Articolo a cura di Maria Marques

“Vedo cose meravigliose!”

Questa frase è diventata famosa nel mondo dell’archeologia e in particolare in quello dell’egittologia.

A pronunciarla fu l’archeologo Howard Carter, rispondendo alla domanda del suo finanziatore, Lord Carnarvon quando, praticata una breccia nella porta sigillata della tomba di Tutankhamon, introducendo una candela, la luce illuminò, dopo tremila anni, la sepoltura di un faraone, completamente intatta. Era il 26 novembre del 1922 e la scoperta ebbe una risonanza mondiale rendendo l’egittologia nota anche ai non addetti ai lavori. Ma chi furono gli archeologi che riportarono alla luce la storia dell’Egitto? Il viaggio di Tsd non vuole e, non può essere esaustivo, desideriamo soltanto presentare alcune delle figure di coloro che dedicarono la vita alla scoperta di una cultura affascinante e misteriosa.

Tra i primi resoconti di viaggio di europei che si spinsero in Egitto nel 500, si ricorda quello di Johannes Helffrich, pubblicato nel 1579, che visitò la valle di Giza attratto dalla Sfinge, di cui all’epoca era visibile solo la testa. Nel ‘700 il numero di viaggiatori che si avventurarono lungo il corso del Nilo, iniziò ad aumentare, riscoprendo rovine di antiche città e  templi, come ad esempio il gesuita Claude Sicard che nel 1716 fu il primo a riconoscere Tebe.

Alla fine del XVII secolo l’Egitto non era più un paese sconosciuto, le sue rovine archeologiche erano descritte attraverso resoconti di viaggi, disegni, riproduzioni di oggetti, tuttavia nessuno però vi aveva ancora condotto ricerche in modo organizzato e scientifico, per questo si dovette attendere la spedizione di Napoleone. Le osservazioni e le illustrazioni di Denon e dei suoi collaboratori, che accompagnarono l’esercito francese, furono poi raccolte un’opera, la Description de l’Égypte, pubblicata dal 1809 sino al 1829. La spedizione napoleonica ebbe anche il merito di scoprire la “stele di Rosetta” che riportando una iscrizione in tre diverse grafie, si rivelerà fondamentale per lo studio dei geroglifici.

Con il ritiro delle truppe francesi, collezionisti e mercanti d’arte apriranno una vera e propria caccia ai reperti archeologici che giungeranno in Europa fornendo grandi materiali di studio.

Bernardino Drovetti, console di Francia, riuscì a raccogliere una collezione di numerosi pezzi tra cui le statue che sono conservate al Museo Egizio di Torino. Quando nel 1816 il console inglese Henry Salt giunse ad Alessandria, fra i suoi incarichi vi fu quello di procurare reperti per il British Museum e, per raggiungere questo obiettivo, si avvalse dell’opera Johan Ludwig Burckhardt e Giovanni Belzoni cui si devono le scoperte della tomba di Sethi I nella Valle dei Re, del tempio di Abu Simbel in Nubia e l’apertura della piramide di Cheope.

Accanto alle collezioni private, in Europa, iniziarono a nascere i primi musei, e quando nel 1822, Champollion riuscì a decifrare i geroglifici, i monumenti e i papiri cominciarono a narrare la loro storia.

Nel 1850, su incarico del Louvre, giunse in Egitto, Auguste Mariette (1821-1881) che a Menfi riportò alla luce il Serapeum, un sepolcro in cui per circa 1400 anni furono sepolti i tori Apis; scavò il tempio di Edfu e numerose tombe a mastaba e altre ancora nella Valle dei Re e a Saqqara.

Nominato il 4 luglio del 1858 “direttore del Servizio Antichità”, Mariette organizzò un primo sistema di protezione del patrimonio archeologico egiziano, creò un museo a Bulaq e, questa collezione, traslata poi nel 1891 a Giza, divenne il nucleo originario del museo a Il Cairo.

Suo successore, fu Gaston Maspero (1846-1916) che proseguì gli scavi a Saqqara dedicandosi a ricerche filologiche sull’evoluzione della lingua egizia. Le sue campagne di scavo furono numerose e si svolsero: a Edfu, a Karnak, ad Abido e intorno alla Sfinge a Giza. Anch’egli dovette far fronte ai continui saccheggi e commerci illeciti di reperti e, perseguendo questo fine, giunse a scoprire, nel 1881, il cosiddetto “nascondiglio di Deir el Bahari”, in cui furono rinvenute nove spoglie di faraoni, sarcofagi oltre ad arredi funebri, trasferiti velocemente al museo de Il Cairo per il timore di furti. Fu, proprio sotto la sua supervisione, che il museo di antichità egizie lasciò Giza per Il Cairo, nella sede che ancora oggi lo ospita.

A Maspero si deve anche la fondazione, in Egitto, dell’Institut Français d’Archéologie Orientale nel 1880, che divenne un punto di riferimento per le attività di scavo, di ricerca e pubblicazione.

A questa fondazione se ne affiancarono altre che inquadrarono le varie missioni archeologiche che collaborarono con il Servizio di Antichità, tra cui anche quella italiana guidata da Ernesto Schiapparelli (1856-1928) cui si deve la scoperta della tomba di Nefertari, moglie Ramses II e la tomba dell’architetto reale Kha con il suo ricco corredo funerario, conservato nel museo di Torino.

Intorno al 1880 giunse in Egitto, William Matthew Flinders Petrie (1853-1942) che si avvicinò agli scavi archeologi con estremo rigore. Petrie fu attratto dalla storia dell’Egitto prima delle piramidi e nella zona di Naqada, portò alla luce una grande necropoli caratterizzata da sepolcri molto semplici in cui i corpi erano deposti in posizione fetale, senza segni di mummificazione, accompagnati da utensili in selce e statuine di avorio: la preistoria della civiltà egizia. Sotto la guida scrupolosa di Petrie si formò una squadra di valenti assistenti, tra cui si ricorda anche Percy Edward Newberry che ebbe il merito di condurre con sé, come acquarellista, un giovanissimo Howard Carter con cui collaborò durante lo scavo della tomba di Tutankhamon occupandosi dei reperti botanici e tessili, lì rinvenuti.

Un lungo viaggio attraverso i secoli, partendo da Carter e tornando ancora a Carter, che con la sua costanza nella ricerca di un faraone sconosciuto, ha regalato al mondo una scoperta che emoziona ancora, dopo tanto tempo.

Fonti

Le grandi avventure dell’archeologia, Armando Curcio Editore vol. 2  (edizione 1980)

https://www.danielemancini-archeologia.it

https://www.treccani.it/enciclopedia/egittologia_%28Enciclopedia-Italiana%29/

One thought on “Viaggio alla scoperta dell’Egitto

  1. claudio ha detto:

    Un viaggio al museo del Cairo ormai dovrebbe far parte del bagaglio culturale di ognuno di noi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *