Bentrovati, cari lettori e viaggiatori di “Thriller Storici e dintorni”. Il TSD tour nei luoghi della Storia e con la Storia riprende.
Continuiamo a esplorare luoghi misteriosi, magari inquietanti, ma luoghi che portano i segni della Storia e dell’uomo.
Siamo stati sull’Isola del Diavolo, poi a Poveglia, oggi vi portiamo a… non vogliamo svelarvi nulla. Leggete e viaggiate!

Articolo a cura di Roberto Orsi

Chi non ricorda il passato, è condannato a ripeterlo
George Santayana

Non tutti i luoghi abbandonati sono identici, alcuni sono fortunatamente abbandonati ma, altrettatnto fortunatamente, non sono stati chiusi ai visitatori. Sembra un enigma, ma seguiteci perché il luogo in cui vi portiamo oggi è davvero insolito.
Andiamo in Francia, a Parigi, non quella della Tour Eiffel o de la vie en rose, ma alla sua periferia.
Ci addentriamo nei boschi di Vincennes, dove se non fosse per le finestre sbarrate e le gabbie fatiscenti, si celano alcune costruzioni che potrebbero essere scambiate per le rovine di un villaggio. E invece tra le piante selvatiche si celano i resti del Jardin d’Agronomie Tropicale, uno “zoo umano” del Ventesimo secolo, una mostra pubblica per promuovere il colonialismo francese.
Il Jardin d’Agronomie Tropicale è una macchia oscura nella storia della Francia. Durante la maggior parte del XX secolo è rimasto chiuso, oggi gli edifici sono abbandonati e in rovina. Ma sono visitabili.

Gli zoo umani sono stati in passato, soprattutto tra il 1870 e il 1940, esposizioni al pubblico di popolazioni straniere, in genere catturate, imprigionate e obbligate a restare chiuse in recinti o gabbie. Chiamati anche esposizioni etnologiche, gli zoo umani erano esposizioni pubbliche, mostre, frutto di cultura coloniale che mirava a enfatizzare le differenze tra gli stili di vita europei occidentali e quelli di altri popoli europei o non europei. Una concezione intrisa di razzismo scientifico e darwinismo sociale; alcune di queste teorie collocavano i popoli nativi soprattutto dell’Africa, dell’Oceania, Asia e Americhe, in una scala evolutiva inferiore, a metà tra le grandi scimmie e gli europei. Questo tipo di zoo non sono del tutto nuovi alla popolazione poiché fin da dopo la scoperta dell’America si verificarono subito le prime collezioni di “curiosità esotiche” tra cui anche esseri umani “strani”. Già durante il Rinascimento, i Medici attrezzarono un grande giardino zoologico in Vaticano. Nel XVI secolo, il cardinale Ippolito de’ Medici possedeva una collezione di persone di diverse razze e animali esotici. Egli disponeva di un gruppo di cosiddetti barbari, di oltre venti lingue diverse; tra essi vi erano anche Mori, Tartari, Indiani e Africani.

Nel 1907, nel «Giardino di Agronomia Tropicale» furono realizzati sei villaggi con i padiglioni che rappresentavano le colonie francesi: Madagascar, Indocina, Sudan, Congo, Tunisia e Marocco. Per ricreare la vita e la cultura c’erano anche persone di queste terre lontane con edifici e strade che riprendevano lo stile di ogni territorio, senza dimenticare un riferimento alla vegetazione locale. Per bisogno di autenticità, erano stati condotti degli autoctoni per farli abitare qui e perché i visitatori potessero osservarli come delle bestie selvagge.

Da maggio a ottobre del 1907, quando tutto poi ha avuto fine, gli “abitanti” di questo zoo sono stati osservati da più di un milione di visitatori curiosi.
Si stima che oltre 35.000 uomini, donne e bambini hanno lasciato la loro terra natia per partecipare a questo tipo di esibizioni in città come Parigi, Londra o Berlino. I visitatori avevano raggiunto i 3,4 milioni in soli 6 mesi. La gente li prendeva in giro, urlava loro contro e li strattonava. I residenti neri delle colonie francesi di Sudan, Marocco e Repubblica Democratica del Congo venivano trasportati qui, dove dovevano stare “in mostra” per i visitatori europei. I prigionieri erano obbligati a esibirsi in riti tradizionali per intrattenere i curiosi spettatori. E tutto, pare, per un solo motivo: celebrare il colonialismo europeo e rafforzare l’idea della superiorità dell’occidente.
Un noto calciatore francese, Christian Karembeu, ha confessato che il suo bisnonno raccontava di essere arrivato a Parigi come delegato diplomatico, ma in realtà era parte di uno di questi zoo dell’orrore.

Quando la mostra è terminata nell’ottobre del 1907, qualcuno è tornato nel proprio villaggio, ma altri sono finiti in realtà di malaffare e sono stati costretti a entrare in gruppi circensi.
Oggi questo giardino è abbandonato, selvaggio e verde, pieno di piante tropicali indomabili. Qualcuno dice che esse sono i fantasmi di questo purgatorio.

Anche in Italia abbiamo avuto i nostri villaggi etno-espositivi: a Torino, Palermo, Trieste, Milano, Roma e Genova, inaugurati già a partire da fine Ottocento e poi rinvigoriti dalla farsa tragica dell’imperialismo coloniale fascista.
L’ultimo fu a Napoli, nel 1940. Gli zoo umani a quel punto si erano già da qualche anno trasformati in spettacoli, esibizioni dal vivo, performance in cui degli attori (più o meno retribuiti e reclutati con mezzi più o meno coercitivi) riproponevano scene di vita quotidiana dei loro remoti paesi. Il teatro della vita.
Mentre la maggior parte di questi zoo umani sono stati distrutti dopo la loro chiusura nel corso del 20esimo secolo, il «Giardino di Agronomia Tropicale» è stato conservato. Secondo il sito di notizie Huffington Post, è accessibile al pubblico dal 2003, e nel 2011 una mostra speciale, a ricordo di questo abominio, è stata allestita a Parigi: “Human Zoo: The Invention of the Savage”.

Perché l’unico modo in cui l’umanità può imparare dalla storia è ricordandola.

Fonti

https://www.ilsuperuovo.it/gli-zoo-umani-un-luogo-di-studio-per-la-nascita-dellantropologia-filosofica/

https://not.neroeditions.com/selvaggi-da-esposizione/

https://www.idealista.it/news/immobiliare/internazionale/2018/01/08/124939-ecco-lo-zoo-umano-di-parigi-che-ricreava-la-vita-nelle-colonie-francesi

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