Trama Nel 1862, tra le “Oeuvres complètes d’Alexandre Dumas”, pubblicate da Michel Lévy, compaiono due volumi dal titolo “Italiens et flamands”. Si tratta di una serie di brevi biografie, più o meno romanzate, di grandi artisti del glorioso passato italiano e nordico. Nel secondo volume di questa raccolta di grandi figure dell’arte, alle pagine 225-246, si trova anche questa vita di Giulio Romano. Il breve testo, debitore evidente della Vita del Vasari, presenta l’artista, secondo la tradizione più diffusa, come brillante allievo del grande urbinate Raffaello. Dumas non gli riconosce il supremo talento del Maestro, ma ne apprezza la perizia esecutiva nel dipingere e nella progettazione architettonica, così come evidenzia i gradevoli aspetti del suo carattere gioviale. Dalle commissioni dei pontefici del suo esordio romano fino alla sua sfolgorante fioritura alla corte mantovana, questa presentazione della carriera artistica di Giulio Romano è arricchita, secondo il gusto di Dumas, dalla narrazione di episodi salienti della sua ricca, seppur non lunghissima, avventura esistenziale. Recensione a cura di Laura Pitzalis
Giulio Romano: Il suo più grande difetto è quello di aver avuto per maestro un uomo come Raffaello.
Così scrive, in una biografia a lui dedicata il celebre scrittore Alessandro Dumas. Alessandro Dumas? Il Dumas padre, scrittore famoso per i suoi “roman-feuilleton”, i romanzi d’appendice, come “Il conte di Montecristo” e la trilogia dei tre Moschettieri e D’Artagnan? Quello dei romanzi storici, dove però la Storia non è sempre rispettata, (“Che cosa è la storia? Un chiodo al quale appendo i miei romanzi”.) come La Regina Margot e il Conte di Montecristo? Sì proprio lui! Ma che ci azzecca con Giulio Romano e l’arte? Dovete sapere che la sua vita privata era alquanto tumultuosa (ha avuto tante amanti) e per sfuggire alle gelosie delle spasimanti fu costretto a viaggiare spesso in Italia, Spagna, Russia, Algeria. Questi viaggi furono l’occasione per scrivere i suoi racconti di viaggio e una serie di brevi biografie, più o meno romanzate, di grandi artisti del glorioso passato italiano e nordico. Queste biografie furono raccolte da Michel Lévy, nella sua opera “Oeuvres complete d’Alexandre Dumas”, in due volumi dal titolo “Italiens et flamands” dove, nel secondo volume, troviamo proprio la vita di Giulio Romano che ho avuto la fortuna di leggere perché pubblicata dall’Oligo Editori con il titolo “Vita di Giulio Romano”. È una deliziosa plaquette, un gioiellino di solo 48 pagine che ho letto in un attimo, grazie ad un’ottima traduzione di Vincenzo Fidomanzo, che ha reso la lettura semplice e scorrevole, esaltando l’esposizione quasi familiare di Dumas che ci intrattiene piacevolmente con puntualizzazioni storiche, aneddoti e osservazioni personali. In verità è una biografia di Giulio Romano “artista” perché come dichiara il nostro caro Dumas:
Quando si scrive la vita di Giulio Romano, si è costretti a scrivere quasi un elenco dei quadri che ha realizzato, la sua esistenza è tanto regolare, il suo lavoro è talmente continuo, che non presenta nessun evento particolare né suo né in quanto lo circonda. […]
