Nel cimitero ebraico Remuh di Cracovia le lapidi spezzate non sono il segno del tempo, ma il risultato di una distruzione deliberata. Profanate durante l’occupazione nazista, sradicate e riutilizzate per costruire strade e infrastrutture del campo di Płaszów, quelle pietre raccontano una violenza che mirava a cancellare non solo vite, ma anche la memoria dei morti. Oggi, ricomposte e lasciate volutamente visibili, continuano a parlare: sono ferite di pietra che trasformano il luogo in una testimonianza silenziosa ma potentissima della Storia.
