Usi e costumi Viaggio nella storia

Cartoline d’epoca: quando scrivere era un rito estivo

Oggi un messaggio istantaneo basta per condividere una vacanza in tempo reale. Fino a pochi decenni fa, invece, era la cartolina illustrata ad accompagnare quasi ogni viaggio. Spedirla ad amici e parenti era un gesto semplice, ma anche un piccolo rito estivo che, tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, trasformò la corrispondenza in una vera e propria moda sociale.

Fino ad allora, chi aveva bisogno di comunicare in modo rapido e sicuro poteva contare soltanto sul servizio postale e su quello telegrafico, ma quest’ultimo era notevolmente costoso e veniva perciò riservato a comunicazioni di grande importanza e urgenza.

Il servizio postale, invece, aveva ormai raggiunto un alto grado di efficienza nei paesi più sviluppati e permetteva l’invio ed il ricevimento di lettere pressoché ovunque. Però scrivere una lettera richiedeva tempo, una certa formalità e persino materiali specifici: carta di buona qualità, busta, francobollo e, in molti casi, la ceralacca per sigillarla. Tutto ciò mal si conciliava con l’esigenza di comunicazioni rapide, brevi e dirette, favorendo così la nascita della cartolina postale, la celebre Korrespondenz-Karte.

Avvenne in Austria nel 1869 su idea del professore Emanuel Hermann, il quale, studiando l’efficienza del servizio postale austriaco, suggerì la possibilità di inviare messaggi più brevi così da aumentare il traffico postale e, di conseguenza, anche i guadagni. La sua idea era però esclusivamente pratica: non pensava a un oggetto artistico o turistico, ma a un semplice mezzo di comunicazione rapido ed economico.

La “Korrespondenz-Karte” era un cartoncino rettangolare, che da un lato recava l’impronta a stampa di un francobollo e lo spazio per l’indirizzo; dall’altra non vi era nulla, e lo spazio era tutto a disposizione per il testo.

In realtà Hermann non fu il primo ad avere questa idea. Qualche anno prima il direttore delle poste della Confederazione della Germania del Nord, Heinrich von Stephan, aveva avanzato una proposta simile. Fu però respinta perché molti giudicavano scandaloso affidare alla posta un messaggio leggibile da chiunque.

Ritratto di Heinrich von Stephan

Il successo fu immediato. Costava meno di una lettera e, grazie allo spazio ridotto, i messaggi erano necessariamente brevi: poche righe per comunicazioni essenziali, d’affari o semplici saluti. La sua produzione era riservata alle amministrazioni postali dei singoli Stati e il suo utilizzo era limitato al territorio nazionale, almeno fino al 1º luglio 1875, quando l’Unione Generale delle Poste ne autorizzò la circolazione internazionale.

Da quel momento la cartolina iniziò a viaggiare oltre i confini nazionali, contribuendo alla diffusione di un nuovo modo di comunicare, rapido, economico e accessibile.

Per quanto riguarda la cartolina illustrata, l’idea sembra invece da attribuire ad un cartolaio e libraio di nome Léon Besnardeau residente nella piccola cittadina di Sillé-le-Guillaume, anche se per lungo tempo questo riconoscimento fu messo in discussione.

Nel novembre del 1870, in occasione dello scoppio della guerra franco-prussiana, si accamparono nelle vicinanze di questa località soldati della prima armata di Bretagna, che in brevissimo tempo, per scrivere alle famiglie, esaurirono tutta la dotazione di carta e buste del paese. Il signor Besnardeau a quel punto ritagliò dei rettangoli dalle copertine di vecchi quaderni e fece stampare sulla faccia destinata all’indirizzo immagini a soggetto militare (fucili, tamburi, cannoni), accompagnate da scritte di carattere patriottico. L’idea ebbe un enorme successo diffondendosi  progressivamente negli altri paesi europei.

L’industria privata iniziò a produrre le prime cartoline illustrate alla fine del XIX secolo. Fu l’inizio di una vera e propria rivoluzione visiva, che sfruttò le prime tecniche di stampa a colori e la fotografia.

Prima di allora, molte cartoline venivano colorate a mano da operaie che le dipingevano con piccoli pennelli.

Il boom della cartolina all’inizio del Novecento fu un fenomeno internazionale legato all’espansione e all’ascesa della borghesia. L’aristocrazia continuò infatti a preferire la tradizionale corrispondenza privata, giudicandola troppo economica e persino volgare con quel messaggio “allo scoperto” sotto gli occhi di tutti. La classe popolare, invece, la utilizzò poco: per molti era ancora un costo non giustificato e l’analfabetismo restava molto diffuso.

