Bentrovati cari lettori di Thriller Storici e Dintorni! Oggi, apriamo una nuova sala del nostro castello destinata all’incontro con personaggi illustri della Storia che sono stati così gentili da venire a farci visita, e con i quali abbiamo scambiato due chiacchiere. I personaggi saranno intervistati dagli autori che ne hanno raccontato le vicende nei loro libri. Inauguriamo, dunque, questa sala ospitando nientemeno che un duca: il duca Vincenzo I Gonzaga, incontrato da Tiziana Silvestrin! Duca Vincenzo, benvenuto nella nostra dimora, siamo onorati della Sua visita. Ci racconti un po’, cosa significava essere duca? Essere duca era un duro lavoro, non potete immaginare che fatica sia stata dover accrescere ogni giorno lo splendore del palazzo con opere d’arte, scegliere i vestiti più adatti alle varie incombenze, circondarsi di cortigiani colti e cortigiane più che belle, organizzare feste e banchetti, intrattenere i convitati. E poi c’erano anche gli affari di stato da sbrigare. Com’era la vita a Mantova al vostro tempo? Posso assicurare, senza tema di essere smentito, che la vita dei mantovani fu lieta assai sotto il mio governo. Mio padre era noto a tutti quanto fosse stretto di manica e di come avesse sempre tartassato i suoi sudditi di balzelli, così facendo aveva messo da parte un notevole tesoro che io mi sono premurato di spendere per allietare non solo la mia corte, ma tutto il ducato. La mia consacrazione a duca nel duomo di Mantova ancora si ricorda per la fastosità della cerimonia e la ricchezza dei miei vestimenti; della mia felicità volli rendere partecipe tutti i mantovani con un spettacolare cavalcata attraverso le vie della città, seguito dai più importanti nobili, lanciando monete alla folla festante. Offrii feste, concerti e spettacoli teatrali; le compagnie teatrali erano sempre accolte con calore alla mia corte, soprattutto se vi erano belle attrici. La vostra giornata tipo, Altezza? Appena aprivo gli occhi arrivavano gli astrologi spiegarmi, a seconda degli influssi astrali, come sarebbe stata la giornata. Dopo la vestizione, mi recavo nei laboratori a controllare i progressi degli alchimisti, ma nessuno di loro mai riuscì a trasformare vili metalli in oro. Solitamente pranzavo con i funzionari di corte che mi aggiornavano sui provvedimenti da adottare, i dispacci arrivati, tutti gli accidenti capitati nel ducato e come porvi rimedio. La giornata proseguiva facendo visita ai vari artisti che si occupavano dei lavori nelle residenze ducali, ricevendo ambasciatori, questuanti e commercianti. Mi ritempravo dalle fatiche di governo con una bella cavalcata oppure mi recavo a palazzo Te per dedicarmi al giuoco di rachetta con le balette, quello che adesso voi chiamate tennis. I momenti più piacevoli li trascorrevo la sera: davo feste, concerti, banchetti oppure commedie e facevo tardi con belle donne. In seconde nozze, Altezza, avete sposato Eleonora de Medici, ma per contrarre questo matrimonio vi siete dovuto sottoporre ad una prova di virilità. Innanzi ci conferma la veridicità di questa cosa? Come si è svolta la prova, in cosa consisteva? Ci racconta come è andata? Ahhh, questa domanda ve l’ha imbeccata Ranuccio Farnese, ne sono sicuro. Lui e quell’altra vipera di Bianca Cappello, quella veneziana che riuscì a sposare il Granduca di Toscana, sparsero l’infame menzogna in tutte le corti d’Europa della mia impotenza e che questa fosse la causa dell’annullamento del mio il matrimonio con Margherita Farnese. In realtà la colpa di tutto si deve a quel bigotto di mio padre, il duca Guglielmo, che non perdeva occasione per insultare Bianca Cappello, ricoprendola di epiteti indicibili, quasi fosse una donna di malaffare e qualcuno prontamente riferiva alla corte medicea i suoi insulti. Com’era da aspettarsi, la Granduchessa volle vendicarsi e ne feci io le spese: quando venne chiesta la mano di Eleonora dè Medici, ottenne che mi sottoponessi ad una prova di virilità. In cosa consisteva? Vediamo se indovinate: dovetti deflorare una giovane di nome Giulia, bella invero, ma in una stanza piena di gente che stava a guardarci come fossimo bertucce in una gabbia. Venni denudato, visitato e giudicato sano da vari medici, ma quando mi ritrovai per la prima volta in quel letto stetti male, mi venne il