Narrativa recensioni

Nel nome della pietra – Cristina S. Fantini

Trama
Milano, 1385. Forza, conquista, potere. Sono queste le parole che guidano i pensieri di Gian Galeazzo Visconti, da poco divenuto signore della città dopo aver deposto e fatto arrestare lo zio Bernabò. Quando l’arcivescovo di Milano gli prospetta l’idea di una grande cattedrale che sostituisca la chiesa di Santa Maria Maggiore, il conte di Virtù, da sempre devoto alla Vergine, approva il progetto anche se la decisione non ha nulla di religioso. Diventerà potente, espanderà i confini del ducato e la cattedrale dovrà essere il simbolo della sua grandezza. Per costruirla, si circonda dei migliori architetti e scultori, i maestri campionesi, tra i pochi in grado di portare a termine un progetto tanto ambizioso. Nelle schiere di ingegneri e artigiani, operai e artisti, vi sono Alberto e Pietro, gemelli separati alla nascita. Falegname l’uno, scultore l’altro, uniti da un solo ineludibile destino, quello di contribuire a una delle più grandi imprese che la nostra storia ricordi: la costruzione del Duomo di Milano.
Tra segreti di corte, passioni e giochi di potere, un romanzo che celebra la grandezza di uno dei simboli della nostra civiltà attraverso le vite dei potenti che lo vollero fortemente e di coloro che, con l’ingegno e la fatica, lo fecero sorgere dal nulla. Queste pagine celebrano la loro memoria.

Recensione a cura di Roberto Orsi

Aveva compreso che in quella costruzione non c’era solo ingegno, architettura, matematica e geometria: quell’edificio era la ricerca di Dio in terra, una prova della sua esistenza, del suo amore e della fede di tutti i milanesi.

Il Duomo di Milano, superba costruzione voluta da tutti i milanesi ancor più che dal duca Gian Galeazzo Visconti. Simbolo di grandezza, di comunione e vicinanza con Dio. Le guglie che si stagliano come punti di contatto tra Terra e Cielo; segno indelebile dell’ingegno di architetti, scultori e falegnami, che sul finire del XIV Secolo ne iniziarono la costruzione che andrà a sostituire la pre-esistente Basilica di Santa Maria Maggiore, nel luogo del più antico cuore religioso di tutta la città.

La resistenza e l’eleganza di pietra e marmo, principali elementi della cattedrale che ancora oggi dà sfoggio di sé nel capoluogo lombardo: Cristina S. Fantini ne ha voluto raccontare la maestosità, rendendo omaggio a una delle cattedrali più incredibili mai costruite dall’uomo.
Da una complessa e approfondita ricerca degli annali della Fabbrica del Duomo, nasce questo romanzo di oltre 500 pagine in cui l’autrice riesce a innestare la fantasia nei meandri delle vicende reali.
I documenti analizzati sono zeppi di contenuti meravigliosi e preziosi per la ricerca storica: l’elenco di tutte le fasi di lavorazione, delle merci e le materie prime utilizzate nella costruzione, i nomi dei grandi ingegneri e architetti che hanno plasmato cotanta bellezza realizzando il possibile dall’inimmaginabile.

Seneca dice che non è perché le cose sono difficili che non osiamo, è perché non osiamo che sono difficili

Milano ha osato. Ha sfidato le proprie capacità e ha avuto successo, lasciando ai posteri un simbolo non solo di una città, ma di un’epoca intera e della cristianità stessa. Nel romanzo troviamo i veri protagonisti di quell’avventura che l’autrice porta sulle sue pagine, non solo come costruttori, scalpellini, scultori e pittori ma come uomini di fede.
Uomini che, nonostante i momenti di difficoltà che la costruzione durata più di trent’anni ha affrontato, hanno dedicato anima e corpo al progetto, spesso anche a costo di rimetterci la vita. Emerge prepotente l’umanità dei personaggi e la loro Fede in Dio.

Ed eccoli lì, i magistri cumacini, gli architetti, gli scultori, i pittori, gli ingegneri, immobili come le statue che scolpivano, intenti a osservare il fermento che animava le fondamenta della nuova chiesa, un reticolo di ponteggi, scale, scalette, piani di camminamento su cui uomini, donne e fanciulli si muovevano senza sosta.

