Narrativa recensioni

La strega e Voltaire – Andrea Ceradini

Recensione a cura di Laura Pitzalis

La strega e Voltaire di Andrea Ceradini, pubblicato da Setart Edizioni, è un romanzo ambientato alla fine del XVIII secolo, in un periodo di profonde trasformazioni politiche e culturali segnato dalla campagna d’Italia diNapoleone Bonaparte e dalla caduta della Serenissima Repubblica di Venezia.

La vicenda si svolge principalmente nelle colline veronesi che circondano il lago di Garda, estendendosi anche a Venezia e Parigi. Il protagonista, Pieralfonso da Cortenova, aristocratico veneziano ospite nella villa della zia marchesa, si trova progressivamente coinvolto in una trama che intreccia sentimenti personali, tensioni sociali e conflitti culturali tipici dell’epoca.

Il romanzo prende avvio dall’incontro con Marianna, una giovane serva dal carattere indipendente, originale e ribelle, additata dalla comunità come strega e della quale Pieralfonso si invaghisce.

“… la vidi. Era appoggiata al muro, nella parte in ombra del cortile: seduta su di un cesto, spennava forse un’oca o una gallina, e stava fissando me. […] Quando le passai accanto incrociai solo per un attimo il suo sguardo, ma prima di entrare nella casa non riuscii a fare a meno di voltarmi a guardare se quella ragazza mi fissasse ancora. I grandi occhi verdi erano ancora puntati su di me, e non si abbassarono…”

Quando Marianna verrà in seguito accusata ingiustamente di stregoneria e di infanticidio, Pieralfonso non troverà il coraggio di prenderne apertamente le difese. Proprio questa esitazione mette in luce il suo conflitto interiore: da un lato la sensibilità verso le idee nuove del suo tempo, dall’altro il peso delle convenzioni sociali e dei pregiudizi ancora radicati nella società.

Attraverso questa vicenda l’autore evidenzia il contrasto tra mentalità tradizionale, segnata da credenze popolari e rigide gerarchie sociali, e l’affermarsi delle idee illuministe, rappresentate simbolicamente dal pensiero di Voltaire. Sebbene il filosofo francese non compaia direttamente nella narrazione, il suo pensiero costituisce il filo conduttore dell’opera, incarnando il tema del conflitto tra ragione e oscurantismo.

Nel XVIII secolo Voltaire, con ironia spesso amara ma brillante, combatté apertamente contro l’intolleranza e il dogmatismo della Chiesa, il fanatismo religioso e i processi per stregoneria: “le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle”, frase attribuita a Voltaire che evidenzia come la figura della “strega” fosse una costruzione sociale e persecutoria, piuttosto che un fenomeno reale.

Tra gli episodi più noti che lo spinsero a intervenire vi fu il caso Calas, avvenuto a Tolosa nel 1762. Jean Calas fu ingiustamente accusato di aver ucciso il figlio e giustiziato senza prove. Voltaire intervenne pubblicamente in difesa della famiglia e nel 1763 pubblicò il Trattato sulla tolleranza, contribuendo alla revisione del processo e alla riabilitazione della memoria di Calas.  Questa battaglia divenne il simbolo della lotta illuminista rappresentando il trionfo della ragione e del garantismo sul fanatismo religioso e l’intolleranza.

Il titolo, La strega e Voltaire, suggerisce quindi non solo una vicenda sentimentale o di mistero, ma anche il confronto tra due visioni del mondo: quella legata alla superstizione e quella fondata sul razionalismo illuminista. Questo contrasto prende forma nel rapporto tra Pieralfonso da Cortenova, sensibile alle idee nuove del suo tempo, e l’abate Canal, figura che incarna invece una visione profondamente conservatrice e ostile al pensiero illuminista.

