Narrativa recensioni

L’uranio di Mussolini: Un’indagine serrata nella Sicilia del Ventennio fascista – Franco Forte, Vincenzo Vizzini

Recensione a cura di Roberto Orsi

Franco Forte è uno scrittore di Milano. Vincenzo Vizzini è uno scrittore di Marina di Ragusa.

I protagonisti del loro romanzo sono Franco Durante, funzionario fascista di Milano, e Vincenzo Ibla, ispettore di polizia ragusano.
Già questo dettaglio lascia intendere come i due autori abbiano messo quanto potevano di loro stessi all’interno delle pagine del libro.
Due opposti, nord contro sud, due stili e due modi diversi di concepire la vita. Una contrapposizione atavica, che corre indietro nei secoli e che l’Unione d’Italia di 160 anni fa ha probabilmente accentuato, al contrario delle intenzioni.

In questo romanzo ambientato nella splendida terra di Sicilia nel ventennio fascista, il cadavere di Vittorio Borgia, miliziano iscritto al partito, viene ritrovato in prossimità della cave di Spaccaforno, terra di confine tra Ragusa e Siracusa. L’indagine è affidata a Vincenzo Ibla, coinvolto in prima persona nella vicenda anche quale fraterno amico della vittima.

Intanto da Milano viene inviato sul posto Franco Durante: uomo molto vicino al Duce in persona, funzionario militante del partito, ufficialmente spedito in terra sicula con l’obiettivo di far luce sulla morte di Vittorio Borgia al quale Mussolini stesso teneva molto.

Si rese conto che Mussolini non era un uomo qualunque, e comprese perché un intero popolo pendeva dalle sue labbra. Gli occhi, rotondi e carichi di una forza straordinaria, erano incorniciati dal viso abbronzato, con la mascella prominente che sottendevano le labbra atteggiate a una smorfia di insofferenze eleganza, che dava a intendere quali e quante responsabilità gli gravassero sulle spalle

La storia è intricata, le piste da seguire sono molteplici, così come gli interessi in gioco che hanno addirittura scomodato i vertici dell’organizzazione fascista, a partire da quell’Italo Balbo, uno dei quadrumviri della Marcia su Roma del 1922 e successivamente Ministro della Regia Aeronautica e  comandante generale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. 

Franco Durante affianca da subito la squadra locale, nella persona di Vincezo Ibla e del suo fidato collaboratore Caruso (amichevolmente soprannominato Carnazza per i suoi trascorsi da pugile).

Uno zoppo e un pugile suonato. Erano questi i poliziotti che avrebbe dovuto affiancare? Franco si trattenne dall’allargare un ghigno soddisfatto. Non avrebbe potuto chiedere di meglio. Con quei due non sarebbe stato difficile lasciare che le indagini della polizia languissero, mentre lui cercava di capire chi ci fosse davvero dietro l’uccisione di Vittorio Borgia.

La verità e sfuggente. A ogni interrogatorio Franco e Vincenzo scoprono qualche nuovo collegamento con le personalità di spicco della borghesia locale. Non mancano i collegamenti politici e mafiosi. Ma anche il movente passionale sembra poter avere voce in capitolo.

Come infinite matrioske, ogni domanda ne genera delle altre. Le piste da seguire si moltiplicano sul cammino dei due investigatori che non lasciano nulla di intentato. Un quesito fondamentale ronza in testa a Vincenzo Ibla: perché si è scomodato addirittura un funzionario di Milano, accompagnato personalmente da Italo Balbo in idrovolante, per la morte dell’amico Vittorio Borgia? Quali segreti nascondeva e quali corde sbagliate aveva toccato negli ultimi tempi?

Più ci pensava e più si rendeva conto che di personaggi che non dicevano la verità era letteralmente circondato.

Peculiare e divertente il rapporto tra i due investigatori. Uno proveniente dalla moderna e sempre più all’avanguardia città di Milano, l’altro da una regione che vive di tradizioni e di solidi valori.

