Personaggi Storici

Le rubriche del lunedì: i personaggi della Storia – Marie Curie, la madre della fisica moderna

Articolo a cura di Raffaelina Di Palma

Al pianterreno del grande Istituto Curie, al centro di Parigi, c’è il museo dedicato alla eminente scienziata polacca dove sono conservati la scrivania, il laboratorio, le strumentazioni originali.

Se ci si affaccia sul giardino, si vedono affiancate le statue di Madame Curie e di suo marito Pierre.

Maria Salomea Skłodowska Curie nacque il 7 novembre1867 a Varsavia, allora capitale di un paese occupato dalla Russia, che dopo aver messo fine a diverse sommosse, ingiunse le sue leggi e i suoi costumi. Sua madre morì quando lei era ancora bambina. Suo padre era un insegnante di fisica con il quale cominciò a studiare da autodidatta. Aveva solo15 anni, Maria, quando  visse l’avvilimento di non poter frequentare l’Università di Varsavia che non ammetteva le donne. Dovette piegarsi, in alternativa, sulla denominata “Università Volante”, un’istituzione irregolare aperta anche alle donne, in grado di offrire ai giovani polacchi un’istruzione di qualità nella loro lingua. “Volante” si agganciava al bisogno che avevano gli alunni e i professori di cambiare continuamente luogo di ritrovo per eludere l’inflessibile controllo russo.

Una promessa tra sorelle

Rimasta orfana di madre a poco più di 10 anni, due anni prima aveva perso anche una delle sorelle, di tifo. Questi lutti segnarono in maniera profonda la sua infanzia, che la portarono ad abbandonare la fede cattolica. A sedici anni fece un patto con la sorella maggiore Bronya, compiuti i diciotto anni Maria avrebbe lavorato come istitutrice per pagarle gli studi di medicina a Parigi, in cambio lei l’avrebbe aiutata quando, a sua volta, avrebbe frequentato  l’Università. Entrambe le sorelle mantennero la promessa. Così, nel 1891, Maria raggiunse Bronja a Parigi, cambiò il nome in Marie e si iscrisse alla Sorbona. Si rese presto indipendente grazie alle borse di studio, laureandosi prima in fisica poi in matematica.

Marie e Pierre Curie, una passione in comune per la scienza

I due scienziati collezionarono tre premi in due, diventando una coppia iconica della scienza grazie ai loro studi sulla radioattività.

La giovane Marie incontra Pierre Curie a casa di un comune amico e tra loro nasce fin da subito un’intesa scientifica e umana straordinaria. Pierre accoglie Marie come studentessa nel suo laboratorio e poco dopo cominciarono a frequentarsi.

Entrambi avevano un unico grande sogno; dedicare la loro vita alla scienza.

«Vidi in piedi incorniciato dalla porta finestra,» raccontava Marie, «un giovane alto con i capelli castani e limpidi occhi scuri, una certa noncuranza dell’abbigliamento, mi faceva pensare a un sognatore nelle sue meditazioni». Quell’estate Pierre le scrisse molte lettere in cui coltivava la speranza di dividere con quella ragazza, conosciuta da poco, una cosa così bella che non aveva il coraggio di crederci: quella di passare la sua vita accanto a lei ipnotizzati dai loro sogni. La passione per la ricerca scientifica li faceva sentire un tutt’uno e decisero di sposarsi. Iniziò un connubio tra amore e lavoro, senza frequentazioni mondane se non le lunghe passeggiate in bicicletta in giro per la campagna.

Non riuscivano a trovare un locale adatto per i loro esperimenti, la scuola di fisica concesse loro un vecchio capannone con il tetto di vetro e una stufa di ghisa: quel laboratorio diventò il loro rifugio nel quale trascorsero gli anni più belli della loro vita: sia personale che scientifica. Era come creare qualcosa dal niente, mescolando elementi e polveri residue: fu proprio lì che fecero scoperte  che li avrebbero fatti entrare nella storia.