voltastomaco per quello che mi costringevano a fare. Alla fine mi rassegnai e feci quello che dovevo, con gli emissari dei Medici a controllare, verificare con mano quanto facevo. Ci è giunta voce, Altezza, che voi abbiate assassinato, durante un duello, il giovane Crichton, l’ammirabile Critonio che era al servizio di vostro padre Guglielmo Gonzaga, un assai stimato giovane. È vero anche questo? Il Critonio! Quello sbiadito cortigiano biondo! Non ho mai capito perché mio padre avesse voluto a corte quello scozzese e perché lo amasse così tanto! Crichton, con il quale passava ore e ore a discutere di araldica, di teologia e che riempiva di favori! A lui non lesinava i denari come faceva con me! Gli diede persino l’incarico di progettare una fortificazione per il palazzo del Te, pagandolo bene per questo. Quella sera, era il 3 luglio 1582, lo vidi passeggiare con quel suo servitore, io ero con degli amici e decisi di dargli una lezione. Volevo solo spaventarlo, al massimo ferirlo e intimargli di lasciare la corte, di andarsene il più lontano possibile, ma le cose presero una piega diversa, purtroppo. Il Critonio si difese, ferì uno dei miei amici, io intervenni e lo colpii al petto, sopra la tetta destra. Ancora non mi capacito di averlo ucciso con quel mio spadino da parata, dove maggior peso avevano le pietre che ne decoravano l’elsa che non la lama, eppure…mi riferirono che fuggendo riparò alla spezieria La Syrena dove morì! Subiste anche un processo, Altezza? Un processo voluto dal duca Guglielmo che non smetteva di rimpiangerlo, anche se non spese un soldo per la sua sepoltura. Un processo che poteva essermi evitato! E invece no, ho dovuto subire un processo, rivivere quel momento e quel dolore. Altezza, com’erano i rapporti con suo padre, il duca Guglielmo? Pessimi, se non fosse stato per la mia dolce madre, Eleonora d’Austria, credo sarebbe arrivato a picchiarmi. Il duca Guglielmo nutriva nei miei confronti una sorta di orgoglio e nello stesso tempo di gelosia. Io ero di statura alta, dritto, bello, piacevo a tutti ed ero molto ricercato dalle donne, mio padre era gobbo, bruttino e certo non amava la compagnia femminile, credo mi invidiasse; quando capitavo al suo cospetto, il suo sguardo mi trapassava da parte a parte, quasi volesse incenerirmi o cercare in me qualche difetto che lo consolasse dei suoi. Non riuscendo a domarmi, come avrebbe voluto, mi teneva a stecchetto, tanto che ero costretto ad umiliarmi chiedendo prestiti ai servitori, che avrei restituito “a babbo morto”. Quando superava il segno scappavo da palazzo e mi rifugiavo tra le braccia delle mia amante Barbara Sanseverino contessa di Sala. Bellissima donna. Sappiamo, Altezza, che avete accolto alla corte di Mantova diversi artisti, architetti, musicisti e decoratori, cosa avete fatto realizzare sotto il vostro ducato? I Gonzaga si sono sempre circondati di artisti eccelsi, voglio ricordare, perché le loro opere si possono ancora ammirare, gli affreschi del Pisanello, di Andrea Mantegna, di Giulio Romano, il grande architetto che realizzò palazzo Te. Tra i tanti che invitai alla mia corte ricordo Antonio Maria Viani che realizzò la cripta della basilica di Sant’Andrea dove sono conservati di sacri vasi con il sangue di Cristo, il casino di caccia a bosco Fontana e splendidi quadri, Claudio Monteverdi quel grande musico che inventò il melodramma. Fu poi una grande soddisfazione avere alla mia corte Pier Paul Rubens, quel tedesco che oltre a dipingere il magnifico quadro La trinità adorata dalla famiglia Gonzaga, arricchì la mia collezione di dipinti inestimabili come La morte della vergine di Caravaggio, rifiutata dai suoi committenti. Che sciocchi! Altezza, sappiamo che deve rimettersi in viaggio per far ritorno a Mantova, quindi La lasciamo andare. Grazie di aver scelto proprio la magione di TSD per una sua tappa. Porti i nostri omaggi a tutta la corte gonzaghesca. Spero di aver esaudito le vostre curiosità, presentate i miei omaggi a tutte le donzelle di Thriller storici e dintorni. Vi saluto, messere.   Se volete conoscere meglio le vicende dei personaggi inventati dalla penna di Tiziana Silvestrin, potete leggere i cinque libri della serie con Biagio dell’Orso!              

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