Siete curiosi di conoscere l’Alessandro Dumas nelle vesti di Sgarbi? Allora vi consiglio assolutamente di leggere quel cameo che è la “Vita di Giulio Romano”, edito dall’Oligo Editori, e poi questo mio scritto, dove alle considerazioni di Dumas ho integrato notizie su Giulio Romano “uomo”. Giulio Pippi de’ Jannuzzi o Giannuzzi, detto Giulio Romano, fu l’allievo più dotato e uno tra principali collaboratori di Raffaello Sanzio all’interno della sua affollata bottega. Per questo fu qualificato come il più brillante erede dello stile raffaellesco. Non abbiamo nessuna certezza della sua data di nascita. Se ci rifacciamo all’atto di morte del 1546, dove gli si attribuisce un’età di 46 anni, lo potremo ritenere nato intorno al 1499 nell’Urbe. Secondo questa teoria, però, quando Raffaello arrivò a Roma nel 1508, Giulio non avrebbe avuto ancora dieci anni.  E’ difficile pensare che il Sanzio avesse accettato un allievo tanto giovane, specialmente se si considera che il Pippi iniziò a mettere mano sugli affreschi molto presto. Quindi o il Pippi era un bambino prodigio proprio come il suo maestro o la sua data di nascita sarebbe da anticipare almeno al 1496/97, età in cui generalmente i ragazzi entravano a bottega (a 12/13 anni). Nato in una famiglia agiata, il padre sembrerebbe essere stato un commerciante, visse in via Macel de’ Corvi, nei paraggi del Foro Romano e di piazza del Campidoglio, nell’area ora occupata dall’Altare della Patria. Ebbe quindi il privilegio di conoscere il Colosseo, la Colonna Traiana e i ruderi del Foro romano non in età adulta ma come paesaggio urbano della sua infanzia. Questo influenzò sia i suoi comportamenti, tanto da atteggiarsi a patrizio usando come firma “Iulius Romanus”, nome con il quale verrà normalmente identificato dai propri corrispondenti, sia il rapporto della sua arte con l’antico che non sembra di sfida ma d’identificazione. Non sappiamo con esattezza quando avvenne il primo incontro con Raffaello, sicuramente sappiamo che entra giovanissimo nella bottega e che furono legati da grande amicizia. In quel periodo a Roma, operano artisti come Bramante, Michelangelo e lo stesso Raffaello che in ogni campo (architettura, scultura, pittura) mutano i destini dell’arte, la sua formazione quindi avviene in una condizione artistica di altissimo livello. Come ci racconta Alessandro Dumas, Giulio era quello che più si avvicinava al grande pittore di Urbino, avendo trascorso la sua gioventù seguendo le lezioni del Divino Maestro e, più tardi ad aiutarlo. Così quando Raffaello dipinse, per Leone X, le logge del Vaticano, fu Giulio Romano che eseguì numerosi disegni del Maestro, come “La creazione di Adamo ed Eva”, “L’arca di Noè”, “Il sacrificio di Abramo”. Quindi, è ancora Dumas che parla, tutti i dipinti che Raffaello riconosceva come suoi non lo sono meno di Giulio Romano che, pur mantenendo l’onore dell’esecuzione, non toglie nulla alla gloria di Raffaello che li ha ideati.
Perché dopo aver eseguito il disegno dei suoi lavori, disegno nel quale il grande pittore aveva profuso tutta la sua poesia e tutto il suo vigore, l’allievo non aveva che da seguire la strada tracciata.
