Ad agosto siamo stati in compagnia del libro “Anna Bolena. L’ossessione del re” di Alison Weir.
Se è piaciuto e cosa ne è stato detto, lo saprete leggendo i commenti di coloro che hanno partecipato alla condivisa del gruppo Thriller storici e dintorni
!

Trama
Anna nasce nel 1501 nel castello di famiglia di Hever, nella verde campagna del Kent, e qui trascorre l’infanzia con la sorella Mary – che diventerà l’amante di Enrico VIII e gli darà un figlio – e il diletto fratello George. A Hever la fanciulla riceve l’educazione convenzionale per una gentildonna del suo ceto: grammatica, storia, musica, danza, ricamo, galateo, tiro con l’arco, falconeria. Cresciuta, Anna diventa la dama di compagnia di Caterina, la moglie del re, la «buona» regina. Ma quando, nella primavera del 1526, il cardinale Wolsey la presenta al sovrano, Enrico è fulminato dalla sua bellezza insolita, dallo sguardo fiero e malizioso. Da quel momento è un susseguirsi di avvenimenti che cambieranno la storia d’Inghilterra: Enrico è ossessionato da quella giovane donna, ma lei rifiuta le sue avances. Il re scalpita, non dorme più. Gli è chiaro: se la vuole, dovrà sposarla. Ma prima dovrà liberarsi della moglie, ricorrere a Roma, ottenere un annullamento. Nel giugno 1533, Anne è incoronata regina. Ma il suo regno avrà vita breve, giacché Enrico impiegherà meno di tre anni a stufarsi di lei e a cercare un modo per sbarazzarsi della sua ingombrante presenza…


Leli Nelli
L’autrice è riuscita a trasportarmi nell’epoca in cui re, regine, cortigiani e damigelle erano i protagonisti indiscussi della storia. Ha descritto in modo molto accurato la storia, i personaggi ed i loro sentimenti. Per tutto il libro sembrava di essere lì. Lo consiglio è molto scorrevole e ti cattura pagina dopo pagina.

Martina Sartor
Questo è il secondo dei libri che Alison Weir ha dedicato alle “sei Regine Tudor”. La storia di Anna Bolena è nota, ma il titolo completo di questo volume indica subito la connotazione che l’autrice le darà. “L’ossessione del re”: per sette lunghi anni Enrico VIII corteggerà Anna e inseguirà la possibilità di sposarla, prima cercando l’avallo del Papa e della Chiesa cattolica, poi arrivando allo scisma e all’Atto di Supremazia che lo proclama Capo Supremo della Chiesa inglese. Basato su fonti storiche attentamente studiate, la Weir scrive il romanzo dal punto di vista di Anna, cercando quindi di andare oltre le opinioni controverse su questa figura e di renderla in tutta la sua umanità, con la sua ambizione, la sua intelligenza, il suo coraggio che a volte rasenta l’avventatezza. La prima parte del libro è sicuramente la più interessante: ci racconta la formazione di Anna alla corte di Borgogna e di Francia. Vediamo una figura di donna quasi femminista ante litteram, convinta del valore delle donne anche negli affari di governo e della necessità di formarsi una propria indipendenza. Quando Anna rientra in patria e inizia ad essere corteggiata dal re, il tono cambia via via. Anna accetta la corte di Enrico (d’altronde mi chiedo come sarebbe stato possibile rifiutarla…) vedendo in questo un mezzo per arrivare al potere e per assicurare un futuro alla sua famiglia, i Bolena, e ai figli maschi che verranno. Questa parte centrale dal punto di vista narrativo è sicuramente la più pesante, dilungandosi senza avvenimenti davvero eclatanti, se non le lotte di potere fra il “partito” favorevole a Caterina e quello favorevole ad Anna. Enrico è sicuramente una figura che rimane sullo sfondo: emerge appunto la sua “ossessione” per la Bolena. D’altronde, lo abbiamo detto prima, è Anna che racconta la sua storia in prima persona e anche la figura del re emerge e si forma agli occhi del lettore sempre attraverso la visione che ne ha e ne dà Anna. Ad un certo momento inizia la caduta… Perché? Nel libro non lo si capisce bene, proprio perché noi vediamo solo ciò che vede Anna. Ma, avendo letto altri libri su Enrico VIII, va ricordato che la situazione attorno al re era più complessa di come la vediamo qui. Le varie famiglie dei suoi cortigiani lottavano per avere un posto più influente a corte e formavano dei potenti clan: i Bolena riescono a predominare grazie al potente Duca di Norfolk, Thomas Howard, zio di Anna per parte materna, finché però non inizierà ad avanzare la famiglia Seymour.La parte finale è un crescendo di tensione fino alla tragedia annunciata della decapitazione della regina. E’ impossibile non lasciarsi prendere dalla stessa angoscia di Anna; la pagina finale è devastante, nel suo realismo quasi brutale, di cui la Weir dà spiegazione nella Nota finale. Ci ritroviamo anche noi lettori ad invocare finalmente la “misericordiosa oscurità”.

