Articolo a cura di Concetta Di Lorenzo
Proprio così: secondo molti studiosi l’albero dei pomi d’oro custodito nel giardino sacro dal drago Ladone e dalle Esperidi, le tre ninfe figlie della sera, era un limone e non un melo, anche se tanti autori latini e greci che raccontano il mito ci parlano di “mala” mele o semplicemente “pomi”.
“Aureaque mala ex Hesperidibus adduxit…” scrive Gaio Giulio Igino, favolista latino del II secolo d.C. riferendosi a Ercole.

Il fatto che quei mitologici frutti fossero limoni e non mele ce lo conferma anche la botanica, dove il termine esperidio indica il frutto degli agrumi. Forse a quei tempi i limoni avevano una forma più tondeggiante per cui venivano chiamati semplicemente pomi.
Qualunque fosse stata la loro forma, dobbiamo ringraziare Ercole che nell’undicesima sua fatica, impostagli dal re Euristeo come penitenza, riuscì a ingannare il titano Atlante e a fargliene rubarne tre per portarli poi agli uomini. Senza l’inganno di Ercole, come avremmo fatto noi umani di oggi a rinfrescare le nostre estati con le granite di limone, i sorbetti al limone, le insalate di pesce e il gustosissimo limoncello!?
Ora, mettendo da parte il fascino della mitologia, la genetica botanica ci dice che il limone è un ibrido naturale nato dall’incrocio tra il cedro e l’arancio amaro.
La storia ci dice invece che il limone ha avuto origine ed è coltivato da migliaia di anni nell’Asia sud-orientale, Cina e India. Questo prezioso albero fu poi portato in Europa nel X secolo circa dagli Arabi durante le loro invasioni della Sicilia e della Spagna. In quei luoghi trovò il clima ideale per prosperare. Gli Arabi ne fecero conoscere in Europa anche l’uso culinario; prima la pianta veniva coltivata solo per uso ornamentale.
Non tutti sono però d’accordo che il limone si sia diffuso in Europa nel medioevo. Alcuni pensano si sia diffuso molto prima. Grazie a studi su rifiuti di legno eseguiti ad Oplontis, presso la villa di Poppea, la studiosa americana di storia antica Wilhelmina Freemster Jashemski ritiene che i limoni fossero già coltivati e usati nell’Impero Romano e che essi siano rappresentati anche in alcuni dipinti pompeiani. Helena Attlee invece, scrittrice specializzata in giardini italiani, non smentisce pienamente quello che dice la Jashemski, ma ritiene che i frutti rappresentati negli affreschi pompeiani siano precisamente limoni citronati, ibridi naturali tra limone classico e cedro, portati dai Giudei in Calabria per motivi rituali. Chiaramente non siamo in grado di confermare o confutare queste affermazioni, né siamo davvero interessati a pignolerie da studiosi. Possiamo però dire che lungo i borghi della costiera amalfitana, specialmente a Sorrento, gira una leggenda che vuole fossero state le sirene a far conoscere la pianta agli uomini, regalando alle ragazze del luogo fiori e fronde di limoni con cui esse stesse si adornavano i capelli.
Bisogna attendere il XV secolo per una coltivazione specializzata ad Amalfi ad opera dei padri Gesuiti, che la diffusero poi in tutta l’Italia meridionale

Il limone non ha fatto solo la fortuna della costiera amalfitana ma anche di Limone del Garda. Una leggenda racconta che Limone era figlio del dio Benaco e della ninfa Fillide. Aggredito e ucciso da un cinghiale che stava cacciando, Limone venne riportato in vita dal padre grazie a un infuso di profumatissimi fiori. Limone si stabilì allora in una dolce insenatura riparata dai venti, dove si occupò della coltivazione del frutto che da lui prese il nome.
Nel XVIII secolo il succo di limone salvò moltissime vite in mare perché veniva usato con successo dai marinai per combattere lo scorbuto.
Oggi, nella nostra vita moderna super impegnata e super veloce, il limone ci regala spesso preziosi momenti di pausa e di piacere per gustare da soli o in compagnia tante delizie culinarie e dolciarie arricchite dal suo straordinario profumo.


