Narrativa recensioni

L’artista e il signore di Urbino – Chiara Montani

Recensione a cura di Roberto Orsi

Nel cuore delle terre marchigiane, quando la parola Umanesimo non era solo uno stile, ma un’intera visione del mondo, si dispiega una storia fatta di ombre, sospetti e verità occultate sotto i veli del potere. L’Artista e il Signore di Urbino di Chiara Montani ci conduce nella raffinata e contraddittoria corte di Federico da Montefeltro, dove il destino di un uomo – e forse di un’intera casata – può dipendere da un nome scritto su una pergamena o da un’ombra proiettata da una lanterna.

“La firma in calce era quella di Nemesis, la dea greca della giustizia e della vendetta, tutrice dell’ordine universale. Piero non sapeva a quali segreti alludesse il componimento, ma era quasi certo che l’uomo senza vita dalle cui braccia lo aveva appena sfilato non potesse esserne l’autore.”

Nemesis, questa la firma di chi minaccia la stabilità dei Montefeltro, è una voce senza volto, un’ombra che si muove lungo i corridoi della corte, lanciando accuse infamanti che serpeggiano tra le coscienze degli urbinati. Nemesis non è solo un nome: è un’idea che inquieta, una giustizia che sfugge al diritto e si traveste di apparizioni, pergamene, simboli e messaggi proiettati.

La sua forza sta nel modo in cui destabilizza il potere e la verità: ogni sua apparizione è un atto d’accusa, ogni messaggio un terremoto nella fragile impalcatura politica di Urbino. È vendetta? È verità che trova una via alternativa per emergere? O è una messa in scena ordita da chi ha tutto da guadagnare nel caos?

Doppio ritratto dei duchi di Urbino – Piero Della Francesca

Tra i messaggi minatori nei confronti di Federico e di tutta la sua corte, tra cui Ottaviano degli Ubaldini, diverse morti violente scuotono la città di Urbino. Le vittime sono tutte, in qualche modo, legate a Federico e Ottaviano: cosa sapevano? Perché le loro bocche vengono messe a tacere? È questo ciò che Lavinia e Piero della Francesca dovranno scoprire, fermando prima possibile la scia di sangue che inizia a dilagare.

Lavinia, protagonista di questo raffinato giallo storico, è il punto d’accesso a un mondo in cui arte, politica e verità si scontrano. Ritroviamo la protagonista dopo i primi due capitoli della trilogia, accolta alla corte di Urbino da Battista Sforza, moglie di Federico. Qui ritrova il maestro Piero della Francesca – pittore, matematico e indagatore della realtà – e viene subito coinvolta in un mistero che tocca i cuori e le fondamenta stesse del potere urbinate.

La forza del romanzo risiede nella ricostruzione storica dettagliata e colta: la Urbino di Federico da Montefeltro non è solo uno sfondo, ma un personaggio essa stessa. Le tensioni interne alla famiglia Montefeltro, i dubbi sulla legittimità del potere, le trame dei cardinali e le ombre gettate da antiche alleanze (come quella con Sigismondo Malatesta, oggi nemico) si intrecciano con eventi storicamente calibrati. Il lettore si muove in un’epoca in cui il Rinascimento non è ancora il trionfo di bellezza che conosciamo, ma un fragile equilibrio tra scienza, superstizione, eredità medievali e nascenti verità razionali. La corte dei Montefeltro è viva e fremente tra le pagine di questo libro: l’autrice non si limita a ricostruire il periodo storico: lo fa vivere attraverso le pagine, trasformando Urbino in un palazzo pulsante, dove arte, intrigo e gerarchie sociali diventano presenza tangibile.

“Ottaviano Ubaldini era il nipote, quasi coetaneo, di Federico da Montefeltro e a lui era affidata la reggenza della città durante le lunghe assenze di quest’ultimo. Un uomo dalla sconfinata cultura e dalla straordinaria sensibilità artistica, che aveva messo al servizio di un progetto quanto mai grandioso. Quello di trasformare un piccolo centro annidato fra le colline del Montefeltro in una superba città ideale, un tempio della bellezza, dell’arte e del sapere, meta obbligata di artisti e intellettuali.”

