Trama Da un’archeologia di genere una storia sommersa che l’autrice purifica e celebra, incastonandola, come diadema, nell’essenza Augusta di Bruzia Crispina, Imperatrice che onora e sublima la donna, affidandola all’intelletto del lettore accurato. Recensione a cura di Maria Marques Che cosa è la “damnatio memoriae”? Alla lettera significa “condanna della memoria. Nel diritto romano si trattava di una pena che portava alla cancellazione di qualsiasi traccia relativa a una persona, eliminandola, come se non fosse mai esistita, cancellandone il nome da monumenti pubblici, abbattendone le statue o sfregiandole. Il suo utilizzo variò durante la storia romana, ma nel periodo imperiale, quello che a noi interessa, arrivò persino a colpire, anche dopo la morte, imperatori spodestati o uccisi. Subirono questa pena per esempio: Seiano, Cornelio Gallo, Agrippina minore, Nerone, Domiziano e anche la protagonista di questo libro. Se vi state chiedendo quindi chi sia Bruzia Crispina Presente, la domanda è più che mai logica, considerando le premesse. Bruzia Crispina Presente fu la moglie dell’imperatore Commodo, figlio di Marco Aurelio. La sua famiglia, i Bruzi, era di origine lucana poi trasferiti a Volcei, l’attuale Buccino in provincia di Salerno; ascesero al patriziato sotto l’imperatore Antonino Pio per entrare poi nell’ordine senatorio nel II secolo. Era una famiglia molto ricca con un patrimonio terriero non solo in Italia, ma anche nelle provincie di Africa e Asia. Di Crispina sino al suo matrimonio con il giovane Commodo, non si hanno notizie, probabilmente nacque intorno al 160 d.C. e, morì nel 193 d.C. a Capri. Il padre di Crispina fu console per due volte e dopo il matrimonio della figlia divenne proconsole d’Asia, della madre la storia tace. Crispina ebbe un fratello anch’egli console. Nell’agosto del 177 o del 178 d.C. Crispina sposò Commodo e Roma fu la città in cui visse. Una vita densa d’impegni, obblighi d’imperatrice, complicata dai rapporti nella famiglia del marito con il fantasma ingombrante della suocera, Faustina minore di cui si raccontavano pettegolezzi sui suoi amanti gladiatori e si sussurrava che Commodo fosse nato da una di queste relazioni, considerando la sua passione per i combattimenti, e da quelli con le cognate in special modo Lucilla:
Straordinariamente bella, altezzosa e provocante, nella fisionomia annunciava il carattere; in lei non c’era nulla di volgare e di aggressivo, ma il suo sguardo, il suo portamento erano di una donna di sottile intelligenza.
Crispina
per l’età e per l’inesperienza, non può evidenziarsi per comportamenti eccezionali, si trova poi, costretta a sopravvivere nella personale battaglia contro le intemperanze sessuali del marito, che il Senato condanna come un usurpatore e un amorale, odiato dagli aristocratici.
La presenza di Marcia Aurelia Ceionia Demetra, concubina e favorita dell’imperatore decretò la fine dell’imperatrice unitamente al fatto che lei non riuscì mai a dare alla luce l’erede. Nel 182 Commodo sarà bersaglio di una congiura ordita in seno alla propria famiglia e una volta smascherata, la rappresaglia sarà rapida: i congiurati uccisi e due sorelle, Lucilla e Cornificia, esiliate a Capri. Nel 192 d.C. Crispina sarà accusata di adulterio, l’imperatore divorzierà da lei e la esilierà a Capri. Ed è nell’atmosfera di Capri che l’autrice immagina un riavvicinamento tra Lucilla e Crispina, lontane dalla corte, smessi gli abiti e le maschere del potere potrebbero essere finalmente diventate se non proprio amiche, compagne di sventura. Nessuna delle due lascerà l’isola, Lucilla sarà uccisa per ordine del fratello, mentre sulla morte di Crispina ci sono dubbi da chi sia partito l’ordine per la sua eliminazione. Come fa presente l’autrice nella prefazione, il materiale cartaceo e le fonti archeologiche su questa imperatrice sono scarsissime, sia a causa della damnatio memoriae sia anche per il riutilizzo dei materiali lapidei. La figura di Crispina è appena sfiorata dagli storici recenti, più per il suo valore come moglie di Commodo che per una sua vera identità, preferendole la rivale Marcia, ma spesso sono proprio questi “fantasmi” che attirano l’attenzione degli studiosi. Maria Rosaria Pagnani costruisce un romanzo storico che a tratti diventa un saggio, denso come è d’informazioni e personaggi, tanto da far dimenticare che, vi sono
situazioni e incontri possibili, alcuni evidentemente combinati da me, non documentati ma storicamente fondati su materiale sia cartaceo che archeologico. L’ho fatta accompagnare nel suo percorso di vita da personaggi realmente esistiti nei luoghi in cui sono collocati…l’ho circondata di molti oggetti rinvenuti nelle sue dimore.
Sulla base di una donna dello status sociale di Crispina, l’autrice ne ricostruisce educazione, amicizie e probabili interessi nonché gli impegni che avrebbe ricoperto a corte e il discorso si amplia per diventare uno spaccato di vita della Roma dell’epoca. Saggio e romanzo storico insieme, interessante ma appesantito dalla mancanza di dialoghi, fa comprendere al lettore l’incredibile erudizione dell’autrice e il suo entusiasmo nel ridare vita e voce a chi l’ha persa da secoli. Scritto in un linguaggio forbito, in alcune righe raggiungendo livelli poetici, è comunque una lettura di “nicchia” destinata a chi sia veramente interessato al personaggio. Copertina flessibile: 328 pagine Editore: Monetti Editore (25 aprile 2018) Lingua: Italiano ISBN-10: 8832276054 ISBN-13: 978-8832276053 Link di acquisto cartaceo: L’imperatrice lucana. Bruzia Crispina Presente    

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