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Intervista ad Adriano Falivene: “Vi racconto la mia Bambinella”

© Anna Camerlingo

Lunedì 1 marzo si è conclusa la prima fortunatissima stagione de “Il commissario Ricciardi” su Rai 1. Sei puntate tratte da altrettanti romanzi scritti dall’autore napoletano Maurizio De Giovanni. Si è parlato tantissimo del grande successo avuto da questa serie TV con ascolti record (praticamente in ogni puntata quasi 6 milioni di telespettatori con il 25% di share).

Thriller Storici e Dintorni ha avuto il piacere e l’onore di raggiungere al telefono uno dei protagonisti più amati delle vicende: Adriano Falivene, che ha portato in scena il personaggio di “Bambinella”.

Falivene è un artista poliedrico. Classe 1988, nato a Napoli, diplomato presso l’Accademia di Arte Drammatica del Teatro Bellini, nella vita è ballerino, clown, giocoliere, equilibrista, umorista, trasformista e cantante. Il personaggio di Bambinella, interpretato alla perfezione, è entrato subito in empatia con il grande pubblico della serie TV.

Grazie mille Adriano per aver accettato questa intervista e benvenuto tra le nostre pagine di amanti della storia.

Grazie a voi per l’ospitalità, Roberto!

Partiamo dai romanzi da cui è tratta la serie. Già molto apprezzati dai lettori, la serie del Commissario Ricciardi scritta da Maurizio De Giovanni ha avuto un ulteriore spinta in questo periodo ed è davvero sulla bocca di tutti.

Leggendo i romanzi ci si rende conto come l’autore abbia messo qualcosa che arriva ma non riesci bene a capire da dove viene quel tipo di ricchezza d’animo. I suoi non sembrano nemmeno personaggi di un romanzo, ma un racconto storico. Da attore, mi sembrava di dover interpretare l’anima di una persona realmente esistita, non di una astrazione nata dalla fantasia di uno scrittore. La soluzione dei gialli diventa quasi un “pretesto” per raccontare le vicende di questi splendidi personaggi.

Bambinella pur rimanendo a lato delle vicende, risulta sempre risolutivo con il suo apporto e le informazioni che fornisce al brigadiere Maione.

Sappiamo che Ricciardi ha il grande dono, che per lui poi è una maledizione, che viene definito “Il Fatto” all’interno dei romanzi. La connessione con il mondo dei morti, la possibilità di ascoltare l’ultimo pensiero di una persona prima di morire. Una peculiarità che magari altri avrebbero sfruttato per truffare le persone (se pensiamo a quanti millantano di avere contatti con l’aldilà), ma Luigi Alfredo decide di mettersi a servizio della giustizia. Se Ricciardi è “il re dei morti”, Bambinella per contrasto è il “re dei vivi”. Le sue conoscenze sono di grande aiuto per la risoluzione di tutti i casi su cui il commissario e il brigadiere Maione si trovano a dover indagare. E in questo modo trova il suo senso di vita, una sorta di redenzione, di sentirsi parte di qualcosa. Al di là della simpatia che può suscitare con le sue battute, il lettore lo ama anche soprattutto per questo.

Bambinella è un femminiello: ci spieghi in poche battute cos’è un femminiello e come veniva “visto” a Napoli in quel tempo?

Maurizio De Giovanni racconta che all’epoca chi aveva una doppia natura come Bambinella era considerato “preferito da Dio”. Avendo questa doppia natura era in grado di elargire consigli agli uomini sulle donne e viceversa. L’orientamento sessuale di questo personaggio in realtà è solamente una particolarità. Bambinella è un’anima di vetro, per citare uno dei titoli dei romanzi della serie, ha una trasparenza di sentimenti che viene riconosciuto da subito come un dono. Un dono che viene dall’alto.

Io credo che in ogni essere umano c’è una corrispondente maschile e una femminile. Per alcuni può essere considerata una debolezza, ma non è così. Grazie allo studio del clown, uno dei personaggi che interpreto nei miei spettacoli, ho capito che ci sono delle “debolezze” che se riconosciute, affrontate e accettate, possono rivelarsi un punto di forza per il contatto con gli altri. Molti cercano magari di nascondere questa particolarità agli occhi degli altri, finché non capiscono che accettandolo percorrono un percorso di strada che li rende vivi e quindi di grande aiuto per se stessi e per gli altri.

© Anna Camerlingo

La Napoli di Bambinella e la Napoli di Adriano Falivene: al di là del periodo storico, cosa hanno in comune e in cosa sono diverse?