Laura Pitzalis
Una biografia storica, il genere che preferisco in assoluto, su un personaggio che mi ha sempre affascinato, Anna Bolena. Ma chi era veramente? Strega, opportunista, calcolatrice o donna di grande ambizione, idealismo e coraggio che si è trovata in una situazione sempre più grande e spaventosa?Senza dubbio in questo romanzo Alison Weir l’ha ritratta come una donna con le sue imperfezioni ma intensamente umana. Ė arguta e intraprendente, accetta la corte ossessiva di Enrico VIII, anche se non prova amore passionale nei suoi confronti, perché mira a diventare regina, mira al potere, ma non come arrampicatrice sociale ma perché solo in questa veste può o crede di poter promuovere riforme per passare alla storia. Vuole, infatti, realizzare una società in cui le donne vengano trattare con il rispetto che meritano, vuole una Chiesa pulita e senza corruzione, vuole che tutti possano leggere e capire la parola di Dio, facendo in modo che questa sia tradotta in inglese e quindi accessibile a tutti. Non aspira diventare regina solo per garantire la successione dinastica, ma per essere un esempio, per essere ricordata dai posteri come una regina riformista, attiva come Isabella di Castiglia, illuminata come Margherita d’Austria. L’Anna del romanzo non è una sprovveduta, non è una donna disposta a farsi manovrare. Purtroppo questo le servirà a poco perché il proprio futuro e la propria sicurezza dipenderà solo dalla sua capacità di poter dare al re un erede maschio, l’altra “ossessione del Re”. Con uno stile fluido e scorrevole, per niente aulico o scontato, la Weir descrive con minuzia di particolari uno dei periodi più intriganti del regno di Enrico VIII e lo fa rivivere attraverso gli occhi di Anna accentuandone l’aspetto emozionale. Struggenti sono state per me le pagine in cui descrive il suo terrore alla vista dei figli maschi morti, in quelle dove sospetta che qualcosa si sta muovendo contro di lei e quelle del processo e della condanna basate su prove inesistenti. Agghiaccianti, quelle dell’attesa e dell’esecuzione … Penso che qui l’autrice ci abbia regalato pagine superbe che coinvolgono emotivamente impressionandoci e immergendoci in toto nel dolore di Anna.Bisogna dire però che non tutto il romanzo ha lo stesso potere trascinante. Nella seconda parte, quella riguardante la “grande questione”, il ritmo rallenta, la narrazione è quasi cronologica e si perde un po’ l’attenzione.Nonostante ciò il mio giudizio sul romanzo è positivo, un romanzo storico nel vero senso della parola, dove tutti i personaggi sono i protagonisti di quell’epoca storica e dove traspare la forte passione e devozione di Alison Weir per la dinastia Tudor e il suo essere il più vicino possibile alla realtà storica con un’approfondita ricerca di fonti certe.

