Intervista a cura di Raffaelina Di Palma
Lo storico Daniele Pierumberto Cellamare è stato docente presso la facoltà di Scienze Politiche della Sapienza di Roma e presso il Centro Alti Studi per la Difesa. E’ stato anche Direttore dell’Istituto Studi Ricerca e Informazioni della Difesa. Ha collaborato con emittenti televisive nazionali e con diverse testate nazionali e internazionali. È responsabile del gruppo di analisti “Doctis Ardua” per la stesura di saggi di carattere geopolitico.
Appassionato di studi sulla Storia militare, ha pubblicato diversi romanzi storici: “La fortezza di Dio”, “La carica di Balaklava”, “Gli ussari alati”, “Il Drago di Sua Maestà”, “Gli artigli della Corona”, “Delitto a Dogali”, “Takeko”, tutti editi da Les Flâneurs e “Rudolf Diesel” edito da Il Piroscafo Edizioni.
Da ottobre del 2024 è tra i fondatori e direttore editoriale della casa editrice di carattere storico “Il Piroscafo Edizioni”, con sedi a Bari e a Roma.

L’INTERVISTA
Buongiorno professore, benvenuto nel Salottino di Thriller Storici e Dintorni. Grazie per avere accettato di rispondere alle nostre domande.
° Il suo romanzo di esordio, “Gli Ussari alati” e poi via via tutti gli altri: quale è stata la scintilla che ha acceso il suo profondo interesse per la Storia Militare?
La Storia Militare mi ha sempre appassionato, e credo che il mio interesse risalga addirittura all’età adolescenziale. Nel corso degli anni la passione è aumentata e oggi ritengo che quella disciplina sia maturata parallelamente a tutte le altre, da quella politica a quella sociale.
° È interessante nei suoi romanzi, la propensione a esplorare ambienti geografici differenti. Come affronta le tematiche capaci di superare i limiti del tempo e dell’età dei lettori?
Proverei a invertite le coordinate. Sono costantemente alla ricerca di eventi e fatti storici poco conosciuti dal grande pubblico, e una volta individuata la pagina storica con queste caratteristiche non considero più il limite temporale o geografico della trattazione.
° I suoi personaggi spiccano per le loro passionalità e determinate abilità: mentre scrive la loro storia, cos’è che sprona di più il suo interesse verso di essi; i pregi o i difetti?
Appartengo alla categoria che si ispira al cosiddetto stile anglosassone, ovvero alla netta corrispondenza dei personaggi trattati rispetto alle fonti storiche. Se scopro dagli archivi storici capacità o limitazioni, li propongo entrambi al lettore.

° Quali sono le maggiori difficoltà che deve superare uno scrittore, per rendere scorrevole la lettura di un romanzo storico e metterlo alla portata di tutti, non soltanto agli addetti ai lavori?
Forse questa è la parte più impegnativa. Ritengo che sia necessario valutare tutti gli elementi a disposizione ed estrapolare quelli più adatti per una narrazione fluida e comprensibile. Spesso le storie dimenticate nascondono una maggiore complessità di quella che possiamo immaginare.
° L’editoria italiana vive un equilibrio complesso tra la necessità di profitto e la “missione” culturale, spesso descritto come una tensione tra industria e ricerca. Ma oggi, quanto, le case editrici, tengono in conto il lato culturale, costrette a volte a privilegiare la quantità rispetto alla qualità?
Si, il problema esiste già da molti anni. Vista l’estrema offerta del mercato, è però possibile cercare realtà editoriali minori che prediligono gli aspetti culturali delle loro proposte e sono più attente a valorizzare autori giovani e meno conosciuti.
° La libreria fisica è un altro punto dolente nel panorama librario. Troppe stanno chiudendo e parliamo di librerie storiche: spesso la cultura e il commercio si trovano a convivere in modo conflittuale. Cosa si può fare per mantenere un ruolo vitale di ricerca e innovazione culturale?
Forse le librerie non sono le modalità espressive più adatte a conciliare questi aspetti. Ritengo che siano maggiormente deputati i Centri Studi, le Associazioni Culturali e le Biblioteche, che spesso offrono spunti culturali senza privilegiare la propensione alle mode letterarie correnti.
° Come valuta lo scenario del romanzo storico oggi, in un momento in cui il prodotto editoriale è molto influenzato dai ritmi e dal modo di esprimersi della sequenzialità televisiva, che ruba dalla Storia, secondo alcuni, con piacere e profitto?
Nota dolente! Da sempre il romanzo storico è relegato a posizioni subalterne rispetto agli altri generi letterari, ma, paradossalmente, proprio il successo delle sue declinazioni televisive ne testimonia la validità, sia in termini di interesse che di gradimento.
° Quando inizia la stesura di un romanzo con quale chiave apre la porta dello scenario che si appresta a raccontare: quella emozionale, quella scientifica o tutte e due?
Per i miei elaborati, la stesura è soltanto la parte finale di un lungo periodo di ricerche storiche (quasi sempre anni) e quindi l’approccio è esclusivamente scientifico, con una netta inclinazione al pragmatismo della trama.

° Quale personaggio le è rimasto più impresso e le ha “dato di più” sul piano emotivo?
Sicuramente è Pierre, un giovane scalpellino francese che anima il mio romanzo La Fortezza di Dio. Costretto a fuggire, viene accolto nella Povera Milizia di Cristo (i futuri Templari) e una volta giunto in Terra Santa aderisce alla setta eretica dei Cainiti, fortemente ispirata all’ermetico Vangelo di Giuda. Un giovane dibattuto tra fede cristiana e ricerca della verità, travolto dallo spietato vento dello gnosticismo.
° Quando la storia passa attraverso la letteratura si assiste a una trasformazione in cui la cronaca degli eventi diventa memoria condivisa. Quale è l’emozione più forte che le lascia questo passaggio?
Purtroppo i miei romanzi non appartengono a questa categoria, o meglio, non indagano sentimenti comuni e condivisibili, ma conservo ancora la presunzione di trasmettere ai miei lettori la scoperta di sensazioni nuove e per certi aspetti mai esplorate.



