Era una mattina tersa quella dell’8 aprile 1341, una di quelle giornate romane in cui il ponentino sembra voler spazzare via la polvere dei secoli per restituire alla Città Eterna il suo antico splendore. Sul colle del Campidoglio, nel cuore politico e simbolico di una Roma che faticava a ritrovarsi tra le rovine del suo passato imperiale e le turbolenze di un presente incerto, stava per compiersi un rito che avrebbe segnato per sempre la storia della letteratura mondiale: l’incoronazione poetica di Francesco Petrarca.
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Recensione de “Il sigillo dei padri fondatori” – Marco Caciolli
Il filo conduttore del romanzo ruota intorno ai fondamenti giuridici su cui poggia la Federal Reserve Bank e sulla sete di potere di uomini disposti a tutto pur di dissetare la loro arsura. Le ambientazioni temporali variano e mentre con un salto temporale osserviamo i Padri Fondatori riunirsi per decidere il destino della nazione e salvare il paese da una probabile crisi economica, l’agente dell’MI6 Ethan Davila è impegnato in una missione apparentemente innocua e di facile risoluzione.