Sonia Morganti
Libro imperfetto, storicamente sfizioso, altalenante a livello narrativo.La prima parte è la migliore su tutti i fronti, con la storia della giovane Anna e della sua formazione nelle corti di un’Europa in grande fermento culturale e religioso. Un posto non pacifico, ma ricco di stimoli che nutrono e accrescono la sua personalità. La seconda parte non mi ha fatta impazzire. La lunga attesa di Enrico e Anna, la “grande questione”, diventano una sorta di rendiconto non drammatizzato di eventi storici – incontri e scontri diplomatici, risoluzioni e avvicendamenti – commentati da dialoghi scarni e ripetitivi, che a chiusa di ogni evento raccontano le reazioni dei protagonisti. Non è un problema di ritmo per me: amo i libri che si prendono il tempo e lo spazio necessario a descrivere un mondo, i suoi eventi e i suoi personaggi. La lentezza a me va bene. Main quel punto il romanzo si ibrida con il saggio in maniera rigida e goffa. Si segue lo schema descrizione evento seguita da commento di Anna (infuriata) ed Enrico (che di solito nicchia). Peccato, perché le notizie fornite sono interessanti e spesso sono riportati stralci di vere lettere di Enrico VIII. Il libro riprende quota man mano che si avvicina al finale, quando tutto crolla fino all’esito noto e inevitabile.La traduzione ha qualche pecca che non aiuta.Ribadisco come questo romanzo sia una fonte incredibile di notizie storiche di prima scelta, che però non sono state amalgamate a dovere nella parte centrale.

Matilde Titone
Interessante il punto di vista della narrazione: Anna vede se stessa e il contesto in cui si muove. Ne emerge un donna ambiziosa, intelligente, emotiva ma anche fredda che persegue i suoi obiettivi e nulla la distoglie dal raggiungerli. Madre sui gemeris, moglie che pretende il suo ruolo, donna fragile di fronte alla freddezza di Enrico nel momento in cui la sua ossessione finisce e sposta l’attenzione altrove. È stata una lettura interessante ma non mi è piaciuto molto il libro. Si dilunga per pagine e pagine sulle schermaglie amorose tra Anna e Enrico, poi sui litigi, fa voli pindarici sulla loro vita intima, noioso quanto basta. Riprende tono nell’ultima parte, la decadenza e la fine tragica. Mi ha attratto di più la nota dell’autrice che è una studiosa dei Tudor e che si è basata su docimenti e lettere (ben 17 lettere di Enrico ad Anna, purtroppo neppure una di lei, perché non ce ne sono)…non mi ha catturata, mi ha interessata alla storia che, sebbene nota, non ne avevo conoscenza nel dettaglio. Mi colpisce come sempre la crudeltà e l’onnipotenza dei re, della nobiltà e del clero.

Alessandra Ottaviano
Il romanzo fa parte di un’imponente opera sulle sei mogli di Enrico VIII, Re d’Inghilterra.L’Autrice è una grande studiosa appassionata dell’avvincente periodo Tudor e il libro è un’accurata biografia, romanzata, di Anna Bolena, la seconda moglie del re, che prende in esame anche la giovinezza di Anna, spesso trascurata da film, serie tv e letteratura.Anna nasce nel 1501 nel castello di Hever, nella campagna del Kent, da una nobile decaduta e da un ricco arrampicatore sociale senza titoli. Quest’ultimo, grazie ai suoi incarichi di diplomatico, riesce a raggiungere una posizione prestigiosa a corte, divenendo tra le figure più vicine al sovrano e la figlia rappresenta per lui il riscatto della sua famiglia di origine. Nessuno, infatti, avrebbe mai pensato che proprio lei, con quel difetto congenito alla mano, e più bruttina rispetto alla sorella Maria, potesse diventare l’ossessione del re. Anna viene educata come una giovane donna del suo rango; entra nel gruppo delle dame di Margherita D’Austria prima, e della regina Claudia – moglie di Francesco I Re di Francia – poi, fino ad arrivare a servire “la triste regina spagnola” Caterina D’Aragona, moglie proprio di Enrico VIII Re d’Inghilterra.Quando Anna cattura involontariamente le attenzioni del re si sente una privilegiata, pur non ricambiando il suo amore.“In quell’istante Anna comprese come doveva essersi sentito Giuda Iscariota”Ma lei era diversa dalle altre donne di corte che si concedevano al sovrano:“Non si sarebbe unita alla schiera delle amanti abbandonate dal re”Astuta e scaltra, Anna decide di sfruttare la sua influenza su Enrico VIII per ambire a qualcosa di più grande: il potere. Enrico VIII è disposto a tutto pur di averla, perfino far invalidare il suo matrimonio con Caterina originando lo scisma anglicano. Nel 1533, e dopo anni di tribolazioni, Anna finalmente verrà incoronata regina, ma quello che sembrava un traguardo, l’agognata corona in testa, si rivelerà invece una discesa negli inferi, che la vedrà processata per tradimento e condannata alla pena capitale dopo soli tre anni di matrimonio.L’Autrice utilizza una scrittura fluida e piacevole ma che nella parte centrale, riguardante la “grande questione”, si trasforma in prolissa, con un ritmo lento, risultando indigesta. In compenso il finale struggente e doloroso è descritto magistralmente e ci fa rivivere la storia e l’umanità di Anna che l’Autrice sceglie, in maniera originale, di non presentarci mai come l’ennesima donna infatuata del re, ma come colei che mirava al potere e ha saputo giocare d’astuzia per ottenerlo, anche se, alla fine, il prezzo da pagare è stato troppo alto.

