Narrativa recensioni

L’avvelenatrice di uomini – Cathryn Kemp

Recensione a cura di Anna Cancellieri

Come ci si salvava dal femminicidio nel ‘600?

La legge non offriva nessuna protezione alle donne, che dovevano sottostare all’autorità maschile di padri e fratelli, piegarsi ai capricci di mariti e amanti violenti. La donna non aveva libertà e se per caso rivendicava una sua autonomia e riusciva con le proprie conoscenze a mantenere se stessa, allora in automatico diventava sospetta, pericolosa, fattucchiera, strega.

Qui abbiamo un caso che si colloca al confine sottile fra autodifesa e delitto: per salvarsi la vita, una donna ha il diritto di uccidere? Quanto è legittimo, per chi ha le conoscenze, offrire una soluzione estrema che non lascia tracce?

Il personaggio intorno a cui ruota questo romanzo è documentato e già dalle prime righe sappiamo che fine farà. Una fine inevitabile, per chi è complice in decine e forse centinaia di omicidi progettati a sangue freddo. Eppure facciamo il tifo per lei.

Giulia Tofana, giovane esule in fuga da un destino disgraziato, sente di far parte di una sorellanza di donne indifese, maltrattate, abusate, calpestate.

“La nostra esistenza si svolge dietro le quinte del mondo, nei recessi bui alle spalle della scena. Mentre gli uomini ostentano e si pavoneggiano, noi ci arrabattiamo nei nostri ruoli di mere comparse nel teatro della vita. Ma essi ignorano che nell’oscurità del retropalco si consolidano la sorellanza, l’alleanza femminile, l’affinità che fiorisce lontano dal brutale sguardo maschile.”

Giulia ha appreso da sua madre la profonda conoscenza delle erbe, una vera arte che le permette di sopravvivere senza un uomo al fianco, donando guarigione e sollievo, bellezza e benessere.

Ma anche la morte. L’unico prodotto per cui non si fa pagare.

Da lei prenderà il nome l’Acqua Tofana, il micidiale veleno insapore e inodore capace di uccidere con poche gocce, senza lasciare tracce. Giulia, nonostante il pericolo costante di essere scoperta, sente questo compito come una missione a cui non può sottrarsi, un retaggio fatale che viene tramandato da generazioni nel ramo femminile della sua famiglia, un pesante dovere su cui non manca di interrogarsi.

“Mamma, perché mi avete insegnato questo? Perché mi avete lasciato questa pericolosa eredità? Non sono stati sufficienti i rischi che abbiamo corso con le mogli e le figlie di Palermo? Perché darmi il potere di decidere della vita e della morte altrui?”

Ma quando vede le sorelle in difficoltà, picchiate, sfregiate, minacciate di morte, in lei si desta un’indignazione vendicativa che in qualche modo affonda le radici in un segreto sepolto nei primi anni della sua adolescenza.

Le donne della sua cerchia agiscono nell’ombra, furtive, protette anche dal silenzio di quante, usando il veleno, sono diventate a loro volta assassine.

La maggior parte delle vittime è di basso ceto e la loro dipartita non sembra risvegliare l’attenzione degli Inquisitori, specialmente perché le morti si vanno a sommare a quelle, numerose, causate dalla peste.

Ma quando agli infimi si aggiungono vittime illustri, fra cui un cardinale intimo amico di papa Alessandro VII, il numero degli strani decessi comincia a destare sospetti. La macchina della giustizia si mette in moto lenta ma inesorabile, per volere della più alta autorità ecclesiastica.

Alessandro è un uomo inflessibile e austero, che tratta con lo stesso rigore le proprie debolezze di peccatore e i reati contro la morale e l’ordine pubblico. L’esistenza di donne avvelenatrici nella città santa è qualcosa di intollerabile che va stroncato in modo definitivo.

“Erano vipere che spargevano false speranze e idee pericolose fra le donne sotto l’autorità di mariti, padri, confessori e fratelli. Piantavano il seme del dissenso, della ribellione, dell’amaro disaccordo e, peggio ancora, dell’indipendenza di pensiero e di azione.”

“Indipendenza di pensiero e di azione”, eccolo il vero pericolo: donne che agiscono e pensano con la propria testa, donne che contestano l’egemonia maschile, donne che hanno il coraggio di ribellarsi.

Giulia racconta se stessa in prima persona, al presente, con una prosa asciutta in cui le descrizioni fanno da sfondo come un arabesco prezioso. Alla sua voce si alterna quella del pontefice, un espediente che ci permette di scavare nella personalità e nelle passioni della protagonista e della sua nemesi, e di contemplare il baratro insanabile fra la donna ribelle e l’uomo di potere.

Pro

L’autrice disegna con maestria una figura controversa, piena di contraddizioni e profondamente umana, compassionevole e impavida allo stesso tempo. Una donna che non si piega e accetta il rischio ben sapendo a cosa andrà incontro.

Contro

A livello narrativo può sembrare che le donne della cerchia siano state un po’ troppo ingenue e l’Inquisizione un po’ troppo lenta nello scovarle. Ma sulla verosimiglianza dei riferimenti storici non mi posso pronunciare.

L’avvelenatrice di uomini – Edizione cartacea
L’avvelenatrice di uomini – Edizione ebook

TRAMA

Palermo, 1632. Escono di notte, Giulia e sua madre Teofania. Percorrono i vicoli bui perché nessuno le veda intrufolarsi nel retro di un convento, dove preparano con diabolica maestria l’Acqua, un veleno tanto micidiale quanto irrintracciabile, che le donne possono somministrare di nascosto a mariti o padri, fratelli o amanti, per sottrarsi così alle loro violenze e sopraffazioni. Giulia ha appena tredici anni, eppure aiuta la madre a consegnare la pozione alle donne che la richiedono, durante la messa o nel chiuso delle case o dei bordelli. Fino a quando non è lei stessa a doversene servire…

Roma, 1656. In città imperversa la peste. Le vittime sono così numerose che, a lungo, sono passate inosservate le morti di decine, forse centinaia, di uomini, spirati senza contrarre febbri ed esibendo un aspetto addirittura più florido di quando erano in vita. Ma Giulia sa di essere in pericolo. E con lei anche la figlia Girolama e la cerchia di donne che fino a adesso l’hanno aiutata e protetta. La sua Acqua tofana – come ormai è conosciuto in città quel veleno potentissimo – è fin troppo richiesta. E infatti la morte sospetta di un cardinale, fraterno amico del papa Alessandro VII, scatena i segugi dell’Inquisizione: l’ignobile commercio dev’essere fermato, la tela d’intrighi e inganni sgominata. Per Giulia è arrivato il momento di affrontare con coraggio il proprio destino…

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