Articolo a cura di Laura Pitzalis
Roger Moore è stato un attore britannico, celebre per la sua eleganza, l’ironia e l’interpretazione di iconici ruoli televisivi e cinematografici. Per molti è soprattutto James Bond, per altri è Simon Templar, il Santo, o Lord Brett Sinclair. Ma fermarsi ai personaggi significa raccontarne soltanto una parte.

MOORE UOMO
Roger George Moore nasce il 14 ottobre 1927 a Londra, figlio di George Alfred Moore, poliziotto, e di Lilian Pope, inglese nata in India.
Lascia la scuola a 15 anni per accettare un lavoro come animatore tirocinante presso la Publicity Picture Productions, ma viene licenziato pochi mesi dopo per aver dimenticato di ritirare una bobina di pellicola.
Disse che a spingerlo ad iniziare la carriera artistica fu una “toga”:
“Avevo perso il mio lavoro fisso come animatore di cartoni animati, così alcuni amici che lavoravano come comparsa in alcuni film mi dissero di unirmi a loro per un film intitolato Cesare e Cleopatra . Indossai una toga, mi diedero una lancia e dei sandali d’oro e mi ritrovai in mezzo ad altre 2000 persone. Più tardi, il regista mi si avvicinò e mi chiese se fossi interessato a prendere lezioni di recitazione.”

Viene arruolato nell’esercito britannico nel dopoguerra, prestando servizio per un certo periodo nella neonata Germania Ovest postbellica, per poi dedicarsi al teatro e in seguito al cinema, dopo aver studiato recitazione alla Royal Academy of Dramatic Art.
A dispetto di un’immagine pubblica costruita sull’eleganza imperturbabile, la vita privata di Moore fu complessa. Si sposò quattro volte: con Doorn van Steyn, Dorothy Squires, Luisa Mattioli e Kristina Tholstrup. Ebbe tre figli, Deborah, Geoffrey e Christian, tutti dalla Mattioli. Grazie a lei apprese a parlare fluentemente l’italiano.
Ormai anziano, comincia ad avere problemi di salute, ma nonostante l’impianto di un pacemaker nel 2003, continua a essere attivissimo.
Muore di cancro il 23 maggio 2017, circa cinque mesi prima di compiere 90 anni, a Crans-Montana, in Svizzera.

MOORE ATTORE
Roger Moore inizia la carriera artistica come modello pubblicitario. La sua prima apparizione in assoluto al cinema, peraltro non accreditata, fu nel ruolo di un soldato nel film Intermezzo matrimoniale, nel 1945. Il successo, però, arriva nel 1958 con la serie televisiva storica Ivanhoe, l’eroe di Walter Scott, trasmessa in Italia nei primi anni Sessanta nella TV dei ragazzi, con un Mago Zurlì che introduceva e presentava gli episodi.
Ma è nella celebre serie televisiva Il Santo che troviamo il Moore “attore” che il pubblico conosce: il personaggio elegante, sicuro di sé, ironico, apparentemente impeccabile. Un’immagine che caratterizzerà anche i ruoli successivi.
Ne Il Santo interpreta il ladro gentiluomo Simon Templar; in Attenti a quei due, in coppia con Tony Curtis, un lord inglese sempre in doppiopetto rigorosamente abbottonato, Brett Sinclair.

Questi ruoli, oltre a decretare il grande successo delle due serie, lo accreditano come perfetto interprete di personaggi avventurosi e ironici e, con il senno di poi, sembrano quasi anticipare quello che sarà il suo ruolo più celebre: l’agente segreto 007.
E, infatti, nel 1973 eredita il ruolo di James Bond, terzo interprete dopo Sean Connery e George Lazenby, nella serie ufficiale.
Nei romanzi di Ian Fleming, James Bond è molto diverso dal personaggio che Roger Moore porterà sullo schermo. Moore lo interpreta in modo nuovo, puntando soprattutto sull’ironia, sull’eleganza e sul fascino. Era eloquente nel descrivere la differenza tra la sua interpretazione e quella di Connery: “Sean interpretava Bond come un assassino e io come un amante”, diceva.
Moore mette nel personaggio qualcosa di sé, con quel sorriso sempre pronto e il sopracciglio alzato. Consapevole che alla sua età – aveva 45 anni quando girò Agente 007 – Vivi e lascia morire (1973) – non avrebbe mai potuto interpretare un agente segreto atletico e calcolatore, sceglie di puntare su altre caratteristiche: eleganza, ironia e fascino. Soffriva di vertigini, non amava le armi e non nascose mai di affidarsi alle controfigure per le acrobazie più impegnative.
La sua interpretazione costruisce così una nuovo Bond cinematografico, caratterizzata da una maggiore ironia e leggerezza.
Interpreta James Bond in sette film, a partire da “Vivi e lascia morire” (1973) fino a “007 – Bersaglio mobile” (1985), eguagliando il numero di film interpretati da Sean Connery, anche se ricopre il ruolo per un periodo più lungo e consecutivo.
A 58 anni decide di lasciare la serie, convinto che sia arrivato il momento di abbandonare il personaggio di 007. Anche in questo caso non rinuncia alla sua ironia, ritenendo di essere ormai troppo anziano per la parte.
Con il successo nei panni di James Bond, Roger Moore continua a lavorare soprattutto nel cinema d’avventura e nella commedia, cimentandosi anche in ruoli diversi, talvolta lontani dall’immagine dell’agente segreto.
Ne è un esempio Sherlock Holmes a New York (1976), film per la televisione nel quale interpreta un Holmes efficace e non convenzionale, infondendo nel personaggio il suo carisma da “gentiluomo britannico“.