Marinella Galbiati
libro che fornisce infiniti spunti si approfondimento e che mi ha fatto venire voglia di leggere altro su questo periodo storico. dal punto di vista narrativo ho trovato molto piacevole e svorrevole la prima parte. La parte centrale è lenta e ridondante ma il libro si riprende sul finale. Ben tratteggiati gli intrighi di corte e la smania di potere della quasi totalità dei personaggi. Ho molto apprezzato che l’autrice non cerchi di far solidarizzare per forza il lettore con la protagonista mostrandone i limiti e le ambizioni.

Eliana Corrado
Avevo aspettative molto alte su questo libro, sia per l’autrice che per le edizioni che per il personaggio di Anna Bolena, tra i miei preferiti.Purtroppo, però, ne sono rimasta delusa: il libro mi è risultato faticoso e noioso per quasi tutto il tempo, un rimestio continuo sulla faccenda della “grande questione”, di questo rimando continuo alla “separazione” (mi si conceda il termine inappropriato) di Enrico VIII dalla precedente moglie Caterina, e il negarsi della Bolena per rimanere pura e inviolata agli occhi del re ma soprattutto dei sudditi che comunque non la vedevano, e mai l’avrebbero vista, di buon occhio. La storia della Bolena è nota, almeno a chi mastica un po’ di Storia, e la Weir non riesce, a mio avviso, a darle una connotazione e un taglio romanzesco che la renda leggibile e accattivante. Purtroppo non mi ha entusiasmato, e seppur le ultime 100 pagine prendano ritmo e vivacità, questo non è bastato né ad avvincermi né a riscattare il libro. Forse con una buona metà di pagine in meno il libro avrebbe avuto un impatto emozionale migliore si di me.

Angela D’Albis
Romanzo ben ambientato e ben documentato storicamente. Lo stile, però, è un po’ lento e pesante nella parte centrale, che comprende quasi tutto il libro. La prima parte è abbastanza scorrevole e la parte finale risulta anche avvincente, ma niente di più! Confesso che ho fatto fatica a leggerlo e che non mi ha preso per niente. Leggendo lalcune recensioni Forse avevo troppe aspettative e per questo sono rimasta delusa!

Maria A. Bellus
Amo le biografie, questo periodo storico e Anna Bolena mi incuriosivano molto, ma sono rimasta un po’ delusa. Il romanzo è molto lungo e in alcuni punti si perde un po’. Storicamente accurato, i fatti sono belli e interessanti ma vengono raccontati in modo molto lento e a volte la lettura è faticosa. La figura di Anna non ne esce benissimo, arrivista e fredda calcolatrice. L’autrice non fa nulla per rendere la seconda moglie di Enrico “simpatica “. Ma penso non fosse facile giostrarsi in un ambiente come la corte inglese di quel tempi. Neppure un’ultima parte, seppure più scorrevole e per la storia che narra più coinvolgente, è sufficiente a dare una nota del tutto positiva al romanzo.

