recensioni Saggistica

I Visconti. Il sogno della corona – Daniela Pizzagalli

Recensione a cura di Raffaelina Di Palma

Un’immagine quasi ossessiva abitava la fantasia di Gian Galeazzo Visconti e ispirava ogni sua azione: la corona di re. Un desiderio nato nell’infanzia, con il progetto di suo padre di congiungere la dinastia milanese alla casa reale di Francia. Bambino di nove anni, all’annuncio che avrebbe preso in moglie la figlia di un re si era visto come il protagonista di una fiaba, in cui lo sposo di una principessa non può che portare la corona.

Un bambino che vive questo sogno come una fiaba.
La saga dei Visconti tocca il vertice proprio con Gian Galeazzo: fu il primo italiano a ottenere il titolo di duca: il suo sogno era di fare dell’Italia il suo regno e portare Milano allo splendore europeo.

Messale dell’incoronazione di Gian Galeazzo Visconti

“Il sogno della corona,” è il terzo volume che fa parte della trilogia di Daniela Pizzagalli, dedicata alla dinastia dei Visconti: la famiglia che portò la cultura lombarda dal Medioevo al Rinascimento.
Gian Galeazzo, figlio di Galeazzo II Visconti e di Bianca di Savoia, nacque a Milano il 16 ottobre 1351. Si conosce poco della sua infanzia e della sua educazione che si svolsero verosimilmente nel castello di Pavia, designato a dimora viscontea dopo la conquista della città.
In appena due generazioni i Visconti rappresentarono la famiglia che più di altre si impose nella crudele e spietata lotta per il predominio, convalidato dall’anima infida delle signorie italiane del ‘300: dominandone la scena politica fino alla metà del secolo successivo.
Nel volume conclusivo, Daniela Pizzagalli, non usa clemenza verso la figura di Gian Galeazzo Visconti né verso i suoi discendenti.

Intemperante, avido, pronto a tutto, si serviva di qualunque mezzo pur di rivendicare il suo diritto al potere, pronto a eliminare qualunque ostacolo si frapponesse sul suo cammino. Si servì della politica matrimoniale per rafforzare alleanze: spostando, come pedine su una scacchiera, le donne della sua famiglia: ma non sempre questi sacrifici imposti riuscivano ad arginare i punti deboli del potere.
Come un grande condottiero manovrava bande armate di mercenari al suo servizio, spavaldi, capaci di tutto e abili diplomatici. Ampliò da trionfatore il suo territorio: arrivando a nord fino a Belluno e a sud fino a Perugia.

Come in un labirinto, rinnovava i percorsi pronto ad abbandonarli quando la strada era sbarrata, per proseguire immediatamente in un’altra direzione: era una vera incarnazione della vipera, emblema della sua casata, e quasi ne personificava il motto «vipereos mores non violabo».
(Non violerò le usanze dragonesche).

Nella sua straordinaria ascesa politica, che da signore lo portò a duca e quasi re, non trascurò l’amore per la cultura. Fu un colto bibliofilo, patrono delle arti e delle lettere, fu mecenate di Francesco Petrarca. Passione che, probabilmente, fu determinata dall’influenza esercitata su di lui dai genitori e dalla formazione pavese. Fu proprio questa sua profonda passione a fargli promuovere gli incontri con i sapienti d’Oriente, proprio nel momento in cui il Ducato di Milano era alla sua massima estensione.
Gian Galeazzo, fin da bambino, fu attratto dalle lettere e dall’arte: furono potenti mezzi per dare maggiore fama alla signoria viscontea.
Una delle principali caratteristiche di tutte le signorie era la centralità del signore che viveva a corte nelle cui mani era concentrato tutto il potere. A corte gravitava tutta una rete di funzionari che dipendevano da lui, diventava un vero e proprio mecenate, proteggendo tutti gli artisti: pittori, scultori, poeti.
Culturalmente, fu un periodo straordinariamente proficuo per la città di Milano e non solo. Tutto questo richiamò in Lombardia i più illustri studiosi: tra i quali il paleologo, Manuele Crisolora, che ebbe una parte basilare nell’espansione dell’Umanesimo Lombardo: il Visconti gli assegnò la cattedra all’università di Pavia. La presenza del paleologo diede un notevole stimolo allo studio del greco e dei testi classici.

