Narrativa recensioni

Il frutto più raro. La scoperta della vaniglia – Gaëlle Bélem

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Recensione a cura di Mara Altomare

C’era una volta un bambino di 12 anni che scoprì un segreto. Quando questo segreto fu svelato al mondo, il mondo non fu più lo stesso. Ma il bambino non seppe mai di aver cambiato il mondo.

“Il frutto più raro” racconta la storia di Edmond, un giovane schiavo che nel 1841, sull’isola di Bourbon, scoprì il segreto dell’impollinazione della vaniglia. A questo frutto Gaëlle Bélem ha dedicato un romanzo, che vuole essere anche un omaggio alla sua terra d’origine: Bourbon, oggi Réunion.

“Bourbon, un deserto che il ministero delle Colonie aveva trasformato in paese di schiavi per tenere l’economia sotto controllo… un grande nulla, fatto di montagne frastagliate ai piedi delle quali crescevano qua e là, come verruche, più tuguri dal tetto di paglia che ville, l’ennesimo paese marrone popolato da bianchi esiliati e da schiavi difficili, novantamila teste piene di pidocchi e di idee che saltellano in tutte le direzioni”

La vaniglia, quindi, è la protagonista del romanzo, che, attenzione, era già stata scoperta diversi secoli prima dell’800 … Hernán Cortes giunse a Siviglia dal Sudamerica portando con sé una cassetta piena di piccoli baccelli profumati. Ma si trattava solo di fiori di orchidea, dal profumo dolce e raffinato, che gli europei non seppero trasformare in frutti, per via delle condizioni naturali del vecchio continente, sfavorevoli all’impollinazione. Fu Edmond a scoprire questo segreto, grazie alla pratica dell’impollinazione manuale, che diede vita ai frutti. Si fa presto ad intuire, con gli occhi di oggi, quanto sia stato rivoluzionario questo evento, basti pensare all’utilizzo che si fa oggi della vaniglia con il suo impiego in pasticceria e in profumeria. E così, grazie ad Edmond, oggi abbiamo tra le mani un frutto che ci permette anche di leggere la storia.

La vicenda di Edmond è intensa e toccante e descritta con uno stile particolare, originale, poetico e spesso divertente: il bambino, rimasto orfano, viene accolto nella tenuta di Ferréol Bellier-Beaumont.

Ferreol è un botanico abituato alla vita solitaria, vedovo inconsolabile e burbero, che, dopo la morte della moglie, vive isolato in un’atmosfera pesante come il piombo… ma trova in Edmond una sorta di figlio adottivo. Lo inizia alla conoscenza delle piante e allo studio della botanica, gli trasmette il suo sapere, che Edmond, non essendo capace a leggere e a scrivere, non potrebbe imparare dai libri… il personaggio di Ferreol è forse il più complesso, quello che vive la maggior evoluzione e che trasmette le pagine più emozionanti; con il tempo capisce che l’arrivo di Edmond nella sua vita è un dono del cielo, che darà senso alla sua esistenza

“Si stupisce di trovare guardabile quel cosino, di sentirsi pronto a trattarlo come un figlio. Forse è quello l’amore: in una parola, Ferréol è perduto. In un certo senso, Ferréol è salvo.”

Sono due persone ma anche due mondi che si incontrano e si compenetrano e si arricchiscono

“Dentro di sé Edmond prega a tutti i venti facendo un minestrone della sua doppia cultura cattolica e makondé, creola e zoreil. Il cielo è troppo grande per ospitare un solo trono e la vita è troppo dura per ingraziarsi un solo idolo”

Il capitolo in cui Ferreol racconta la storia di come Dio, nel terzo giorno, ha creato le piante, vale tutto il libro, una favola dentro al romanzo, poesia, fantasia, fede e garbata ironia…

“e dato che Dio offre lavoro, Edmond fa domanda per diventare botanico”

La vita di Edmond si intreccia con la realtà della schiavitù e il romanzo racconta anche il colonialismo, attraverso le vite degli antenati di Ferreol, approdati sull’isola un secolo prima, una  componente storica necessaria e imprescindibile dal romanzo.

Parallelamente si vive anche la sensazione di leggere un trattato scientifico, con le descrizioni puntuali delle piante, i nomi in latino, le proprietà, le caratteristiche, probabilmente pagine che potevano essere risparmiate ai lettori più modesti, meno esigenti, ma che fanno entrare nella materia con dovizia di particolari … e comunque è innegabile che con il fascino del latino, dei colori e dei profumi, l’autrice ci conduce per mano nel giardino di Ferreol …

“…orchidee ballerine con i loro minuscoli fiori gialli, amarilli rossi a forma di trombetta, e poi Rhodochiton atrosanguineus, la bacca arancione della fisalide, che Edmond chiama pomodorino”

Ed è in questo giardino che Edmond compie la sua scoperta:

“Mentre attraversa il vaniglieto di Ferréol, trova un baccello rigido color verde mela lungo due dita. Sembra il suo anulare, o un fagiolino. Edmond sa che è il primo baccello di vaniglia di Bourbon. Il primo dell’oceano Indiano, nato da un fiore che ha fecondato lui! Ecco quindi il frutto più raro!”

