Sabato 21 Ottobre è stato il giorno del 2° raduno di Thriller Storici e Dintorni. La prima esperienza al Salone del Libro di Milano, di cui trovate un resoconto qui, era stata decisamente appagante. Ma a Milano abbiamo giocato in casa, trovarsi in mezzo a libri, editori ed autori ci ha fatto sentire nel nostro habitat naturale. Questo secondo raduno ha, forse, superato le aspettative. Ci siamo spinti alle pendici del monte Pirchiriano per visitare uno dei simboli del Piemonte e dell’Italia intera: la Sacra di San Michele. Si tratta di un’antica abbazia costruita tra il 983 e il 987 a 40 km da Torino. Dall’alto dei suoi torrioni si possono ammirare il capoluogo piemontese e un panorama mozzafiato della Val di Susa.
Il gruppo TSD presente al raduno + Donata Beretta che ha scattato la foto
Ma procediamo con ordine… Il ritrovo era in Piazza del Popolo ad Avigliana dalle 10:30. Tempo decisamente autunnale con nebbia e nuvole basse. Dopo le varie foto di rito, riunita tutta la comitiva siamo partiti per visitare il centro storico e le rovine del castello, accompagnati da una guida d’eccezione come Luca Buggio, originario di Avigliana. Luca è stato un cicerone formidabile: ci ha raccontato la storia, gli aneddoti e le leggende indietro nei secoli. Una bellissima passeggiata in salita permette di raggiungere le rovine del castello, sarebbe stata anche panoramica ma il clima della giornata non ha consentito di godere della vista su tutta Avigliana e sul lago poco distante. Come si nota dalle foto, del castello restano solo le rovine, ma l’atmosfera da lassù è comunque avvolgente. La collina su cui si ergeva il castello (che non è la stessa della Sacra di San Michele, che si trova invece di fronte) consentiva un’ottima visuale sulle vette circostanti e permetteva una buona difesa da parte dei soldati.
Il gruppo alle rovine del Castello di Avigliana
Una volta tornati in centro ad Avigliana, è arrivato il momento del pranzo. E qui Luca Buggio si è superato! Ci ha portato al ristorante Canton Divino! E quel “Divino” non è per niente sbagliato come aggettivo. Tutto ottimo, con assaggio di 6 antipasti (la battuta di fassona superlativa), due primi (Ravioli del plin e Ravioli al cacao con nocciole e castelmagno), e una scelta tra due dolci sensazionali come la Ginestrata e il Bonet rivisitato. Se non lo conoscete, lascio anche il link alla loro pagina facebook perché meritano veramente!! Se vi capita passate a trovarli! Ma arriviamo al clou della giornata: il motivo per cui abbiamo organizzato tutto questo, la Sacra di San Michele. Parlare di questa abbazia, simbolo del Piemonte, che a quanto pare ha ispirato Umberto Eco per la stesura del suo romanzo di più grande successo “Il Nome della Rosa”, non è facile. Trasformare in scritto ciò che gli occhi hanno visto, ciò che le orecchie hanno sentito e ciò che il cuore ha percepito, è un impegno improbo. E’ uno di quei luoghi che diventa quasi impossibile raccontare a chi non c’è mai stato. E’ uno di quei luoghi da visitare almeno una volta nella vita se si è appassionati di storia.
Lo scalone dei morti
La visita in sé non dura più di un’ora e mezza, ma quando metti piede sullo scalone che porta all’ingresso dell’abbazia il tempo si ferma. Non si può evitare di immaginare la vita su quella cima di montagna, nell’anno 1000. Prima di arrivare alla Chiesa, si percorre il cosidetto “Scalone dei morti”, una scala di pietra scavata sul fianco della montagna rocciosa. Ai lati della scala diversi sarcofagi originali sapientemente illuminati ti accompagnano verso l’alto, in un’ascesa che allegoricamente ricorda quella verso Dio. Le spoglie terrene rimangono alle spalle mentre ti dirigi verso il Portale dello zodiaco e la luce divina. Il Portale, posto alla sommità dello scalone dei morti, è costellato di simboli allegorici: incisioni raffiguranti i segni dello zodiaco, divinità ultraterrene, leggende e iscrizioni relative alla vita benedettina. Da qui, si sale alla Chiesa, il punto più alto della Sacra di San Michele, come riportato dall’incisione sulla pietra posta in una delle colonne.
La torre della bell’Alda
La visita prosegue nella parte distrutta, dove rimangono solo le rovine dei muri perimetrali delle costruzioni che ospitavano gli alloggi, le cucine, gli studi, lo scriptorium dei monaci benedettini. Il rammarico di non poter vedere davvero come fosse strutturata un tempo è ampiamente compensato dall’atmosfera che vi si respira. Complici le condizioni climatiche che abbiamo trovato, le nuvole basse non ci permettevano di scorgere nulla ai piedi del Monte Pirchiriano, sembrava davvero di essere stati catapultati nel romanzo di Umberto Eco o in un giallo di Ellis Peters con protagonista fratello Cadfael. Per gli appassionati di Thriller e Gialli Storici come noi, impossibile non pensare a quanti intrighi, sotterfugi, misteri e probabilmente omicidi abbiano trovato compimento in questo luogo. La guida consiglia di tornare a visitare la Sacra più volte, perché è uno di quei luoghi dove ogni volta si nota un nuovo particolare che era sfuggito la volta precedente, dove le condizioni di luce permettono di apprezzarla in modo diverso ad ogni visita. Quello che più colpisce è pensare di cosa è capace l’essere umano fin dalla notte dei tempi. Costruire delle piccole cappelle in cima a quel monte e piano piano allargare le costruzioni fino a farle diventare un’abbazia di queste dimensioni, è qualcosa di incredibile. L’ingegno dell’uomo e la capacità di pensare e realizzare un’opera come questa e come tante altre sparse per il globo, lo avvicinano a qualcosa che diventa difficile comprendere a mentre lucida. Menti illuminate che hanno avuto un’ispirazione divina? Chi può dirlo. Di sicuro possiamo dire che il senso di pace e di armonia degli elementi che si respira alla Sacra di San Michele ha un qualcosa di mistico che risulta complicato da decifrare. La fortuna è stata quella di condividere queste sensazioni con anime affini a cui va il nostro ringraziamento.  

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