Costanza Marzucchi
Anna Bolena è una figura che potremmo definire misteriosa. Pressoché sconosciuta fino al suo incontro con il re, si guadagna gli strali di una storiografia vicina alla principessa Caterina di Spagna, prima moglie di Enrico VIII. Non ha il tempo di creare attorno a sé un entourage a lei favorevole, troppo breve è infatti il suo regno. Da questo punto di vista, Alison Weir, avvalendosi di una storiografia che parla di Anna Bolena ma, allo stesso tempo, la mette a tacere, opera la coraggiosa scelta di far parlare la seconda moglie di Enrico VIII, con tutte le difficoltà metodologiche del caso. Sul piano delle fonti, debitamente spiegate al termine dell’opera (una scelta apprezzabilissima a mio parere), la Weir è una voce d’eccezione. Il silenzio dei documenti la spinge a fare ricorso alla creatività narrativa, non senza qualche azzardo. La parte iniziale, dedicata all’infanzia e all’educazione di Anna Bolena in Europa,nasce da una serie di intuizioni, più che dati certi. È la parte che ho meno apprezzato, perché ho trovato fantasiosa e un po’anacronistica la lettura quasi in chiave femminista del personaggio di Anna Bolena. La seconda parte, dedicata all’incontro di Enrico VIII e alla Grande Questione risulta pesante per via delle disquisizioni teologiche che hanno accompagnato le dispute tra il re e la Chiesa ma è la sezione meglio documentata. La terza parte è un crescendo di tensione che tiene il lettore incollato fino alla fine. Sul piano dei temi trattati, ritengo questo libro una lettura forte, non adatta a tutti. Si parla di sentimenti estremi, indicati sotto il termine di ossessione. Il titolo di questa biografia è un titolo parlante e ambiguo. Si parla dell’ossessione di Enrico VIII per Anna Bolena, basato sul desiderio di possesso di questa dama e di ottenere un erede tramite il suo corpo. Ma è anche l’ossessione di Anna Bolena per il re, o meglio la corona. La brama di potere, atavica nella famiglia Bolena, si innesta anche nell’animo di Anna che vede in questo piano di conquista del re lo scopo della sua esistenza, il fine ultimo per dare potere alla famiglia e per mettere in pratica le sue ambizioni personali. In questa corsa, l’amore non ha spazio. Prima stroncato da forze esterne, poi sistematicamente soppresso da Anna che sacrifica tutto per qualcosa nel quale è burattino e burattinaio insieme. Questa parte è, secondo me, uno degli elementi più interessanti di questa storia che merita di essere letta perché è uno dei primi romanzi a non offrire un ritratto monodimensionale di Anna Bolena. A favorire la lettura di una narrazione a tratti lenta è lo stile molto scorrevole che delinea una donna non perfetta, piena di contraddizioni, ma tutto sommato interessante.

Noelia Costa
È sempre molto affascinante leggere romanzi ambientati nelle corti, dove lo sfarzo e il lusso ne fanno da padrone. Qui ritroviamo una giovane e ingenua Anna Bolena (ingenuità che durerà molto poco), che grazie alla sua intelligenza e risolutezza riesce ad adattarsi perfettamente alla vita da dama di corte.Un argomento in particolare mi ha colpito: la considerazione che gli uomini avevano delle donne cioè nulla! Venivano semplicemente considerate come “merce” di scambio per alleanze politiche o per ottenere determinati titoli nobiliari. Anna non voleva assolutamente che fossero gli altri a decidere per lei, ma in un modo o nell’altro si è ritrovata, per suo volere, a far parte di questi giochi di potere accettando la corte di re Enrico VIII, per far ottenere benefici alla sua famiglia.Dopo un inizio molto coinvolgente arrivata all’incirca a metà l’ho trovato un po’ ripetitivo e piatto, solo alla fine si è ripreso, ma ho avuto la sensazione che l’autrice abbia voluto dare una conclusione in fretta. Non si può assolutamente negare il fatto che l’autrice sia una profonda conoscitrice del periodo da lei raccontato, lo si può notare dalle varie descrizioni minuziose e questo è ciò che mi ha fatto apprezzare maggiormente la lettura.