Sarà la classe borghese, quindi, a decretarne il successo. La cartolina era pratica, perché lo spazio ridotto facilitava anche chi non era un buon scrittore; rappresentava uno status symbol, dimostrando la possibilità di viaggiare, e alimentava una crescente passione per il collezionismo.

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento si sviluppò, infatti, una vera e propria mania: le case editrici producevano serie numerate, tantissime persone le raccoglievano in album ed esistevano perfino circoli dove gli appassionati potevano incontrarsi.

Il fenomeno era talmente diffuso che si iniziò a parlare di cartofilia.

Oltre a rappresentare un passatempo molto diffuso, oggi essa possiede una forte valenza storica e culturale: le cartoline d’epoca sono considerate veri e propri documenti visivi che testimoniano l’evoluzione delle città, del paesaggio, dei costumi e dell’arte di un’epoca. Questo periodo è considerato dai collezionisti la Golden Age della cartolina illustrata, la sua vera e propria età dell’oro.

L’album delle cartoline, accuratamente raccolte e spesso accompagnate da annotazioni, faceva sempre bella mostra di sé nei salotti borghesi di fine secolo, e lo scambiarsi cartoline divenne quasi un obbligo non solo in caso di viaggi, ma anche per semplice piacere di comunicare in un tempo in cui il telefono non esisteva ancora. In molte famiglie gli album venivano mostrati agli ospiti quasi come oggi si sfoglierebbe l’album delle fotografie delle vacanze.

I disegni delle località, spesso a colori, vennero affiancati da vedute fotografiche delle città, dei monumenti, dei borghi e dei paesaggi, e si arrivò quindi alla cartolina illustrata classica. Le differenze rispetto a quelle d’oggi erano il formato più piccolo, la fotografia in bianco e nero, un lato riservato solo all’indirizzo e l’immagine che non riempiva interamente lo spazio del cartoncino ma lasciava spazi bianchi per il testo.

Fino al 1902, infatti, il retro della cartolina era Undivided Back (dorso indiviso) e lo spazio era riservato esclusivamente all’indirizzo. I mittenti dovevano scrivere i loro messaggi direttamente sul lato anteriore, spesso sopra o a fianco dell’illustrazione.

Proprio nel 1902, per la prima volta in Gran Bretagna, fu introdotto il Divided Back (dorso diviso): una semplice linea verticale sul retro separava lo spazio destinato all’indirizzo e al francobollo da quello riservato al messaggio. Una piccola innovazione che rivoluzionò la cartolina illustrata, permettendo di dedicare l’intero lato anteriore all’immagine.

Gli albergatori e le prime agenzie turistiche intuirono subito il potenziale promozionale: offrire ai villeggianti cartoline della località divenne un’abitudine per pubblicizzare le bellezze del territorio. Portavano quasi sempre l’indicazione “Gruss aus…”, (saluti da…). Le fotografie erano ottenute con le tecniche dell’epoca, che richiedevano lunghi tempi di posa. Fotografare persone era quindi poco pratico, poiché i soggetti dovevano rimanere immobili, per questo motivo le cartoline privilegiavano vedute di città, monumenti e paesaggi.

L’ultima grande rivoluzione nel campo delle cartoline illustrate avvenne all’incirca nel 1930, quando nuovi accordi internazionali ammisero la produzione e l’utilizzo per posta di un formato più grande arrivando alla cartolina com’è ora.

In Italia, negli anni del boom economico, la cartolina divenne un rito irrinunciabile delle vacanze estive: non c’era viaggio senza almeno un “Saluti da…” spedito ad amici e parenti, soprattutto dopo l’introduzione generalizzata del colore negli anni Sessanta.

Era inoltre quasi una tradizione spedirla negli ultimi giorni di vacanza, così da farla arrivare quando il mittente era già rientrato a casa.

Dal decennio successivo si ebbe anche una sperimentazione di nuovi formati e tecniche: cartoline rotonde, più grandi, più lunghe, realizzate con tecniche particolari.

La parola cartolina entrò così rapidamente nell’uso comune che, nel giro di pochi anni, finì per indicare non solo il mezzo postale, ma anche il ricordo stesso del viaggio.

Oggi le cartoline non sono scomparse, ma hanno perso il ruolo che avevano avuto per oltre un secolo. Smartphone, social network e messaggi istantanei hanno reso la comunicazione più veloce, ma anche più effimera. Una vecchia cartolina, invece, conserva ancora qualcosa che uno schermo non può restituire: una calligrafia, un francobollo consumato dal viaggio e poche righe capaci di riportarci, a distanza di decenni, in un’estate lontana.

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