Mi viene subito in mente il grande De Crescenzo che diceva “Napoli non è una città, è uno stato d’animo”. Uno stato d’animo che non necessariamente appartiene solo ai napoletani, ma si può trovare anche in persone di altre città. Il regista, Alessandro D’Alatri, lavorando alla serie ha scritto una vera e propria dichiarazione d’amore rispetto a questo tipo di sentimento che è Napoli.

Oggi, nonostante ciò che stiamo vivendo stia limitando la nostra umanità e i rapporti sociali, queste sensazioni e questo modo di essere non si possono cancellare. Non trovando i colori che siamo abituati a vivere, l’astinenza da quel tipo di sentimento si fa sentire ancora più forte. Il contatto, la condivisione, l’arte di arrangiarsi che genera furbizia e amore, sono ancora molto forti oggi come allora.

Adriano Falivene come sta vivendo questo momento in cui si parla moltissimo della serie TV e del grande successo che ha riscosso?

La paura di tradire i lettori e il papà di questi personaggi era enorme per quanto mi riguarda. Vedere che sta tornando tanto affetto e amore nei loro e nei nostri confronti rende enorme il senso di gratitudine. In questo momento mi fa sorridere il fatto di non essere riconosciuto per strada (forse anche per colpa delle mascherine). Credo che anche senza questa pandemia, molto probabilmente non verrei fermato per strada. Questo per un attore è gratificante perchè significa essere riusciti a portare in scena non Adriano Falivene che interpreta qualcuno ma un personaggio del tutto nuovo, un fantasma appunto. Sono riuscito a fare ciò che volevo.

© Anna Camerlingo

Il tuo rapporto con il brigadiere Maione/Antonio Milo sul set? Avevate già lavorato insieme?

Ci siamo conosciuti praticamente prima come personaggi e poi come attori. Non avevamo mai lavorato insieme. Si arriva sul set con tutta una preparazione accurata della parte, si resta personaggi anche quando non si sta effettivamente girando.

Il regista in tutto questo è stato magistrale: sembra quasi sia stato contagiato da Ricciardi e sia andato alla ricerca delle anime dei personaggi da incastonare in noi attori. Questa cosa, in Antonio Milo, l’ho percepita subito. Mi sono trovato di fronte lo stesso uomo eccezionale che avete visto nella serie tv come il Brigadiere Maione. Per lui, ma anche per tutti gli altri personaggi, in questo caso recitare non è stato fingere. Piuttosto è stato come reagire a qualcosa che ti arriva addosso, il personaggio assegnato, che ti coinvolge così tanto, da dover dare tutto te stesso per interpretarlo.

Negli occhi di Antonio ho sempre rivisto il grande uomo descritto da De Giovanni, quel grande e grosso brigadiere dall’animo tenero, un meraviglioso papà e un marito innamorato. Un qualcosa che passa attraverso gli occhi. Dall’altra parte trovi uno specchio in cui trasuda un’anima. È nato un sentimento sincero di affetto e stima nei confronti di tutti, avrei voluto che le riprese continuassero ancora per molto tempo. Credimi, è davvero difficile descrivere la magia che si è creata tra tutti noi durante le riprese, attori e produzione.

Tra gli episodi registrati al momento, qual è il tuo preferito e in quale ti sei divertito di più nell’interpretazione?

Quello in cui mi sono più divertito durante le riprese è l’ultimo che avete visto proprio questo lunedi, “In fondo al tuo cuore”, mentre quello a cui più sono legato è “Il giorno dei morti”. In quell’episodio troviamo il punto più profondo, almeno in questa prima parte dei romanzi, in cui Bambinella rivela in modo palese la faccia più fragile della sua medaglia. Il monologo del mio personaggio che avete visto in quella puntata, è stato proprio il provino su parte che ho affrontato ed è quindi quello su cui ho lavorato in maniera più intensa.

Parlando di progetti futuri, c’è un personaggio storico che ti piacerebbe interpretare a teatro o in TV?

A teatro tempo fa avevo portato uno spettacolo sulla Shoah nel quale interpretavo Primo Levi. Sicuramente mi piacerebbe riprenderlo quando possibile.