Jessica Pennini
Anna Bolena è in assoluto il mio personaggio storico preferito e dunque non potevo perdermi questa biografia su di lei. Conoscevo già Alison Weir come scrittrice e non avevo dubbi sulla sua precisione storica e sul suo stile narrativo che mi piace molto. Avendolo già letto in inglese tempo fa ho però notato qualche “difetto” nella traduzione, che a volte perde un po’ di ritmo. Nella prima parte troviamo Anna adolescente che si prepara per ampliare la sua formazione culturale in corti straniere, che eserciteranno una grande influenza sul suo modo di essere. La seconda invece in cui la Weir tratta della Grande Questione del Re il ritmo rallenta, perché l’autrice dedica ampio spazio a questa parte della Storia. Leggendola mi sono fatta l’idea che l’autrice abbia voluto essere il più possibile esaustiva come se si trattasse di un saggio storico. La parte finale quando Anna capisce che il destino le è avverso e che la fine è vicina, l’ho trovata piena di tensione fino alle pagine della sua morte che ho trovato strazianti (tanto che mentre le leggevo piangevo, cosa che mi succede anche quando vedo la sua esecuzione in qualche film 🙈). La passione della scrittrice per Anna e i Tudor è ben evidente, viste le molte pubblicazioni che ha dedicato loro, così come la sua conoscenza riguardo a questo periodo e i suoi personaggi. Il ritratto che emerge di Anna da questa lettura si rifà molto alle mie idee: una donna intelligente, ambiziosa ma non incauta o sprovveduta, che sa quello che vuole e mira a essere ricordata. Riuscì nell’intento di passare alla Storia in un’epoca dominata dagli uomini ma pagò a caro prezzo il suo fallimento nel dare un figlio maschio al Re. Il sottotitolo “l’ossessione del re” l’ho trovato molto azzeccato. Enrico era veramente ossessionato da lei, a tal punto da sconvolgere gli equilibri del suo Paese per averla, ma qui ritengo che non fu solo per l’ambizione di lei, ma fu lui a volerlo. Giudizio finale più che positivo.

Fabio Dessole
Confesso di essere ignorante in materia, conosco il periodo solo per sommi capi (le classiche nozioni che ti da la scuola) e mai prima d’ora avevo affrontato seriamente Enrico VIII né le sue consorti. Lo scopo della partecipazione alla condivisa era proprio quello di capire se un romanzo storico potesse far “scattare la scintilla.” Così non è stato. Non discuto (né avrei la competenza per farlo) il rigore della ricerca storica dell’autrice, però ahimè a mio modesto parere manca la capacità di emozionare e coinvolgere il lettore per gran parte del romanzo e confesso di aver fatto un immensa fatica ad arrivare in fondo. Anche avvenimenti che avrebbero dovuto suscitare emozioni nel lettore (evito di citarli per non fare spoiler) sono stati trattati con freddezza degna di un cronista insensibile.

Maria Marques
“Anna Bolena. L’ossessione del re” narra la vita della seconda moglie di Enrico VIII, accompagnandola in tutte le fasi della sua esistenza, dall’infanzia nel castello di Hever,al suo soggiorno in Francia come damigella di compagnia dapprima alla corte di Borgogna e poi in quella di Francesco I per giungere infine alla corte inglese. Educazione e cultura, già sviluppate attraverso l’educazione tipica destinata alle ragazze in un contesto famigliare abbiente, si sono poi arricchite di nuove idee, influenze mutuate dalla frequentazione di corti straniere, dal venire in contatto con idee nuove, facendo di Anna una donna dal fascino non comune, tanto da colpire il re. La storia da lì in poi è nota come note sono le conseguenze di questa ossessione del sovrano, tanto da giungere alla separazione dalla prima moglie e a dare origine anche a una separazione dalla chiesa cattolica. Sebbene la prima parte del romanzo copra un periodo poco conosciuto della storia della Bolena e quindi si legga velocemente, la seconda parte è caratterizzata da un ritmo di narrazione molto lenta,che riesce a coinvolgere molto poco il lettore. Sicuramente nelle ultime pagine, quelle che precedono l’esecuzione, il ritmo della narrazione muta, si fa più concitato e pressante, giungendo finalmente a toccare le corde del lettore, più per la fine drammatica della vita di una donna, che non si può definire innocente e che non attrae molte simpatie. Il non aver saputo dare un erede maschio all’Inghilterra, fu il dramma che si abbatté su Anna, travolgendola insieme ai famigliari. Famiglia in cerca di elevazione sociale e ambizione, sicuramente hanno giocato un peso non indifferente nella vita di tutti coloro che si trovarono coinvolti in questa vicenda. Nulla però di così inaspettato per l’epoca e che si ripeterà con le successive mogli del re. Accurato storicamente, il libro della. Weir, non propende per dare un giudizio su Anna che comunque commuove ben poco. Libro comunque da leggere, per la prima parte della vita della protagonista, sui cui spesso, anche nei saggi non è particolarmente approfondito.

