Se masticate un po’ di inglese britannico, vi sarà sicuramente capitato di imbattervi nell’espressione “Sweet FA”, usata nel linguaggio comune come un modo edulcorato per dire “un bel niente”, “il nulla assoluto”. A prima vista sembra un modo di dire quasi poetico, ma la sua vera origine si nasconde tra le pagine più nere e dolorose della cronaca vittoriana. L’acronimo sta infatti per “Sweet Fanny Adams” e il nome apparteneva a una bambina di otto anni che il 24 agosto 1867, ad Alton, uscì a giocare nei prati e non tornò mai più a casa. Un impiegato del posto, Frederick Baker, la convinse a seguirlo in un campo di luppolo e la uccise, compiendo sul suo corpo uno scempio tale da sconvolgere l’intera Inghilterra.

L’assassino venne arrestato la sera stessa, con le mani ancora sporche di sangue e una nota agghiacciante sul diario: “Uccisa una bambina. È stata una giornata calda e divertente”. Baker venne impiccato la Vigilia di Natale di quello stesso anno davanti a una folla oceanica, ma il cinismo della storia doveva ancora compiere il suo corso. Due anni dopo, nel 1869, la Royal Navy britannica introdusse a bordo delle navi le prime razioni di carne di montone in scatola. I marinai, disgustati dall’aspetto grigio e informe di quel nuovo cibo, iniziarono a dire con un macabro tocco di black humor che quel contenuto somigliava ai resti della povera “Sweet Fanny Adams”. Col tempo, l’espressione passò a indicare un cibo di scarto, poi una cosa di nessun valore, fino a significare, semplicemente, “il nulla”. Nel Novecento, l’acronimo “FA” venne poi assimilato dal gergo popolare alla ben più volgare espressione “Fuck All”, trasformando il nome di una piccola vittima innocente in un innocuo e diffusissimo intercalare da salotto.



