Narrativa recensioni

Il libro di ricette di Alice – Karina Urbach

Recensione a cura di Raffaelina Di Palma

Non so cucinare. Quindi non mi ha mai incuriosito il fatto che a casa nostra, su uno scaffale ci fossero  due libri, (stesso titolo stessa copertina), di cucina intitolati So kocht man in Wiem! (A Vienna si cucina così!).     

Con questo preambolo, Karina Urbach, inizia a raccontare la storia di un’opera rubata all’autrice, Alice Urbach, sua nonna, cuoca ebrea nella Germania nazista. Un racconto ricco di azione e di riscossa, una cupa vicenda personale, attraverso la quale ricrea quanto accaduto all’avvento del nazismo.

Alice Urbach and Paula Sieber, Jewish refugees from Austria working at the  Windermere hostel, stand in front of the building. - Collections Search -  United States Holocaust Memorial Museum
Sulla sinistra Alice Urbach

Questo libro è un nuovo testo che va ad inserirsi nel lungo elenco dei crimini nazisti.

Nella libreria di casa loro, ricorda l’autrice, avevano due libri di cucina: uno era Sokochtman in wien! ( Così si cucina a Vienna!), scritto da sua nonna, Alice Urbach, mentre l’altro con lo stesso titolo, era di un uomo chiamato Rudolf Rosch. Avevano esattamente le stesse fotografie e gli stessi contenuti, differivano soltanto nella prefazione. Un giorno la cugina americana le consegnò una scatola piena di vecchie lettere e audiocassette e tramite queste Karina Urbach scoprì cose sconcertanti.

Quelle lettere le procurarono forti emozioni: attraverso quelle letture si fece una prima idea di quegli avvenimenti che le servirono anche per conoscere meglio sua nonna, con la quale non aveva avuto molti contatti poiché viveva negli Stati Uniti. Le ricerche si snodano da Vienna a New York con tappa a Londra. Karina si mise alla  ricerca di altre fonti.

Come spesso succede, però, in famiglia circolavano molti aneddoti e pochi fatti. Quando ho cominciato a leggere le lettere e ad ascoltare la voce di Alice registrata sui nastri, mi sono fatta una prima idea di quel che le era successo. Da quel momento in poi non ho desiderato altro che di raccontare la sua storia.  

Lo scenario era quello di un teatro della perversione, nel quale ad avere il sopravvento erano le forze del male, rappresentate dalla miseria morale di un popolo: al centro di un dramma inimmaginabile che mostrava già i contorni di una storia che andava assumendo il profilo di una tragedia.

Alice Urbach apparteneva a una ricca famiglia ebraica, con un amore infinito per la cucina che nessuno, nemmeno i genitori, riuscivano a contenere.

L’arco di tempo tra il primo e il secondo conflitto mondiale è foriero di un passaggio importante per le donne viennesi, che iniziavano a frequentare i locali fino a quel momento riservati solo agli uomini e a partecipare alle serate in società. Grazie al suo carattere molto comunicativo Alice diventò in breve tempo la ristoratrice per eccellenza di Vienna.

Fu in quel periodo che nacque il libro So kocht man in Wien! (“Così si cucina a Vienna!”), pubblicato verso la fine del 1935. Diventò in poco tempo un bestseller: si trattava di una raccolta riassuntiva con fini divulgativi che, un tocco femminile, convergeva in un’attenzione particolare alle richieste della nuova economia domestica.

Ma da quel momento in poi, a causa delle persecuzioni naziste, la situazione precipitò. Alice fu costretta a rifugiarsi in Inghilterra prima, negli Stati Uniti poi. Ebbe una vita lunga. A guerra finita, in una libreria viennese, ritrovò per caso il suo libro di ricette. Ma ebbe un’amara sorpresa, in copertina non c’era il suo nome, ma quello di un certo Rudolf Rosch.

Il suo libro aveva subito la sorte di altri libri di persone come lei: fu oggetto di arianizzazione che significava l’attribuzione a un altro autore non ebreo.

Quel libro smarrito diventa, per Alice, l’emblema di tutte le violenze e degli oltraggi subiti.

L’umiliazione che fa vibrare ogni fibra del tuo corpo quando senti che il proprio status sociale viene considerevolmente ridotto. Aveva provato questi sentimenti e il resto della sua lunga vita lo passò combattendo per riappropriarsi di ciò che era un suo legittimo diritto.