Da una iniziale diffidenza soprattutto da parte del siciliano Ibla, ben presto la comunanza di intenti e la condivisione delle vicende accrescono la stima reciproca, limando gli spigoli del carattere. Durante è fautore di nuove tecniche investigative: dagli studi fisiognomici di Cesare Lombroso, indirizzati alla catalogazione delle caratteristiche fisiche di personalità criminali, alla rilevazione delle impronte digitali sulle potenziali armi del delitto.
Novità che nella piccola cittadina di Ragusa sono viste come un qualcosa di lontano, troppo distante da ciò che si conosce e da ciò che si è sempre utilizzato per risolvere i casi spinosi come questo.

Cominciava a credere che tutto fosse possibile, da quelle parti, dove la civiltà sembrava essersi nascosta dietro le rughe di un territorio infido e sorprendentemente mutevole.

Le calde e avvolgenti atmosfere della Sicilia si colgono nelle tante espressioni dialettali di cui gli autori fanno uso, rendendo ancor più veritiera e attendibile la narrazione. O ancora nelle onnipresenti riunioni a tavola, dove gusti e sapori mediterranei inebriano i sensi all’insegna dell’innata ospitalità a cui non è possibile sfuggire.
Un incontro di culture, di modi di vivere, un impatto che il milanese Durante vive sulla propria pelle, imparando con il passare dei gironi a calarsi nella mentalità di chi lo ospita.

Le strade di Ragusa sono disegnate dagli autori nel caldo asfissiante di luglio, con i caratteristici edifici, i locali e le case chiuse del tempo. Tanti i personaggi coinvolti, ognuno con un possibile movente e interesse in gioco. Una vicenda di potere, possesso di terreni, malavita e corruzione, in un contesto storico e geografico di cambiamento e ingerenza del potere centrale.

Forte e Vizzini si dimostrano abili narratori e capaci di intrecciare un giallo complicato in cui le possibili soluzioni rimangono sospese e plausibili fino alle pagine finali.

Trama
Ragusa, 1934. Il commissario Vincenzo Ibla, investigatore all’apparenza indolente ma acuto osservatore, viene spedito sotto il sole di luglio alle cave di Spaccaforno: tra le rocce è stato rinvenuto un cadavere, ma è al confine di due giurisdizioni, e le rispettive questure sono già pronte a rimbalzarsi a vicenda la responsabilità delle indagini. Appena vede la salma, però, Ibla capisce che il caso è suo, perché la vittima è Vittorio Borgia, un suo vecchio compagno d’armi, ora miliziano fascista. Sembra un semplice omicidio passionale, ed è quindi con una certa sorpresa che il commissario apprende dell’imminente arrivo da Milano di un certo Franco Durante, un funzionario fascista che, pare, Mussolini in persona ha inviato a Ragusa per coadiuvarlo nella ricerca dell’assassino di Vittorio. Uomo del Nord tutto d’un pezzo, Durante segue con impazienza il lavoro di Ibla, che da parte sua ricambia con tutto il sospetto per un uomo di una cultura così lontana dalla Sicilia. Presto, però, i possibili moventi dietro l’omicidio di Vittorio raddoppiano e si ramificano verso mondi e intrighi sempre più oscuri e complessi, costringendo i due a proteggersi e sostenersi a vicenda, solo per scoprire che la combinazione delle loro peculiarità a prima vista incompatibili può rivelarsi la chiave per sciogliere l’enigma. Vittorio non è l’unico a nascondere una doppia vita, perché anche Durante ha i suoi segreti, e sono legati a filo doppio con il suo arrivo sull’isola: lo scienziato Enrico Fermi ha promesso a Mussolini un’arma straordinaria e terribile, ma per svilupparla ha bisogno di uranio, quello che il Duce ha in mente di estrarre in Ciad dopo averlo conquistato con la campagna d’Africa, per poi trasbordarlo in Italia.

Editore: ‎ Mondadori (6 luglio 2021)
Copertina rigida: ‎ 516 pagine
ISBN-10: ‎ 8804737409
ISBN-13: ‎ 978-8804737407
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