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Viaggi letterari in Italia – Romina Angelici

Recensione a cura di Maria Marques

Essa (l’Italia) non solo è stata meta di viaggi alla riscoperta dell’immenso patrimonio classico, protagonista dell’Illuminismo settecentesco, ma in seguito è diventata paradigma della formidabile combinazione di arte e natura che il Romanticismo ha eletto a suo principio fondamentale. Sugli già estasiati viaggiatori che toccavano il suolo italico un fascino particolare finivano per esercitare anche i suoi straordinari abitanti, che si distinguevano per passionalità ed eclettismo, veracità ed estrosità. Fenomeni, a modo loro, anch’essi da osservare e ammirare.

Dal XVII secolo, negli ambienti nobili o alto borghesi, s’incominciò a guardare al nostro paese con l’intento di visitarne le città d’arte cogliendo la bellezza dei monumenti e riconoscendone la cultura che essi racchiudevano.

Fu così che incominciarono a sciamare in Italia giovani che si avventuravano in un viaggio iniziatico che coincideva con il raggiungimento dell’età adulta, prima di ritornare in patria per prendere posto nella società o immergersi negli affari di famiglia. Iniziato in sordina, questo fenomeno esplose diventando un passaggio obbligatorio e con il passare degli anni, estendendolo anche alle donne. Ovviamente nessuno viaggiava da solo, istitutori o governanti o semplici chaperon seguivano i giovani in un tour che a poco a poco a ventaglio, fini per coprire non solo le più importanti città d’arte italiane, ma anche europee. Periodi di guerra a parte, il flusso di “turisti” continuò a sciamare per i paesi Europei apportando non solo idee nuove ma acquistando (o prendendo) ricordi di quei momenti da mostrare a parenti e amici e utilizzandoli poi per abbellire le dimore.

Il passaparola tra coloro che avevano effettuato quello che fu definito “Grand Tour”, l’indicare locande, le pensioni migliori in cui alloggiare o in cui si parlasse la lingua del proprio paese, perché a volte gestite da connazionali, iniziò il lento sviluppo di quelle un giorno sarebbero diventate le agenzie turistiche. In questi viaggi furono coinvolti anche illustri letterati che non solo trassero ispirazione per i loro scritti dal nostro paese, ma lo descrissero anche ai famigliari che non li avevano accompagnati.

Ecco quindi un fiorire di romanzi, novelle, diari o semplici corrispondenze private che accomunano questi grandi scrittori che si lanciarono alla scoperta del nostro paese e vi soggiornarono.

Diviso idealmente in due parti, il saggio di Romina Angelici, nella sua prima fornisce dati storici relativi al diffondersi della moda del Grand Tour, cogliendone attraverso il passare degli anni e dei secoli mutamenti di mete, d’intenti e di mentalità da parte degli stessi viaggiatori, mentalità che volle cristallizzare l’Italia in quell’immagine del bello, dell’artistico che si accompagnata all’aspetto pittoresco e soprattutto passionale della popolazione. La seconda parte segue dalla fine del ‘700 sino agli inizi del 900, alcuni dei letterati che hanno visitato il nostro paese riportando le impressioni che ne trassero, come si trovarono e stralci dell’eventuale corrispondenza con amici o parenti. Da Lady Georgiana Fullerton autrice di “Ellen Middleton” che soggiornò a Roma a Henry James in “Le ali della colomba” o in “Ritratto di Signora” a Louisa May Alcott in “Un lungo fatale inseguimento d’amore” a George Eliot o a Edith Wharton solo per citarne alcuni, gli scrittori si lasciarono catturare dal nostro paese e trassero ispirazione da ciò che appariva ai loro occhi.

Ad attrarre gli illustri turisti non furono soltanto le grandi città d’arte ma anche altre colpirono la loro fantasia e si tradussero in descrizioni che l’autrice inserisce nel saggio, seguendo gli itinerari degli illustri ospiti.

Un saggio che si legge velocemente e che riesce a condensare in poche pagine innumerevoli citazioni e notizie che si riferiscono ai soggiorni degli artisti in Italia. Alcuni brani fanno sorridere, altri stupiscono per l’ammirazione che questi turisti trasferivano in parole sulla carta per descrivere luoghi, monumenti. Eppure, nonostante alcuni stereotipi siano duri a morire almeno sugli italiani, l’enfasi e lo stupore di chi visse e soggiornò in Italia guardandosi intorno rapito, emerge dalle parole, dagli scritti e dalle lettere coscienti però, che il fine ultimo del viaggio è capire se stessi, proprio come scrisse Goethe: “Lo scopo di questo mio magnifico viaggio non è quello di illudermi, bensì di conoscere me stesso nel rapporto con gli oggetti”.

Trama

I diari, i reportage di viaggio e le lettere spedite agli amici e ai familiari testimoniano fasi importanti della vita di molti scrittori che, in cerca di ispirazione, cultura e svago, lasciarono i loro luoghi di residenza per immergersi nelle bellezze artistiche e naturali italiane. Charles Dickens, Elizabeth Barrett Browning, Louisa May Alcott, Jean Webster, Edith Wharton e molti altri ancora raccontarono le sensazioni vivide e concrete della nostra Italia di un tempo ormai passato e la loro meraviglia davanti al fascino esercitato dalla sua bellezza: il lavoro di ricerca condotto da Romina Angelici ci consente di ripercorrere i loro passi, guardare con i loro occhi di visitatori e scoprire l’influenza che l’esperienza del viaggio esercitò su di loro e sulla loro produzione .

Copertina flessibile : 164 pagine

Editore : flower-ed (10 febbraio 2021)

Lingua : Italiano

ISBN-10 : 8885628842

ISBN-13 : 978-8885628847

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