“ … Oh, non sono così ingenuo, conosco la vostra adulazione per il cavaliere de Voltaire, per il vostro Rousseau, la vostra fede nella Ragione e nell’Uomo, dottrine relativiste che fanno dell’umano intelletto il solo giudice e arbitro di ogni cosa: l’uomo che governa l’uomo! Sciocchezze! Questa filosofia conduce solo al peccato e alla lussuria. La ragione deve piegarsi alla forza salvifica della fede. Pentimento, timor di Dio e fede nella infallibile guida di Santa Madre Chiesa: di questo e di nient’altro ha bisogno l’umanità. Modernità e progresso: opere sataniche che pretendono di emancipare l’uomo dall’obbedienza, istigandolo alla ribellione contro l’autorità consacrata, dandogli l’ambiziosa pretesa di poter creare una civiltà senza Dio e senza Chiesa …

Scritto in uno stile elegante ma sobrio, il romanzo combina elementi storici documentati con una trama di fantasia. Alla fine del Settecento i processi per stregoneria erano ormai quasi scomparsi, ma l’accusa continuava talvolta a essere usata per colpire persone scomode, in particolare donne indipendenti, e per alimentare conflitti all’interno delle comunità. In questo senso, la figura della “strega” nel romanzo risulta storicamente plausibile.

La caccia alle streghe infervorò l’Europa, e non solo, per molti secoli: Luigi XIII di Francia si interessava molto al demonio, ma suo figlio no. Nel 1672 Luigi XIV ordinò che tutte le persone recentemente condannate per stregoneria dal Parlamento di Rouen avessero la sentenza tramutata in confino. Il Parlamento protestò, ma le loro argomentazioni, teologiche e legali, lasciarono impassibile il monarca: al Re Sole faceva piacere che queste streghe non fossero più bruciate e questo doveva bastare.”

L’autore ha dichiarato di aver lavorato alla gestazione dell’opera per circa dieci anni, e questo si riflette nella cura della ricostruzione storica, uno degli aspetti più evidenti del romanzo. Paesaggi, interni aristocratici, usi sociali e contesto politico sono descritti con grande attenzione ai dettagli. Le descrizioni dei paesaggi del Garda e delle atmosfere veneziane contribuiscono a creare un contesto suggestivo e ben definito.

Venezia! Splendida e corrotta, sentina di vizi! Tra le sue mura e i suoi ponti i mendicanti raspano, il boia compie le sue torture, i taglia gole agiscono alla luce del sole. Venezia: ottusa e indifferente cammina incespicando incontro alla morte: tra le sue cosce e i suoi canali una decrepita aristocrazia danza un fatuo ballo in maschera mentre il mondo brucia e il vecchio ordine cade a pezzi!”

Proprio questa attenzione descrittiva, tuttavia, finisce talvolta per appesantire la narrazione. La ricostruzione dell’ambientazione risulta particolarmente curata, ma a volte rallenta il ritmo del racconto, rendendo la lettura a tratti meno vivace e coinvolgente. Anche lo sviluppo della vicenda appare in alcuni momenti piuttosto lineare e i personaggi, pur ben inseriti nel contesto storico, non sempre riescono a emergere con particolare forza sul piano emotivo.

Nel complesso, lo stile rimane elegante e misurato, coerente con il registro del romanzo storico tradizionale. L’opera alterna elementi storici documentati, atmosfere noir e una trama sentimentale, collocandosi a metà strada tra il romanzo storico classico e la narrativa d’avventura.
Una lettura interessante soprattutto per chi apprezza i romanzi storici attenti alla ricostruzione storica e al contesto culturale dell’epoca.

PRO

La strega e Voltaire si presenta come un romanzo che mira a coniugare intrattenimento narrativo e riflessione storica, affrontando il tema del passaggio tra superstizione e razionalismo illuminista.

CONTRO

Pur offrendo una ricostruzione ambientale accurata e alcuni spunti tematici interessanti, la narrazione non sempre riesce a mantenere un ritmo coinvolgente, risultando in alcuni momenti più descrittiva che dinamica.

SINOSSI

Il ricco aristocratico veneziano Cortenova è ospite della marchesa sua zia sul Lago di Garda. Nella villa sono presenti altri ospiti e una giovane servetta di cui si invaghisce. La relazione è complessa, Marianna è una ribelle e viene accusata di stregoneria: ne nasceranno duelli, delitti, amori e amicizie in uno spaccato d’epoca pieno di colpi di scena.

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