Due vite straordinarie

Il 1903 infatti fu l’anno delle consacrazioni e l’incoronazione per tutto quel lavoro appassionante. Piere e Marie ricevettero il premio Nobel condiviso con il fisico Henri Becquerel per la scoperta della radioattività e di due nuovi elementi, il polonio e il radio. Un onore grandissimo, cui seguirono un vortice di incontri e richieste ai quali non erano abituati, loro continuarono a lavorare sui delicati apparecchi, infatti ritireranno il Nobel soltanto due anni dopo. Marie e Pierre erano ancora pieni di sogni e sempre più legati, appagati dall’affetto delle loro bimbe e della loro casa. Lasciarono il loro laboratorio a cui erano molto legati quando Pierre ebbe una cattedra alla Sorbona e Marie ne dirigeva il laboratorio, ma in una grigia giornata di pioggia il corso della loro vita cambiò.

Era il 19 aprile 1906. Pierre nell’attraversare la strada fu investito e travolto da una carrozza:

così un incidente banale e assurdo, si portò via Pierre Curie a soli 47 anni. Marie, in un solo istante perse il marito, l’amico, il padre delle sue figlie, l’appassionato compagno di ricerche e di sogni.

“Schiacciata dalla tragedia non mi sentivo in grado di affrontare il futuro, ma lui mi aveva sempre raccomandato, (quasi una premonizione), che anche senza di lui avrei dovuto continuare il nostro lavoro”

Fino a quel momento, tra i due, solo Pierre aveva il titolo di professore e dirigeva il laboratorio.

Nessuna donna aveva avuto il privilegio di insegnare. Le circostanze e gli indiscutibili meriti scientifici, la facoltà di scienze non tardò ad affidarle la cattedra che era stata di suo marito. Una decisione eccezionale perché nessuna donna aveva ricoperto quel ruolo e dopo soli cinque anni arrivò il secondo Nobel, questa volta in chimica: l’unica donna ad averne conquistati due in due ambiti diversi.

L’influenza sulla medicina, sui consumi e sulla storia

Quando scoppiò la Prima Guerra Mondiale Marie interruppe il suo lavoro di ricerca  perché aveva saputo che negli ospedali, dove si curavano i soldati feriti, non c’erano apparecchi radiografici. Si adoperò pertanto di procurare le attrezzature che essa stessa portava in giro al  fronte, insegnando come adoperarle. In queste circostanze operò insieme con la figlia Irène, in quanto radiologa. Con le radiografie si poteva vedere se nei corpi dei feriti c’erano proiettili e operare con più sicurezza: in questo modo salvò moltissime vite.

Si scoprì, all’inizio del Novecento, che con l’esposizione a piccole dosi di radioattività si poteva curare il cancro (curieterapia o radioterapia). Innocentemente si diffuse allora l’idea che la radioattività giovasse, senza sapere che un’esposizione prolungata poteva essere mortale. Così in commercio c’erano creme di bellezza e altri prodotti pubblicizzati come radioattivi. Per fortuna la radioattività che contenevano era molto bassa per poter fare danni ai consumatori.

La scoperta della radioattività fu il primo passo che portò a una lunga serie di ricerche che portarono alla costruzione di bombe atomiche, le prime delle quali vennero lanciate sul Giappone.

I bombardamenti atomici di Hiroshma (6 agosto 1945) e Nagasaki (9 agosto 1945) ebbero un impatto devastante e profondo, segnando una svolta epocale a livello mondiale. Oltre all’immediata devastazione delle città e alla perdita di oltre 200.000 vite umane: entro la fine del 1945, le bombe misero fine alla Seconda Guerra Mondiale e inaugurarono una nuova era geopolitica, etica e tecnologica.

Gli ultimi anni

Marie Curie si ammalò in seguito ai tanti anni di lavoro esposta alle sostanze radioattive. Fu colpita da una grave forma di anemia aplastica: malattia, quasi certamente, contratta a causa delle lunghe esposizioni alle radiazioni di cui all’epoca si ignorava la pericolosità. Morì nel 1934, nel sanatorio di Sancellemoz di Passy in Alta Savoia. A oltre novant’anni dalla sua morte, tutti i suoi appunti di laboratorio successivi al 1890, persino i ricettari di cucina, sono considerati pericolosi a causa del loro contatto con sostanze radioattive. Sono conservati in apposite scatole piombate e chiunque voglia consultarli deve indossare abiti protettivi.

