ma che finisce per parlare a tutti, soprattutto della condizione femminile in tempi di pace e di guerra.

“Molte donne cercavano di nascondere la pancia prominente, forse conseguenza terribile degli stupri, perché tutti lo sapevano quel che succedeva alle donne quando c’era la guerra. Qualcuna moriva di parto in mezzo ai canneti, gridando in una lingua sconosciuta, senza che nessuno sapesse quali ultime preghiere fossero state sbraitate al cielo. Beata sapeva che la guerra non era mai tale se non riusciva a intaccare con la sua putredine il corpo sano delle donne. Guerra è donna, e donna è vittima.”

Lo stile della Boldrini è elemento di rilievo: un lessico ricercato, punteggiato da parole desuete — cinigia, cruore, molcevano — che restituiscono spessore e musicalità alla narrazione. Il ritmo è incalzante, quasi febbrile, come se il racconto cavalcasse le generazioni senza mai fermarsi davvero. È, in fondo, un romanzo di trama, ricco di svolte e di sorprese in cui l’autrice sembra mantenere una certa distanza emotiva dai suoi personaggi. Non indulge nel lamento, non forza il pathos. Osserva, piuttosto, con uno sguardo che ricorda quello delle fiabe — ma di fiabe intrise di realtà, dure e luminose insieme. Così la famiglia Contini, «banale e straordinaria», scorre davanti ai nostri occhi come scorrono gli anni: lasciando dietro di sé la traccia di un’inventività narrativa viva, radicata però in una memoria autentica, fatta di storie realmente vissute e tramandate. E in questo equilibrio sottile tra verità e meraviglia sta, forse, il cuore più profondo del romanzo.

Gli anni dell’abbondanza – Edizione cartacea
Gli anni dell’abbondanza – Edizione ebook

Sinossi

Un’appassionante saga generazionale che attraversa un secolo di storia italiana, dalla fine dell’Ottocento agli anni del benessere, passando per due guerre mondiali, il ventennio fascista e i mesi dell’occupazione nazista. Una scrittura ammaliante che, come una sorgente magica, riporta alla luce le vicende di donne normali eppure eccezionali, tra sogni premonitori e tradizioni popolari, gioie quotidiane e amori predestinati. Perché l’abbondanza non è ancora finita… In un piccolo paese dell’Italia del ‘900, vive un’umile famiglia come tante. Eppure, le sue donne hanno un dono speciale. I Contini sono una famiglia come tante, lì a Valchiara, un piccolo paese del centro Italia affacciato sul mare. Benvoluti e gran lavoratori, conducono un’esistenza povera ma dignitosa. Poi qualcosa cambia quando la giovane Beata, a dispetto delle proteste della madre, decide di farsi assumere alla Regia Fabbrica dei Sigari. Perché un misterioso miracolo si produce in lei: è la sua abbondanza, un dono che la rende la beniamina delle colleghe zigarare e il bersaglio dell’occhiuto sospetto dei controllori della fabbrica. E dopo di lei anche sua figlia Clarice e la nipote Antonia saranno benedette e maledette da questo prodigio, ciascuna a modo suo. Tuttavia, l’abbondanza non è per sempre, può sparire da un momento all’altro a causa di un grande dolore. E di dolori ne vivranno tanti, Beata, Clarice e Antonia, vittime della violenza della Storia ma capaci di affrontare e superare ogni difficoltà, anche grazie a un’altra benedizione, l’amore puro e incondizionato dei loro adorati mariti.

L’autrice:

Maria Costanza Boldrini è un’autrice italiana. Laureata in Lingue e specializzata in Giornalismo, ha lavorato come traduttrice freelance e redattrice per Una parola al giorno, sito di approfondimento linguistico ed etimologico. Tra le sue passioni, i gioielli, la natura, leggere, passeggiare col suo cane e risolvere i casi dei romanzi gialli prima della fine. Nel 2025 Nord pubblica Gli anni dell’abbondanza.

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