Narrativa recensioni

Il diavolo a rovescio – Sabrina Caregnato

Recensione a cura di Roberto Orsi

“Il diavolo a rovescio” è il primo romanzo storico di Sabrina Caregnato, edito da Libro Mania. In un immaginario contesto geografico del territorio della Marca abruzzese, perfettamente calato nell’impianto storico e sociale del XVI secolo, l’autrice racconta le vicende della casata Guismondo dei Gudmundsson.

Il Barone di Marcabruna Nicolò Bertrando è il padre di diversi figli tra cui i due fratelli Carlo e Fadrizio, primo e secondogenito. La madre dei ragazzi, Marianna, ha lasciato il mondo terreno da pochi giorni, portando con sè un segreto inconfessabile.

Carlo e Fadrì sono due uomini diversi, forse mai davvero uniti come la parentela richiederebbe. Carlo, uomo incostante, impulsivo, a volte superficiale, abile nell’inguaiarsi in fatti di sangue. Una brama di potere che si sposa alla voglia di vita dissoluta che lo contraddistingue. Quale primogenito, gli interi territori della Marcabruna e della Marca sono nel suo destino. Il desiderio di prendere il posto del padre si fa vivo dentro di lui, a tratti incontenibile.

“Comandare è una partita di scacchi, figlio mio. Bisogna anticipare l’avversario, stringere alleanze per sopravvivere… e tu non sei pronto. Sei impulsivo, incostante. Devi dominare te stesso per capeggiare gli altri”.

Fadrizio è più riflessivo, legato alla sua terra di origine ma non per un mero senso di potere e predominio, quanto per un senso atavico di appartenenza. Destinato alla carriera ecclesiastica a Roma, non è ciò che vuole. Pronto a sacrificare se stesso e la sua felicità in nome del bene e della protezione della piccola Claudia, che la madre in punto di morte gli ha affidato.

Sono loro i protagonisti della vicenda, le due storie corrono parallele. Entrambi giocano le loro carte su un tavolo da gioco complicato e pericoloso. Carlo rimane coinvolto nell’omicidio di un gentiluomo spagnolo nel paese di Popoli, i sospetti che gravitano su di lui rischiano di mettere in pericolo l’alleanza tra le casate dei Guismondo e dei Cantelmo.

“…apparve la costa veneziana: dapprima una striscia indistinta tracciata a chiaroscuro, poi una modanatura di forme nitide che faceva da sfondo al traffico marittimo. I passeggeri ammiravano estasiati le eleganti facciate dalle forme levantine con i loro giochi di spazi pieni e vuoti. Qualche cupola bombata spiccava altezzosa in ricordo dell’antico connubio fra la Serenissima e Bisanzio”.

Fadrizio è inviato dal padre Nicolò a Venezia, per accompagnare la giovane Claudia promessa sposa del patrizio Alvise Bragadin. E qui si apre un nuovo scenario sul romanzo, nella meravigliosa città lagunare, descritta con dovizia di particolari dall’autrice.

Venezia, a differenza dei territori abruzzesi sotto il dominio spagnolo, è una città in cui le atmosfere tardo rinascimentali, la libertà di pensiero e la licenziosità derivanti da quel vento di cambiamento soffiato dalla Riforma Protestante e dalla riscoperta del mondo classico, si fanno sentire in modo potente.

Venezia è la città dove libri “demoniaci e forvianti che dilagano l’eresia e stimolano la dissolutezza dei costumi”.

Anche Fadrì non può rimanere immune da certe pulsioni. La sua fermezza di spirito vacilla, messa a dura prova dai suoi stessi istinti primordiali.

“La Marca era un paradiso racchiuso fra mare e montagne. Faggeti, foreste di lecci, boschi di pini mediterranei, generosamente irrigati da ruscelli gorgoglianti e fiumi tumultuosi. Colli coltivati dalla mano dell’uomo, pianure modellate dalla fatica dei mezzadri. Una costa bassa regalava approdi e pesce in abbondanza.”

Questo è un romanzo duale, un racconto degli opposti che si attraggono e respingono. Carlo e Fadrizio, l’Abruzzo e Venezia. Storie di uomini e donne, forgiati da un destino difficile da stringere tra le mani. Un dualismo che si affaccia alla mente del lettore già dal titolo del romanzo. Come spiega anche l’autrice, il Diavolo, carta dei tarocchi con significato negativo, assume connotati positivi se visualizzata al contrario. Un ossimoro che evidenzia come spesso un diverso punto di vista possa aiutarci nel rivalutare un determinato avvenimento.

Un linguaggio ricercato, capace di ricreare le atmosfere delle calli veneziane, delle feste patrizie come dei bordelli o delle taverne abruzzesi. L’autrice ha la grande capacità di adattare il registro stilistico alla situazione contingente raccontata. Le vicende dei due fratelli non si esauriscono alla chiusura del romanzo, ma rimangono sospese in un crescendo di emozioni, nel momento in cui la vita li mette di fronte alla svolta più importante del percorso.

Trama

Abruzzo, 1572. Una nobile e antica casata, due fratelli, due destini: immutabili, prestabiliti da ferree leggi dinastiche. Un duplice crimine sconvolge il solco tracciato dalla volontà umana. Il giovane cadetto deve partire per Venezia dove per caso, o forse per fatalità, riscopre il piacere non soltanto dei sensi, ma anche e soprattutto della libertà e dell’autodeterminazione. E per un nobiluomo le opportunità non mancano. L’avventura si trasforma così in una sorta di viaggio iniziatico, attraverso i fasti e i lati oscuri della città più edonistica e pragmatica dell’Italia tardorinascimentale. In Abruzzo però gli eventi famigliari incalzano. Proprio quando l’incontro con una donna misteriosa e sensuale sta per trascinarlo in un irresistibile vortice, un imprevisto rimescola le carte in gioco…

Editore : Libromania (30 luglio 2020)

Lingua : Italiano

Copertina flessibile : 352 pagine

ISBN-10 : 8851183597

ISBN-13 : 978-8851183592

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