Lavinia è una protagonista fuori dal tempo, moderna nella sua lucidità ma credibile nel suo contesto. Federico, l’enigmatico signore di Urbino, emerge come uomo strattonato tra dovere e ambizione. E poi c’è Ottaviano degli Ubaldini, figura ambigua e appassionante, forse vittima, forse complice.

Piero della Francesca si rivela silenziosamente centrale: la sua arte non è semplice decoro, ma codice, simbolo, strumento d’indagine.

“Trovarmi li con lui a frugare nel buio in cerca di indizi, col timore di essere scoperti, richiamava altri momenti simili vissuti insieme e riportava alla luce una parte di me che credevo sopita. Un lato ribelle che ormai conoscevo bene, anche se faticavo a comprenderlo, e che pareva trarre un recondito piacere dall’infrangere le regole.”

Ottaviano Degli Ubaldini

La scrittura è colta, densa, ma mai pedante. I riferimenti artistici e filosofici sono integrati nel tessuto narrativo con naturalezza, trasformando l’opera in una sorta di thriller umanista, dove ogni parola può essere un indizio, ogni quadro una mappa, ogni gesto una maschera.

La narrazione si dipana con suspense crescente, senza mai cedere allo svelamento facile. Le rivelazioni (come quelle firmate dall’inafferrabile Nemesis) hanno la forza di un colpo d’ala e aprono continuamente nuove prospettive fino al colpo di scena finale.

L’Artista e il Signore di Urbino è un romanzo che pretende attenzione, coinvolgimento, pensiero critico.
È un testo che si rivolge tanto all’amante del giallo quanto allo studioso di storia, all’appassionato d’arte, al lettore che cerca qualcosa che lo leghi pagina dopo pagina

È anche un omaggio al potere delle donne intelligenti, che operano in silenzio in un mondo ancora tutto maschile. Le donne protagoniste del romanzo, su tutte Lavinia e Battista Sforza, denotano grande intelligenza, capacità di discernimento e forza di volontà. Si tratta forse del romanzo in cui, più degli altri due, l’autrice affonda la penna nell’intimità di Lavinia, la mette a nudo per il lettore.

Questo romanzo è più di un semplice mistery storico: è una sinfonia di ombre, geometrie e sussurri, che cattura fin dalla prima pagina e non lascia più andare.
Come un quadro di Piero della Francesca, più lo si osserva, più si scoprono significati nascosti.

Un libro che segna.
E che resta.

“L’incertezza del futuro, il sentore di morte planato sull’intera corte mi avevano lasciato addosso un turbamento senza nome, che era andato chissà come a saldarsi con i ricordi più bui della mia esistenza”

Trama

Lavinia si stringe nel mantello mentre il vento gelido s’insinua nella carrozza. Sta andando a Urbino. Quando arriva, scorge una figura che le toglie il respiro: è Piero della Francesca. Il suo cuore salta un battito. In passato hanno condiviso qualcosa di incredibile e segreto. Piero è stato chiamato a Urbino perché la città vuole diventare un punto di riferimento per l’arte e la cultura: il castello di Federico da Montefeltro è un continuo viavai di artisti. Anche Lavinia è una pittrice, ma non può dirlo a nessuno, perché è un mestiere che non si addice a una donna. Eppure, dietro all’atmosfera vibrante che anima la città, c’è qualcosa di oscuro. Bastiano del Colle, medico di corte, è morto in circostanze poco chiare. Nelle mani stringe un componimento inquietante, firmato Nemesis, la dea della vendetta. La poesia accusa il conte di Urbino di crimini atroci e si chiude con la promessa di altre tre rivelazioni sconvolgenti. Lavinia lo sente: qualcosa di terribile sta per accadere. Quando poi scopre che Piero è coinvolto nel mistero della morte di Bastiano, capisce di non potersi tirare indietro. Deve aiutarlo a risolvere il caso. Chiara Montani ha il dono di trascinare il lettore nelle atmosfere che racconta. Questa volta ci porta nel cuore della Urbino rinascimentale, in cui arte e potere convivono in precario equilibrio. Tornano due personaggi che hanno fatto emozionare tutti: Lavinia Alinari e Piero della Francesca. Ancora una volta, l’autrice ci regala una storia coinvolgente, che fonde mistero e sentimenti proibiti, in un affresco minuzioso di un’epoca che non smette di affascinare.

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