letture consigliate

Marie Curie – Autobiografia

La prima donna a insegnare nella prestigiosa università della Sorbona. La prima donna a vincere un Nobel. La prima (fra uomini e donne) a ottenerne due, di Nobel. La vita di Marie Curie, memorabile scopritrice della radioattività, sembra una lunga sequenza di primati che hanno sconvolto la storia della scienza e dell’umanità. Questa autobiografia fu scritta nel 1923 su richiesta degli americani che la ospitarono. Grata dell’accoglienza ricevuta, Madame Curie comincia a raccontare la straordinaria parabola della sua esistenza, umana e scientifica: dalla storia della sua famiglia di origini ebraiche nella Polonia russa al suo arrivo a Parigi, dal matrimonio con Pier Curie agli anni di ricerca in laboratorio, dalla vittoria dei due premi Nobel alle vicende della Prima Guerra Mondiale, si dipana la storia di una grande scienziata che portò avanti la propria ricerca per amore del bene comune e dell’umanità.

Vita della signora Curie – Èva Curie

Marie Curie è una donna povera e bella, figlia di una nazione oppressa. Una vocazione potente la costringe a lasciare la sua patria, la Polonia, per andare a studiare a Parigi, dove vive per lunghi anni  in solitudine e difficoltà. Poi, incontra un uomo: è un genio come lei, lo sposa e la loro felicità è unica. Insieme, attraverso uno sforzo accanito, riescono a isolare un elemento magico, il radio. La loro scoperta non solo dà origine a una nuova scienza e a una nuova filosofia, ma offre agli uomini il modo di guarire una malattia terribile. Ma all’apice della gloria la tragedia colpisce Marie: la morte le porta via il compagno della sua vita. Con la disperazione nel cuore e il fisico minato da diversi mali, porta avanti da sola l’opera intrapresa col marito, e imprime un decisivo sviluppo alla scienza creata in collaborazione con lui. Marie Skołodowska Curie, (1867-1934), prima donna di scienza a ricevere riconoscimento mondiale, è stata una dei più grandi scienziati del XX secolo. Scritta dalla figlia Ève, questa biografia, basata su esclusivi documenti di famiglia, racconta i leggendari risultati di Marie Curie nella fisica e nella chimica, premiati con due Nobel (nel 1904, con il marito e nel 1911), ma anche la sua storia privata e personale, che solo chi visse al suo fianco poteva svelare.

Nel laboratorio di Marie Curie – Dava Sobel

«Ancora oggi, a quasi un secolo dalla sua morte, Marie Curie rimane l’unica scienziata donna che la maggior parte delle persone sa nominare» scrive Dava Sobel all’inizio di questa luminosa biografia. Nelle foto di gruppo scattate ai maggiori convegni scientifici internazionali, per decenni quello di Marie Curie è stato il solo volto femminile. È stata la prima donna a ricevere un Nobel (per la Fisica, vinto con il marito Pierre nel 1903) e la prima persona in assoluto a vincerne due (nel 1911 le fu assegnato quello per la Chimica). La strada per giungere fino a lì, però, non è stata certo agevole per Maria Salomea Sklodowska, sin da quando fu costretta a lasciare la nativa Varsavia per trasferirsi in Francia e potersi iscrivere all’università. A Parigi conobbe il grande amore, il fisico e matematico Pierre Curie, con cui per tanti anni condivise ricerche e traguardi. E, dopo la sua prematura scomparsa, prese il suo posto come docente di fisica alla Sorbona e come direttrice del laboratorio Curie. Crebbe da sola due figlie brillanti, strinse un’amicizia speciale con Albert Einstein e altri luminari della fisica del XX secolo e, durante la Prima guerra mondiale, si adoperò come radiologa al fronte, pattugliando i campi di battaglia a bordo di vetture speciali dotate di apparecchiature a raggi X, soprannominate “”petites Curie””. Una mente così brillante non poteva fare a meno di attirare numerose giovani donne di talento, aspiranti chimiche e fisiche provenienti dall’Europa orientale, dalla Scandinavia, dalla Russia, dalla Gran Bretagna e persino dal Canada: a tutte loro, Marie insegnò a credere nelle proprie capacità e a dedicarsi con determinazione alla carriera scientifica.

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