Raffaello rimaneva dunque il vero creatore, anche lasciando a Giulio una parte enorme di gloria che diede via alla sua grande reputazione, tanto che quando il duca di Mantova (allora non ancora duca ma marchese) lo richiese, Giulio era già abbastanza noto e poteva considerarsi il vero erede di Raffaello. Alla morte del suo maestro Giulio Romano fece costruire per il papa Clemente VII, un palazzo, Vigna dei Medici, oggi Palazzo Madama. L’esecuzione era così perfetta che si pensò che i disegni fossero stati forniti da Raffaello. Così, commenta Dumas, quando l’allievo faceva qualcosa di originale e di veramente bello, lo si attribuiva al maestro. Alla morte di Raffaello, s’impegnò con Giovan Francesco Penni, detto il Fattore, a finire le sue opere incompiute, destinate alla grande sala del Vaticano, come i soggetti presi dalla storia di Costantino. Ma non riuscirono ad ultimarli perché papa Leone X morì avvelenato e gli succedete Adriano VI che non amava le arti e fermò tutte le opere artistiche. Adriano VI era per la fede semplice e senza splendore, per il papato spoglio e religioso. Durò solo un anno e tutto ritornò come prima con gran gioia di tutti, tanto che, ci racconta Dumas, sulla porta del medico del papa, una mano sconosciuta incise “Al liberatore della patria!” Nel 1524 Giulio Romano lascia Roma per Mantova. Accettò con entusiasmo di lasciare il pontefice, a cui era molto legato, per allontanarsi prima che questo venisse a sapere che le sedici incisioni oscene di Marcantonio, accompagnate dai sonetti dell’Aretino, erano sue. Sicuramente non l’avrebbe presa bene, come infatti fu. A Mantova Giulio Romano, diventa indispensabile, come artista, per la sua capacità di fornire, in breve, progetti per edifici sacri e profani, idee e cartoni per affreschi, stucchi, arazzi, ma anche disegni per argenterie, apparati effimeri, allestimenti teatrali e giardini. In pochi anni costruisce e decora Palazzo Te, la sua creazione più bella con il capolavoro della stanza dei “Giganti”, dove l’architettura e la pittura unite creavano un effetto meraviglioso, un’opera di concezione gigantesca e un’idea completamente nuova. Scrive Dumas:
Queste rocce, queste montagne, questi edifici sembrano prossimi al crollo e in procinto di schiacciare chiunque osi penetrare in questa sala piena di terrore e di massacro!
Ho visto questa sala e, come tutti gli affreschi del Palazzo Te, ne sono rimasta impressionata, mi ha lasciato senza fiato: una vera meraviglia! Dumas, però, non condivide questo mio giudizio, ridimensionando questo capolavoro (e non solo questo).
Questa sala è di un sorprendente effetto, ma è piuttosto grande che grandiosa.
Tuttavia rimane impressionato da quanti progetti e lavori Giulio Romano avesse fatto per Mantova, rendendola così splendida che Carlo V, che credeva di trovare case “sudice e vergognose, mentre trovò magnifici palazzi” disse:
Prima questa città non valeva un marchesato, ed essa vale ora più di un ducato
Quindi se il marchese Federico diventò Duca Federico, deve ringraziare Giulio Romano! Giulio Romano è, quindi, l’uomo più fecondo del suo tempo. Ma, dice ancora Alessandro Dumas, nel mezzo di questa sua fecondità gli manca qualcosa, un non so che di grande o di divino, come in Raffaello e Michelangelo. Aveva abbastanza talento per servire Raffaello ma non aveva abbastanza genio per rimpiazzarlo; il suo maestro aveva ben potuto comunicargli tutti i segreti dell’arte, ma c’è una rivelazione interiore, una poesia intima che non si trasmette come una successione e Raffaello, che era nel contempo un grande pittore e un grande poeta, non aveva potuto fare di Giulio Romano altro che un grande pittore. Giulio Romano morì a Mantova nel 1546 . Lasciava un figlio che, in ricordo del suo maestro chiamò Raffaello , ma che morì poco dopo lui. Fu sepolto nella chiesa di San Barnaba, e la sua salma risulta dispersa dal 1737, quando, durante i lavori di ristrutturazione, la sua tomba fu profanata e distrutta. Fonti https://www.studenti.it/alexandre-dumas-biografia-e-libri.html#:~:text=1Alexandre%20Dumas%20(1802%2D1870)%3A%20biografia&text=%C3%88%20uno%20scrittore%20dell’epoca,e%20Il%20Visconte%20di%20Bragelonne. http://www.museionline.info/architetti/giulio-romano https://library.weschool.com/lezione/giulio-romano-19610.html Editore: Oligo (11 giugno 2020) Collana: Daimon Lingua: Italiano ISBN-10: 8885723527 ISBN-13: 978-8885723528 Link di acquisto cartaceo: Vita di Giulio Romano

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