Narrativa recensioni

Augustus – John Edward Williams

Trama:

Sono le Idi di marzo del 44 a.C. quando Ottaviano, diciottenne gracile e malaticcio ma intelligente e ambizioso quanto basta, viene a sapere che suo zio, Giulio Cesare, è stato assassinato. Il ragazzo, che da poco è stato adottato dal dittatore, è quindi l’erede designato, ma la sua scalata al potere sarà tutt’altro che lineare. John Williams ci racconta il principato di Ottaviano Augusto e i fasti e le ambizioni dell’antica Roma attraverso un abile intreccio di epistole, documenti, diari e invenzioni letterarie da cui si scorgono i profili interiori dei tanti attori dell’epoca, i loro dissidi, le loro debolezze: l’opportunismo di Cicerone, la libertà e l’ironia di Orazio, la saggezza di Marco Agrippa, la raffinata intelligenza di Mecenate, ma soprattutto l’inquietudine di Giulia, una donna profonda e moderna, che cede alla lussuria quanto alla grazia.

Recensione a cura di: Mariella Terra

Di Caio Giulio Cesare Ottaviano Augusto la storia ci ha lasciato numerosissime e valide testimonianze. Dalle opere di Svetonio, di Tacito, di Velleio Patercolo, dello stesso Augusto, che scrisse “Res gestae Livi Augusti”, riusciamo a farci un quadro ben preciso dell’imperatore romano più capace e abile, in grado di donare a Roma la Pax Augustea per più di trenta anni. Circondato da intellettuali di grande spicco come Virgilio, Orazio e Ovidio riuscì a creare un impero straordinario.

Gaius  Octavianus  nacque a Roma, molto più probabilmente a Velletri, nel 63 a.C. da Gaio Ottavio e da Azia, nipote di Giulio Cesare, il quale, non avendo eredi, lo adotterà nel 45. Da quel momento il suo nome divenne Gaius Iulius C.f. Caesar.

Mentre si trovava ad Apollonia in Grecia, con Mecenate e Menenio Agrippa, ricevette la notizia della morte di Cesare (15 marzo 44) e decise di tornare a Roma per vendicarlo.

E’ da questo episodio fondamentale che prende le mosse il libro “Augustus” di John Williams scritto nel 1971. Il libro appare concepito in tre parti: la prima relativa all’ascesa politica, la seconda più incentrata sulla figura umana e l’ultima in cui Augusto si racconta in prima persona in una lettera indirizzata a Nicola di Damasco. Attraverso una serie di epistole, di pagine di diario, documenti, tutti più o meno abilmente romanzati, il racconto quasi corale e a tratti speculare nella sua struttura, ci restituisce l’immagine non solo dell’imperatore ma anche dell’uomo, del marito e del padre che Augusto fu in vita. In particolare del padre perché la protagonista femminile di questo libro è Giulia, figlia di Augusto, tanto amata (tanto da essere chiamata da lui con il nomignolo “Roma” quasi a voler unire in un unico grande amore la figlia adorata e la sua città) e nello stesso tempo vittima del suo ruolo e del suo tempo.

Augusto si ritrova a dover dipanare la inestricabile situazione che viene a crearsi dopo l’uccisione di Cesare: giovane, inesperto e debole secondo Cicerone (mai giudizio fu più errato), che puntava a manipolarlo dopo essere stato, secondo molti, il deus ex machina dell’omicidio di Cesare, prende piano piano consapevolezza di sé, del proprio ruolo e del proprio destino. Affiancato da pochissimi amici riesce a disfarsi di Bruto, Cassio, del temibile Antonio in uno dei periodi più tragici per la storia romana.

L’uomo più potente di Roma appare in queste pagine come una persona sola: il potere che è riuscito a conquistare sembra non appagarlo pienamente. Dei tanti amici piano piano non ne rimane nessuno, nessuno di cui fidarsi, nessuno degno di succedergli men che meno Tiberio, terzo marito di sua figlia Giulia e figlio di Livia, donna avida, del quale  non ha alcuna stima.

Augusto muore durante un viaggio verso Capri nella stessa casa dove morì suo padre, dopo aver visto dalla costa l’isola di Pandataria (Ventotene) dove aveva esiliato la figlia. Durante il viaggio Augusto traccia un bilancio della sua vita. E’ in questa ultima parte che la parola passa direttamente al protagonista. Ricorda come Cesare abbia vissuto in una Roma depravata e corrotta. Sottolinea il decadimento del suo corpo, una volta forte e vigoroso. E’ fiero di aver creato un Impero, è consapevole che quelli che gli succederanno non potranno far altro che vivere un lento ma inesorabile declino.  “E il barbaro attende (…) Ho fondato scuole in ogni parte del mondo per diffondere la lingua latina e gli usi di Roma affinché le nostre leggi temperino la crudeltà e il disordine dei costumi delle province e questi a loro volta modifichino le leggi di Roma”,”…il barbaro, conquistandola, diventerà Roma stessa”.

Una profetica visione che possiamo considerare ancora attuale. La Storia segue il suo corso inesorabile e gli uomini che non sono consapevoli del suo valore ne diventano i tragici epigoni.

Tra i mille ricordi che gli passano davanti agli occhi c’è quello con la sua vecchia nutrice che lo chiamava Tavius. Augusto ritorna bambino tra le vecchie braccia della donna che lo aveva allattato e dichiara che forse  esiste un solo amore quello per la poesia o forse esiste solo quello per il potere che da sempre lo aveva guidato, da quel lontano giorno ad Apollonia. In nome di questo amore cercò di dare un’armonia al mondo.

Tanti sono gli episodi, i personaggi storici conosciuti. Antonio che cerca il favore dei romani dopo la morte di Cesare, Mecenate che si prodiga per creare il famoso circolo letterario, la morte di Antonio e Cleopatra, l’incontro con Virgilio, l’esilio della figlia. Questo è quello  che assume particolare rilievo nella seconda parte del libro. Giulia sempre responsabile, figlia devota nel romanzo trova l’amore, o quello che a lei sembra tale, ment

re è sposata con Tiberio. Nel libro Augusto scopre che l’amante di Giulia è il responsabile di una congiura e allora, per evitare che venga giustiziata per tradimento, la esilia applicando quelle stesse leggi sulla famiglia da lui istituite per ripristinare il Mos Maiorum. L’ultimo incontro tra padre e figlia è l’epilogo tragico di un rapporto fortissimo. Di questa vicenda  è storicamente provato l’esilio per adulterio favorito secondo alcuni dal poeta Ovidio, esiliato anch’egli (il famoso error per cui chiederà invano il perdono ad Augusto).

Una piccola curiosità: ho scoperto solo dopo aver letto questo libro che il suo autore era lo stesso di un altro libro “Stoner”, solo recentemente diventato famoso,  che avevo già letto. La storia di un anonimo professore di letteratura americana. Un vero capolavoro. E ho compreso il filo che li unisce: la storia è fatta da uomini, importanti e comuni. “Il genere umano nel suo insieme mi è sempre parso brutale, incolto e ripugnante…e tuttavia nel più debole degli uomini, quando era solo con se stesso, ho ravvisato i segni di una forza che spendeva come l’ro nella roccia friabile; e nel più crudele lampi di tenerezza e compassione; e nel più vanesio momenti di semplicità e di grazia” (“Augustus”).

Copertina flessibile: 409 pagine Editore: Fazi (7 settembre 2017) Collana: Le strade Lingua: Italiano ISBN-10: 889325140X ISBN-13: 978-8893251402 Link d’acquisto: Augustus  
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