Una costruzione che ha coinvolto davvero tutti. Il duomo di Milano e dei Milanesi, e di tutti coloro che hanno partecipato attivamente, come i maestri di Campione d’Italia, comune attualmente in provincia di Como sul Lago Maggiore, famosi per le loro opere scultoree realizzate come corporazione di maestranze che nei secoli si tramandava conoscenze ed esperienza.
Nel romanzo ne troviamo alcuni realmente esistiti quali: Marco Frisone, Bonino da Campione o i fratelli Jacopo e Zeno Fusina. Senza dimenticare Simone da Orsenigo, uno dei primi ingegneri a guidare la costruzione del Duomo. Il lettore assiste alle fasi di progettazione e realizzazione della cattedrale, con passaggi anche molto tecnici sulle proporzioni della chiesa: l’altezza e larghezza delle navate, lo studio delle colonne portanti e dei capitelli impreziositi da sculture meravigliose.
Ma il romanzo di Cristina S. Fantini non è solo un inno alla gloria del Duomo di Milano. A similitudine di quanto fatto dai protagonisti del suo libro, l’autrice amalgama e modella le vicende degli operai della Fabbrica e quelle dei potenti del tempo.
Passione, vendetta, intrighi amorosi e alleanze del tempo vedono protagonista la famiglia Visconti, con il crudele e tirannico Bernabò prima e il suo successore il nipote Gian Galeazzo Visconti.

Perché era fatale che tutto ciò in cui si addensava l’energia presentasse sempre una sfumatura di rosso? Il fuoco, il sangue, i rubini?

L’autrice è brava a giocare con le similitudini all’interno del testo, realizza immagini vivide e naturali nella mente del lettore, prendendo a prestito le sensazioni suscitate dai colori. Ricrea perfettamente l’atmosfera del tempo, l’adrenalinica condizione del cantiere paragonato a un formicaio instancabile e inesauribile, dove ognuno ha un compito, sia anche il più banale o meno in vista di tutti.
Dio guida sapientemente le opere dei mastri costruttori e di tutte le maestranze impiegate. Dio, presente nelle vicende dei protagonisti, primo fra tutti Padre Anselmo Frisone monaco del convento di Sant’Ambrogio a Campione. forte promotore dei maestri campionesi presso l’Arcivescovo di Milano per il loro ingaggio nella costruzione del Duomo.

La vita è crudele, non permette errori e, quando se ne fanno, vi si deve porre rimedio e avere il coraggio di portare il peso delle proprie colpe.

Alberto e Pietro gemelli, frutto di una notte di passione tra Costanza, nipote di Anselmo, e Marco da Carona (detto Marchetto), apprendista agli ordini della famiglia Frisone, saranno divisi ancora in fasce proprio dal loro prozio Anselmo e allontanati dalla famiglia naturale, per evitare uno scandalo alla madre già promessa sposa a un mercante di Como. Nessuno conosce le sorti dei due gemelli, tanto meno la madre stessa, costretta ai voti monastici, obbligata a lasciarli al loro inconsapevole destino.
Frate Anselmo dovrà convivere per sempre con questo segreto, li seguirà da lontano, facendoli crescere nel nome di Dio e nel nome dell’arte: Alberto quale esperto falegname, Pietro prima novizio del suo monastero e poi grande scultore.

In lui si agitavano mille tumulti mai sopiti: cuore e mente, fede e dubbio, volontà e desiderio. Si sarebbero mai riconciliate le dolorose contraddizioni della sua natura?

Le strade di Pietro e Alberto divise sul nascere li riporteranno a incontrarsi, ignari delle loro origini e di ciò che li lega, proprio durante la costruzione del Duomo, sotto l’egida dei grandi maestri della Fabbrica e la mano protettiva di Frate Anselmo.
Un romanzo storico di tutto rispetto che rende giustizia a coloro che fecero grande Milano scolpendo nella materia l’essenza del divino. 

Copertina rigida: 544 pagine
Editore: Piemme (10 marzo 2020)
Collana: Storica
Lingua: Italiano
ISBN-10: 8856675099
ISBN-13: 978-8856675092
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