C’è poi un progetto che è stato l’ultimo prima dello scoppio della pandemia, a cui avevo lavorato come regista, dal titolo “No grazie!”. Un progetto che mi ha impegnato molto, con un cast di dodici attori: una trasposizione del Cyrano de Bergerac in un contesto napoletano, dove al posto dei guasconi ho inserito personaggi storici realmente esistiti. Ho tratto ispirazione dalla cosiddetta “Compagnia della morte”, così chiamata perché coloro che ne facevano parte erano terribili spadaccini pittori, animosi e vendicativi, di cui faceva parte Aniello Falcone, Mattia Preti, Salvator Rosa, Micco Spadaro. Una congrega di pittori che hanno guidato in maniera occulta la rivolta contro gli oppressori spagnoli. L’idea era quella di inserire Cyrano tra questi eroi del tempo. Sarebbe bello riportarlo a teatro appena possibile.

Ce ne sono così tanti di personaggi storici interessanti: mi viene in mente anche San Francesco. Esiste un libro di Herman Hesse dedicato alla sua storia, in cui nella breve prefazione parla proprio di questi uomini che abbandonano qualsiasi tipo di ricchezza materiale che se all’inizio erano considerati pazzi, hanno fatto qualcosa di grande e hanno raggiunto la loro meta attraverso la rinuncia e il sacrificio.

Grazie mille Adriano per questa splendida intervista, è stato un piacere chiacchierare con te. Arrivederci alla prossima stagione de “Il commissario Ricciardi”!

15 Replies to “Intervista ad Adriano Falivene: “Vi racconto la mia Bambinella”

  1. Grazie Roberto per questo contributo. L’intervista è stata davvero interessante e la preparazione poliedrica di Adriano Falivene traspare anche dalle sue risposte. Il personaggio di Bambinella, se fosse stato gestito diversamente avrebbe potuto essere persino grottesco, invece è stato pennellato con sensibilità da De Giovanni e portato in scena in modo perfetto dall’attore.

    Sai che si sente già un po’ la mancanza dei personaggi della serie?

    1. Sveva ti devo dare ragione in tutto! La grande interpretazione di Bambinella da parte di Adriano è dovuta alla sua sensibilità e la sua capacità di adattarsi al personaggio, derivante dagli studi che ha affrontato. La sua poliedricità gli consente di trasmettere sensazioni belle e genuine nei personaggi che incarna. Questo di Bambinella non fa difetto… .
      Hai ragione, ieri è stato il primo lunedi senza la serie tv ed è mancata tantissimo..

  2. Bellissima intervista ad un attore fantastico! Ho adorato questo personaggio nei libri e Adriano Falivene ha saputo portarlo sul grande schermo in maniera esemplare!
    Grazie Roberto per aver condiviso con noi questa intervista!

  3. Complimenti Adriano per la magistrale interpretazione del Femminiello, tenero, delicato, ammiccante ma con parsimonia, bravissimo. Lavorare con D’Alatri secondo me deve essere r e stato molto appassionante. È un regista che io amo molto e infatti non mi ha delusa. Complimenti a Roberto che si è fatto carico di trovare uno degli attori più amati della serie. Bellissima intervista.

  4. Grazie, Roberto. Un’intervista profonda che è stata un’occasione per conoscere meglio il bravo, fantastico interprete di Bambinella.

  5. Innanzitutto complimenti ad Adriano Falivene per la sua magistrale interpretazione di uno storico archetipo, parte di quell’universo in cui la Ragione s’intreccia con Sentimento e Follia creativa che è Napoli. Mi ha fatti piacere scoprire i suoi aneddoti, come quello sul monologo che ha portato al provino. Grazie TSD per questa inedita occasione.

  6. Bambinella l’ho amata da subito, ho sentito nelle narici l’odore della cipria e i miasmi dei bassi napoletani, ma soprattutto il cuore e la fragilità di quest’anima eletta. Nei dialoghi con il brigadiere Maione l’ho vista flirtlare ma anche esternare le sue fragilità, scherzare e farsi seria nel ricordare il suo passato. Ma il loro incontro in chiesa resterà sempre nel mio cuore indelebile e delicato. “che a maronn t’accumpgn Adriano Falivene”.

  7. Quando i teatri torneranno nuovamente a vivere in mezzo al pubblico che verrà a vedere gli spettacoli con Adriano Falivene ci sarà spesso un nuovo ammiratore: io. Splendido attore. Complimenti

  8. Splendido attore, ma devo ritenermi orgoglioso dei magnifici attori napoletani messi in scena in questa riuscitissima serie merito anche della grande opera dello scrittore Maurizio de Giovanni i suoi libri sembrano dei copioni già pronti per essere interpetrati

    1. Sono d’accordo Antonio, i libri della serie sembrano essere stati scritti proprio per essere rappresentati. Tant’è vero che quanto prodotto da D’Alatri e tutto lo staff è incredibilmente fedele a quanto pensato da De Giovanni. Gli attori tutti bravissimi!

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