Sabrina Poggi
Dopo aver letto Caterina d’Aragona, sempre di Alison Weir, ho partecipato volentieri alla condivisa di agosto. Alcune considerazioni valgono per entrambi i libri. Prima di tutto, è evidente la preparazione storica dell’autrice, che ha una conoscenza approfondita e ben documentata del periodo. In entrambi i volumi, la “grande questione” costituisce il nucleo centrale. E’ indubbiamente un lungo periodo di stallo, senza grossi colpi di scena fino all’ottenimento dell’agognato annullamento del primo matrimonio e il ritmo narrativo ne risente di conseguenza. La differenza più saliente è che il personaggio di Caterina suscita maggiore simpatia rispetto a quello della Bolena, forse per la sua maggiore dignità e risolutezza nel ribadire il suo ruolo di regina per diritto divino. Anna, che pure aveva vissuto presso corti in cui circolavano idee più avanzate rispetto alla corte inglese dell’epoca, finisce per assecondare la sete di potere della sua ambiziosa famiglia e per esserne poi rovinosamente travolta. Nella parte finale, il personaggio di Anna riacquista spessore ed anche la narrazione si fa più fluida e coinvolgente. Enrico resta un personaggio quasi di secondo piano, in fondo volubile e prepotente, comunque timoroso nei confronti del potere religioso e di quello della famiglia di Caterina. Insomma, non fa certo una gran figura! Ho trovato interessanti le descrizioni dei luoghi e della vita di corte: lo sfarzo dei costumi, i banchetti con centinaia di portate, i gentiluomini e le donne che gravitano attorno ai sovrani e sono coinvolti nei giochi di potere. Il mio giudizio è positivo, nonostante la lentezza della parte centrale e qualche pecca nella traduzione.

Roberto Orsi
Forse mi aspettavo qualcosa di più. Avevo delle aspettative diverse su questo libro quando l’ho approcciato leggendo la trama. Non sono un appassionato della storia reale Inglese e di Anna Bolena quindi per me sarebbe stata comunque una nuova storia da leggere e a cui appassionarmi. Posso dire che così non e’ stato. L’avvio non mi è dispiaciuto, con le esperienze di formazione e maturazione di Anna alle varie corti Europee, ma poi una volta giunta in Inghilterra definitivamente il racconto ha perso appeal, soffermandosi troppo, per i miei gusti, sulla “grande questione” del divorzio di Carlo VIII dalla precedente moglie e regina per poter sposare Anna. Ho trovato diversi passaggi troppo ripetitivi e probabilmente con uno stile linguistico troppo semplice. Il libro scorre bene, è molto chiaro nelle descrizioni e nei dialoghi, ma forse doveva essere sfrondato un po’ senza raggiungere quel determinato numero di pagine. Il racconto viene scritto dal punto di vista di Anna Bolena e di ciò che lei ha vissuto in termini di ambizione, delusione, amarezza, gioia e tenacia. Rimane un po’ in disparte il contesto storico dell’epoca, ciò che influenzò le scelte e i comportamenti di questo o quel personaggio a partire da Re Carlo. L’autrice si concentra sulla storia tra Carlo e Anna e ciò che quest’ultima deve subire alla corte del Re, invisa alla di lui moglie Caterina in primis.Avrei apprezzato quindi qualche scena in meno e qualche descrizione storica in più per calarsi meglio nel contesto storico dell’epoca.