Nel cinema d’avventura e di guerra lo troviamo invece ne I quattro dell’oca selvaggia (1978), nel ruolo del tenente Shawn Flynn, nel quale l’ironia di Moore diventa spesso un elemento di alleggerimento.
E ancora, ne La corsa più pazza d’America (1981), gioca apertamente con la propria immagine, interpretando l’eccentrico Seymour Goldfarb Jr., un milionario che si comporta e si veste come James Bond, in una divertita parodia di sé stesso e del personaggio che lo ha reso celebre.
Anche il cameo ne La Pantera Rosa – Il mistero Clouseau (1983), prodotto dopo la morte di Peter Sellers, nasce da questo gioco con la sua stessa immagine. Compare nella parte finale nei panni dell’ispettore capo Jacques Clouseau, del quale si scopre che si è sottoposto a un intervento di chirurgia plastica, assumendo le sembianze di Moore.
Da ricordare anche L’uomo che uccise sé stesso (1970), un thriller che esplora il tema del doppio, in stile Dottor Jekyll e Mr. Hyde, nel quale Moore interpreta sia il protagonista sia il suo sosia.
Tra tanti film e un personaggio entrato nell’immaginario collettivo, è proprio questo il ruolo di cui andava più orgoglioso.
“Era un film in cui potevo davvero recitare, invece di essere solo un tipo smagliante, sfrontato ed eroico”.
Moore ha sempre detto di aver vissuto il cinema con distacco, dichiarandosi più interessato alla “vita”. E forse è proprio fuori dal cinema che troviamo la parte più sorprendente della sua storia.

MOORE ATTIVISTA
La carriera di Roger Moore è spesso ridotta al personaggio che l’ha reso più celebre, quello della spia al servizio segreto di Sua Maestà. Ma oltre a questo memorabile ruolo c’è molto da raccontare. Proveniva dalla classe media britannica, nonostante l’aspetto aristocratico e i ruoli da lord, ha vissuto una vita intensa e, negli ultimi decenni, si è distinto per un impegno umanitario.
È stato molto attivo per anni nel campo della difesa degli animali. Collaborando spesso con l’organizzazione per i diritti degli animali PETA, diventa il principale portavoce della campagna contro il foie gras, che riteneva essere “una malattia e non una prelibatezza” e contribuisce alla pressione che porterà Selfridges, catena britannica di grandi magazzini di lusso, a interromperne la vendita nel 2009.
Si impegna anche contro l’impiego degli animali nei circhi, chiede il rilascio dell’orca Morgan e alla regina Elisabetta II chiede di sostituire i cappelli di pelliccia vera della sua guardia con cappelli sintetici.
Dal 1991 Roger Moore è Goodwill Ambassador dell’ UNICEF. È la sua amicizia con l’attrice Audrey Hepburn a indirizzarlo verso quello che sarebbe diventato un altro ruolo cruciale nella sua vita.
“La mia curiosità ebbe la meglio dopo che Audrey mi presentò l’UNICEF. Quello fu il mio momento di rivelazione: volevo difendere i diritti dei bambini, far capire alla gente che i bambini devono essere sempre la nostra priorità.”
Si rende conto di quanto sia facile entrare in contatto con alti funzionari governativi desiderosi di incontrare il “Santo” e “James Bond” e cattura la loro attenzione sulle problematiche legate all’infanzia, sollecitando sostegno e donazioni.
Svolge questo incarico con un costante impegno e le sue missioni lo portano in diversi Paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’ America Latina. La prima in America Centrale – Costa Rica, El Salvador, Honduras e Guatemala – gli mostra le difficili condizioni in cui vivono molti bambini nel mondo e la portata dell’intervento dell’UNICEF sul campo.
Si fa spesso promotore di campagne di sensibilizzazione, non solo richiamando l’attenzione sui diritti dei bambini, ma anche sull’ AIDS, sulle morti dovute alle mine antiuomo, sul lavoro minorile e sui disturbi da carenza di iodio che causavano nati morti, nanismo e basso QI, ma che poteva essere facilmente prevenuto consumando sale iodato.
Anni fa, quando fingevo di essere James Bond, non avrei mai immaginato che questo sarebbe diventato il mio lavoro. Il mio impegno con l’UNICEF ha plasmato il mio modo di vedere il mondo. Innanzitutto, sono diventato molto meno tollerante verso le ingiustizie. Prima pensavo: “Beh, è così e basta”. Ora mi arrabbio.
Svolse questo incarico per oltre 25 anni e rimase vicino all’UNICEF fino alla sua morte.
In riconoscimento dei suoi meriti umanitari a favore dell’UNICEF, fu nominato nel 1999 Commander of the Order of the British Empire (CBE) e nel 2003 Knight Commander (KBE), ricevendo così il titolo di Sir.
Nel 2001 ricevette la World Service Medal dal Kiwanis International e nel 2003 la Croce di Servizio Federale tedesca per il suo impegno contro la tratta di minori in qualità di rappresentante speciale dell’UNICEF.