Un altro suo grande momento fu la posa della prima pietra del Duomo di Milano, nel 1386: l’inizio di una cattedrale immensa che lui sognava da tempo.

L’orgoglio per il ritmo con cui crescevano i muri delle sacrestie e dell’abside e il traffico dei barconi che solcavano i navigli interni coinvolgevano i milanesi nel profondo e alimentavano le donazioni e la partecipazione diretta ai lavori.

Ma, come si evince dai documenti, diventò un cantiere infinito, che rimase attivo per circa 500 anni.
Notevole e minuziosa l’attenzione riservata alla costruzione del duomo voluto non soltanto da Gian Galeazzo, ma anche dalla popolazione che contribuì in maniera significativa.
La tensione nella prosa di Daniela Pizzagalli diventa voce vasta che mette in risalto i protagonisti, ma li espone per quello che sono: l’autrice non si ripete, il suo stile, sciolto ed elegante, facilita il lettore a seguire le antiche vicende che si alternano nella storia: tra alleanze e battaglie, intrighi di palazzo e, soprattutto, tradimenti e uccisioni.
I Visconti si servivano di qualunque mezzo pur di rivendicare il loro diritto al potere: intessendo pubblico e privato hanno lasciato la loro l’impronta peculiare alla città di Milano; facendola diventare una capitale moderna e agiata.

La Storia è in primo piano, naturalmente, ma non mancano interessantissime pagine di autentica cronaca; come la descrizione delle cerimonie e dell’abbigliamento.

Grazie alla vivacità narrativa, gli avvenimenti si trasformano in appassionanti episodi. Sullo sfondo si coglie il profilo di quella Milano e dei milanesi, dai quali emergono tratti caratteriali le cui testimonianze si ritrovano ancora nella popolazione di oggi.
Daniela Pizzagalli, nel completamento del terzo volume della saga dei Visconti conferma la singolarità e il pregio della propria scrittura diventando un forte richiamo che dal Medioevo attira i lettori contemporanei.
È un saggio, per chi ama quel periodo, ricco di date storiche e l’avvicendamento dei molti personaggi gli dà quella sottile vena romanzata che lo rende leggero, accattivante e coinvolgente.

Così, capitolo dopo capitolo, si dipana la saga dei Visconti: una cavalcata tra due generazioni che furono testimoni del sogno di un bambino di nove anni.

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Trama
La saga viscontea giunge all’apogeo: Gian Galeazzo è il primo italiano a conquistare il titolo di duca, con l’ambizione di fare dell’Italia il suo regno e Milano una capitale europea. Pronto a tutto per raggiungere i suoi scopi , ma anche colto bibliofilo e finissimo stratega, manovrando inarrestabili truppe mercenarie e spregiudicati diplomatici amplia trionfalmente il suo territorio arrivando a nord fino a Belluno e a sud fino a Perugia, e solo la morte prematura gli impedisce di conquistare anche la grande rivale Firenze. La Vipera dalla gloria al baratro: la parabola viscontea rischia l’annientamento sotto il primogenito di Gian Galeazzo, l’inetto e crudele Giovanna Maria, ma dopo il suo assassinio il fratello minore, l’enigmatico Filippo Maria, riannoda tenacemente i fili del dominio familiare. Figure di grande impatto fanno corona alle sfaccettate personalità dei tre duchi : rapaci capitani di ventura pronti a cambiare casacca a proprio vantaggio, come il Carmagnola e Francesco Sforza, papi e antipapi in lotta fra loro, umanisti che cercano nei riscoperti classici gli alti ideali calpestati nelle città italiane preda di lotte intestine, e dolenti figure di donne sacrificate negli ingranaggi della politica, come Caterina Visconti, moglie di Gian Galeazzo e figlia dell’assassinato Bernabò.

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