La scoperta di Edmond rende possibile la coltivazione di massa della vaniglia e così la vaniglia diventa un bene prezioso, arricchendo mercanti e imprenditori di tutto il mondo. I baccelli iniziano a vendersi e diffondersi. E’ un evento clamoroso, ma allo stesso tempo paradossale, perché nel resto del mondo nessuno sa che è stato uno schiavo di dodici anni a scoprire il segreto dell’impollinazione, e a sua volta Edmond è ignaro delle conseguenze del suo gesto. La sua vita rimane ai margini e non si emanciperà mai dal razzismo. Neanche dopo il 1848, anno dell’abolizione della schiavitù, godrà mai di alcun riconoscimento. Tutta la vita di Edmond viene raccontata in un susseguirsi di capitoli dinamici e avvincenti, la gioventù, il lavoro, la prigione, il matrimonio, fino alla sua morte. La scelta del tempo presente rende la narrazione ancora più realistica, i capitoli brevi, con i titoli e sottotitoli spesso ironici incuriosiscono la lettura, stimolando la lettura verso il finale.

Un romanzo originale, che rappresenta un viaggio in un luogo dalla natura incontaminata, ma ricco di tradizioni, investito dalla storia. Intenso, per come è scritto, e soprattutto tradotto… ed è un racconto che regala fin dal titolo dolcezza, palpabile attraverso tutti e cinque i sensi… ma che inesorabilmente saluta il lettore lasciando anche una scia di amarezza, perché anche se è accaduto un miracolo, la vita di Edmond non è una favola.

“È possibile diventare qualcuno, quando si nasce niente?”

Il frutto più raro – Edizione cartacea
Il frutto più raro – Edizione ebook

TRAMA


Nel XIX secolo, nella colonia francese dell’isola di Bourbon, nasce Edmond, un ragazzo creolo figlio di schiavi. Orfano dalla nascita, viene accolto e cresciuto dal colono francese Ferréol, un botanico vedovo e appassionato di orchidee, che gli trasmette l’amore per le piante. Nella tenuta di Ferréol, Edmond si accontenta di lavorare come giardiniere, nutrendo in segreto il desiderio di seguire le orme del padrone e osservandolo attentamente nel suo lavoro, per raccoglierne gli insegnamenti. Il suo destino sembra segnato, ma Edmond ha un talento e una determinazione capaci di sfidare la sorte e, a dodici anni, fa una scoperta straordinaria che cambia per sempre il destino dell’isola. Nel 1841 scopre un metodo per impollinare manualmente la pianta di vaniglia, un’impresa mai riuscita a nessuno prima di lui. La scoperta di Edmond è rivoluzionaria e scuote le fondamenta sociali ed economiche della colonia francese, rendendo finalmente possibile la produzione su larga scala di vaniglia che, ancora oggi, è il simbolo della Réunion. Nonostante l’impatto epocale della sua scoperta, la vita di Edmond non prende però la piega che ci si aspetta. Resta uno schiavo, privo del riconoscimento per il suo talento e, anche dopo l’abolizione della schiavitù, il suo futuro è tutt’altro che promettente. Attraverso la storia di Edmond, raccontata con ironia e passione, Gaëlle Bélem ricostruisce quella di La Réunion, dall’arrivo dei primi coloni europei al decreto del 1848 che pose fine alla schiavitù. Una storia dolce e amara, che celebra il coraggio di chi osa sfidare il proprio destino.



CURIOSITÀ

La vaniglia Bourbon è rinomata per la sua incredibile qualità ed è utilizzata da alcuni dei migliori chef e pasticceri del mondo. Questa spezia delicata e costosa, un vero e proprio bene di lusso, è un prodotto illustre della terra locale. Più che un prodotto alimentare, la vaniglia Bourbon è un motivo di orgoglio e di identità. Può essere utilizzata essiccata, glassata, intera o come caviale. Può essere utilizzata anche in tutti i tipi di salse. Le specialità più popolari della Réunion includono l’anatra alla vaniglia e il gâteau di patate dolci aromatizzato alla vaniglia. In un Kaz (casa o appartamento in creolo) non è raro trovare una bottiglia di rhum arrangé con un baccello di vaniglia in infusione. A Sainte-Suzanne, città natale di Edmond Albius, si tiene ogni anno un festival della vaniglia e la tenuta Grand Hazier, una piantagione di vaniglia nel nord dell’isola, è uno dei siti turistici più visitati dell’isola. Inoltre, l’unica guida gastronomica, la versione locale della guida Michelin, valuta la qualità degli chef in base al numero di baccelli ricevuti, che va da 1 a 3. In breve, la vaniglia è l’oro nero dell’isola, onnipresente e tuttavia discreta, dappertutto, eppure costosissima.




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