La madre di Alice era una signora e in cucina compariva solo sporadicamente, ma per Alice la cucina divenne il luogo più importante della casa. C’era un buon profumo e la dispensa era piena di dolci. Già da piccola aveva il permesso di sedersi su uno sgabello a osservare le aiutanti della cuoca. Non si limitavano a mescolare gli ingredienti curiosi, ma parlavano anche di argomenti eccitanti: storie d’amore all’osteria o gli ultimi fatti di cronaca nera letti sulla “Kronenzeitung.  

Pagina dopo pagina affiorano gli scorci di un periodo tra i più neri della storia contemporanea. La vita di Alice è ricca di eventi e di sentimenti contrapposti a cui la nipote cerca di dare un giusto equilibrio, creando un filo di congiunzione attraverso testimonianze in cui si parla di affidavit, visti e attese infinite, una storia che si incunea in un tunnel di dolore, angoscia e disperazione che,  mentre dà luce alle vittime della barbarie, costruisce un ponte, per quanto  precario e mutabile, tra passato e presente.

Per il tema trattato, questa storia è straordinaria, perché ha come soggetto un libro il cui argomento  si conosce ancora molto poco, ovvero; l’arianizzazione dei libri negli anni del nazismo. È un libro specialeperché riconsegna alla storia una famiglia, raccontata semplicemente, senza orpelli,  ma per  quella che è: una testimonianza fra tante. Queste documentazioni sono fondamentali: la loro concretezza e la loro efficacia ci imprime nella mente che si tratta di accadimenti che si sono ripetuti e si ripeteranno ancora.

È un romanzo, ma è anche un saggio, dal quale emergono le problematiche politiche che portarono a scelte sbagliate. Un libro trae la sua forza da una profonda analisi, esso offre la possibilità di rileggere e capire il nostro passato, per capirne il possibile futuro. 

Editore ‏ : ‎ Mondadori (18 gennaio 2022)
Lingua ‏ : ‎ Italiano
Copertina flessibile ‏ : ‎ 372 pagine
ISBN-10 ‏ : ‎ 8804746130
ISBN-13 ‏ : ‎ 978-8804746133
Link d’acquisto cartaceo: Il libro di ricette di Alice
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Trama

Vienna, anni venti: Alice Urbach è la figlia di una facoltosa famiglia ebraica, con una irrefrenabile passione per la cucina che né suo padre né un matrimonio imposto riescono ad arginare. Gli anni tra il primo e il secondo conflitto mondiale sono un momento di risveglio e liberazione per le donne austriache, che iniziano a frequentare i caffè fino ad allora riservati agli uomini e organizzano le proprie serate in società : grazie al suo enorme talento comunicativo, Alice si inserisce alla perfezione in questo clima effervescente, diventando in breve la ristoratrice di Vienna per eccellenza. I suoi corsi di cucina insegnano a preparare antipasti, piatti di carne e pasticceria, offrendo ricette veloci e moderne che strizzano l’occhio alle donne lavoratrici. Il suo libro di ricette “So kocht man in Wien!” (Così si cucina a Vienna!), pubblicato alla fine del 1935, diventa in breve tempo la bibbia della cucina viennese: un compendio culinario di una capitale austriaca cosmopolita, con un tocco femminista e un’attenzione particolare alle esigenze della moderna economia domestica. Da quel momento in poi, però, le cose peggiorano rapidamente anche per la sua famiglia: a causa delle persecuzioni naziste, Alice è costretta a fuggire prima in Inghilterra e poi negli Stati Uniti. E’ solo molti anni dopo che, in una libreria viennese, ritrova il suo libro di ricette. Con enorme sorpresa, però, il nome in copertina non è più il suo, bensì quello di Rudolf Rosch: autore a lei sconosciuto, probabilmente mai esistito, ma che rispetta alla perfezione i canoni ariani. Grazie alla brillante e documentata ricostruzione di sua nipote Karina Urbach, stimata storica tedesca, questo libro narra la vicenda inedita di una donna straordinaria , testimone di un’epoca di splendore e grandezza, e vittima di un capitolo poco noto nella storia dei crimini nazisti,  quello dell’arianizzazione di opere di autori ebrei. Un racconto di resistenza e riscatto, una preziosa lezione su come sopravvivere alla violenza con dignità e orgoglio.        

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