Paola Nevola
Anna Bolena l’ossessione del re, il titolo la dice lunga, un ossessione può diventare un peso soprattutto quando sono implicati molti altri fattori e circostanze.Ma partiamo da Hever la residenza natale di Anna, dove cresce imparando danza, canto, storia, conversazione in lingua francese, doti che deve avere una fanciulla per aspirare ad un matrimonio vantaggioso, che è quello a cui punta l’ambizioso padre.La sua famiglia si prodiga per raggiungere un elevazione sociale e la sprona a frequentare le corti europee fin da bambina poco più che dodicenne. Frequentando la corte della reggente Margherita imparerà ad apprezzare il valore delle donne, ad avere una visione della donna dotta con le stesse potenzialità degli uomini e non sottomessa. Inoltre acquisisce il valore della propria virtù e del “gioco” dell’amor cortese.Quando Anna torna in Inghilterra, chiamata alla corte di Caterina moglie di Enrico VIII, si fa subito notare per la sua ricercata eleganza che rispecchia la moda francese e i suoi modi raffinati.Enrico VIII ne è affascinato e Anna diventa la sua ossessione. Anna secondo l’educazione ricevuta non cede alle avance, non si accontenta di favoritismi, a questo punto vuole il massimo, vuole la corona e questa sarà la sua dannazione.Inizia così una parte del libro piuttosto lunga e monotona la fase del Corteggiamento e della Grande Questione. La fase del corteggiamento a volte in forma epistolare rispecchia abbastanza l’amor cortese. La fase della Grande Questione a mio avviso è snervante, mi chiedo come hanno fatto a reggere tali tensioni. Questa parte del libro benché tediosa è colma di intrighi che portano alla rovina parecchi personaggio di spicco vicini al re, e soprattutto allo scisma con la Chiesa di Roma. Inoltre vengono ben delineati i tratti psicologici del Re, di Anna e di altri personaggi. È evidente l’insicurezza di Anna anche dopo il matrimonio per la mancanza di un erede maschio, il suo comportamento sfocia spesso in atteggiamenti irascibili a volte anche oltraggiosi nei confronti del re, e di odio verso Caterina e la figlia Maria. Anna è consapevole della sua precaria posizione senza un erede e accanto ad un uomo potente, pericoloso, volubile, che si lascia influenzare facilmente.E’ a questo punto che l’ossessione diventa un peso, un fastidio, le pagine della sua caduta sono belle, forti e toccanti, anche se mi è venuto da pensare che di male ne ha fatto anche lei e il suo egoismo l’ha portata alla fine. Affronterà stoicamente un processo farsa, con accuse orribili e di tradimento, insieme a lei cadranno i suoi fedeli cortigiani e l’amato fratello. Gli ultimi giorni sono una sofferenza e realizza la condizione triste in cui si troverà la figlia Elisabetta, gli eventi tragici segneranno la vita della figlia che ha avuto con Enrico ma a dispetto del tanto ambito erede maschio Elisabetta ne trarrà forza e determinazione. Anna dimostra a tutti la sua regalità e compostezza anche di fronte alla paura e alla morte, la descrizione di come avviene la condanna è impressionante, la scena mi è rimasta impressa e non potrò non ricordare la sensazione di leggerezza e gli occhi che un momento dopo per una piccola frazione di tempo vagano sulla folla.Un romanzo storicamente accurato e interessante, penso che la parte centrale sia un po’ faticosa per via del tema affrontato poco entusiasmante e per essersi dilungata eccessivamente sul Corteggiamento e la Grande Questione, comunque mi è piaciuto e sono contenta di averlo letto e mi ha incuriosita a scoprire la vita di Elisabetta I.

Amico Luigia
Il periodo storico mi appassiona e con esso la storia di questa sfortunata regina. Ho trovato la lettura gradevole e scorrevole, interessanti le descrizioni che l’ autrice ci regala dei viaggi di Anna da una corte all’altra.Unica pecca la parte della “grande questione”,a mio avviso un discorso abbastanza prolisso e che avrebbe potuto trattare con sintesi. La parte finale è quella che mi ha coinvolto maggiormente, le emozioni contrastanti di Anna mi hanno suscitato tenerezza e perché no anche un po’ di pena per lei,vittima a mio avviso delle circostanze e della sete di potere della figura paterna. È un personaggio che o si ama o si odia, sicuramente non si può definire una martire considerando che per tenersi stretto il titolo di regina ha tramato e a volte si è resa anche crudele (basta pensare al cardinale Wolsey). L’ autrice è riuscita ad essere imparziale nel raccontare le vicissitudini della Bolena, magari a volte si è dilungata troppo in descrizioni che ho trovato superflue, ma il mio giudizio resta comunque positivo.

Copertina flessibile: 574 pagine
ISBN-10: 8865596333
ISBN-13: 978-8865596333
Editore: BEAT (31 ottobre 2019)
Link di acquisto cartaceo: Anna Bolena. L’ossessione del re
Link di acquisto ebook: Anna Bolena. L’ossessione del re

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