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#MeseStorico – I grandi mausolei: il mausoleo di Qin Shi Huang e l’esercito di Terracotta

Articolo a cura di Roberto Orsi

Un’altra grande scoperta, questa avvenuta in modo del tutto casuale, e che afferisce a un altro mausoleo, fu quella dell’esercito di terracotta posto a protezione, nonché parte integrante, del mausoleo del primo imperatore della Cina, Qin Shi Huang, e risalente al III secolo a.C.
È il marzo del 1974 e un agricoltore di nome Yang Zhifa, vanga in spalla, si era recato nella Cina Nord-occidentale alla ricerca di sorgenti d’acqua con cui irrigare i suoi campi colpiti da una fortissima siccità. Ma scavando scavando si trovò faccia a faccia con un guerriero di terracotta ad altezza naturale: il primo di una serie di 8000 altri soldati e di altre statue in terracotta, ma non solo, che costituiscono la famosa “città dei morti” la cui costruzione iniziò prima che Qin Shi Huang divenisse imperatore e conclusa un anno dopo la sua morte.

Chi era Quin Shi Huang?
Il primo imperatore della Cina, ma anche uno dei più importanti. Un uomo paranoico, megalomane e superstizioso, ma fu anche colui che nel 221 a.C. riunì la Cina, allora divisa in vari regni autonomi e tra loro in guerra perenne, in un’unica nazione; colui che pose la prima pietra della Grande muraglia.
E per rimarcare ulteriormente il suo status di imperatore ordinò la costruzione dell’esercito di terracotta, posto a protezione eterna del suo corpo e della sua anima.

Il suo mausoleo e il relativo esercito si trovano in una località chiamata Litong, a circa 35 km a Est di XiAn.
Si compone di 3 Fosse (in realtà ne esiste anche una quarta ma è completamente vuota)

La collocazione delle fosse e l’assetto dei guerrieri rispecchiano l’esatto schieramento militare che era in vigore durante il periodo imperiale.


La Fossa 1 vede schierati più di 6000 guerrieri, arcieri, balestrieri e cavalli, allineati su 9 corridoi in pose composte, ma serene.
La Fossa 2 , situata a circa 20 metri a nord rispetto alla Fossa 1, è divisa in 4 corpi che formano uno schieramento preciso: balestrieri, arcieri, bighe e fanteria.

La Fossa 3 riproduce il quartier generale dell’esercito: le statue qui collocate raffigurano alti ufficiali, attendenti, cavalli e un carro.

Tutte le statue colpiscono per il loro realismo e la dovizia dei particolari: sono tutti diversi (non ce ne sono due uguali) e ognuno ha particolarità solo proprie, dall’acconciatura ai decori sull’armatura e sulle scarpe.
Non solo: hanno anche caratteristiche che consentono di riconoscerne il ruolo e il rango ricoperti. L’acconciatura e il copricapo, ad esempio, fanno capire se si tratta di un soldato di fanteria leggera o di un cavaliere; le armature e le vesti rivelano il rango degli ufficiali; la posizione del corpo fa distinguere gli arcieri dai balestrieri.

Anche le bardature dei cavalli sono state eseguite con la stessa perfezione.
Nella loro realizzazione si partiva dlla base e dai piedi, poi con l’uso di stampi diversi si eseguivano mani, braccia e volti e su questi, a mano, con l’argilla si modellava l’espressione che si voleva dare al soldato. Dopo la cottura, le si ricopriva di uno strato di carbone e quindi venivano dipinte.
Ogni statua ha un’altezza che oscilla tra 1,66 e 1,96 metri.

Oltre alle statue di terracotta, che comprendono 8000 soldati, 130 carri e 670 cavalli, gli scavi hanno portato alla luce anche fosse occupate da scheletri di cavalli, fosse per i sacrifici umani, statue di acrobati seminudi, ma anche ballerini, musicisti e acrobati, nelle sembianze tanto gioiose e vitali mentre compiono le loro esibizioni quanto sono invece austere e marziali quelle dei soldati dell’Esercito. Inoltre, non tutte le statue sono di terracotta e anzi alcuni dei ritrovamenti più significativi sono in bronzo. L’esempio più famoso sono due carri guidati da un auriga e trainati da quattro cavalli.

Per rimarcare il proprio status di imperatore, Qin Shi Huang scelse con molta cura i propri “compagni di morte”: all’interno del parco funerario infatti, fece scavare fosse destinate a ospitare i corpi di funzionari, concubine, servitori e cavalli.
Tutti appositamente uccisi per essere sepolti vicino a lui.

Come è possibile che questo mausoleo, con il suo esercito a protezione, sia rimasto inviolato e sconosciuto per oltre due millenni?
Per espressa volontà dell’imperatore: il mausoleo doveva restare ignoto. A tale scopo, ordinò che tutti gli artigiani, ma anche le concubine che non avevano generato figli, fossero lì sepolti vivi, affinché si fosse sicuri che non ne facessero parola. Tutto fu poi coperto da terra e alberi: da fuori non sembrava null’altro che una collina.

E il corpo stesso dell’imperatore?
Ebbene, la camera funeraria dell’imperatore, non è stata ancora portata alla luce, in quanto situata così in profondità, da superare tre livelli di falde acquifere.
Quando verrà aperta la tomba? La decisione spetta al governo cinese, e dipenderà dal progresso tecnologico. Quando furono scavati i primi soldati di terracotta, a metà degli anni ’70, nel momento in cui vennero esposti alla luce solare il pigmento colorato evaporò. Oggi si è in grado di preservarlo.
Ma un ulteriore blocco agli scavi archeologici è dovuto a un fossato di mercurio che lo circonda e che rende lo scavo potenzialmente molto pericoloso: aprire la tomba potrebbe significare scoperchiare un vero e proprio “vaso di Pandora” velenoso dalle conseguenze incerte. Si pensa infatti che la tomba di Qin Shi Huang venne anche circondata da fiumi di mercurio liquido, che a quell’epoca si pensava potesse donare l’immortalità. Sorte beffarda se si pensa che l’imperatore Qin probabilmente morì a soli 39 anni proprio a causa del mercurio, che ingeriva in continuazione per tentare di conquistare la vita eterna.

Curiosità

Si dice che l’imperatore Quin Shi Huang vivesse in un palazzo con 365 camere e i cui passaggi tutti intorno, per un raggio di circa 100 chilometri, erano cinti da mura e coperti da tetti a volta.


Si stima che per completare l’esercito di terracotta, occorsero più di 700.000 operai e circa 40 anni. In realtà, come si può constatare dalla presenza di fosse vuote, il progetto non fu mai veramente ultimato


L’artigiano apponeva una sorta di “firma” alla base della statua da lui realizzata, in modo che poteva essere rintracciato in caso di errori


Dal dicembre 1987, l’esercito di terracotta di Xi’an – Ottava meraviglia del mondo e patrimonio UNESCO


Gli scavi del resto del parco non si fermano. L’ultimo, terminato nel dicembre 2019, ha portato alla luce circa 200 nuovi guerrieri di terracotta, ora in fase di restauro.


Alcune armi che impugnavano i soldati furono rubate durate le rivolte successive alla morte dell’imperatore


Molto ancora ci sarebbe da dire, ma rischieremmo di annoiarvi Abbiamo pertanto deciso di lasciarvi con un estratto – e un omaggio al grande Piero Angela, scomparso da poco – da uno speciale suo e del figlio Alberto su Qin Shi Huang, sulla sua tomba e sul suo esercito

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