Accadde oggi

La fine del Terrore: il 27 luglio 1794 e la caduta di Robespierre

Ci sono momenti in cui la fame di potere, la paranoia ideologica e il fanatismo di un regime finiscono inevitabilmente per divorare gli stessi uomini che li hanno creati e nutriti. Il 27 luglio 1794 — corrispondente al 9 Termidoro dell’anno II secondo il calendario rivoluzionario francese — si consumò a Parigi l’atto finale della fase più sanguinosa e spietata della Rivoluzione: la destituzione, la caccia all’uomo e l’arresto di Maximilien de Robespierre. L’Incorruttibile, colui che per oltre un anno aveva governato la Francia con il pugno di ferro del Comitato di Salute Pubblica, si trovò improvvisamente schiacciato dallo stesso ingranaggio di terrore che aveva perfezionato per annientare i propri avversari.

L’implacabile macchina del Terrore

Nell’estate del 1794, la Francia era sfinita. Il regime del Grande Terrore, istituzionalizzato con la famigerata Legge del 22 Pratile (10 giugno), aveva privato gli accusati di qualsiasi diritto costituzionale, compreso quello a un difensore o all’audizione di testimoni. Il Tribunale Rivoluzionario non aveva più scelta: o l’assoluzione totale o la morte sulla ghigliottina. Nel solo mese di giugno e nelle prime settimane di luglio, le esecuzioni a Parigi superarono le 1.200 unità. La paranoia regnava sovrana nei corridoi del potere: chiunque, dal contadino che lamentava il prezzo del pane al deputato della Convenzione Nazionale, poteva essere marchiato come “nemico del popolo” e giustiziato nel giro di ventiquattr’ore.

La svolta decisiva maturò quando Robespierre commise il suo più grave errore politico. Il 26 luglio (8 Termidoro), dopo settimane di assenza ingiustificata dalle assemblee pubbliche, l’Incorruttibile salì alla tribuna della Convenzione Nazionale tenendo un discorso fiume di oltre due ore. Con tono minaccioso, dichiarò che esisteva una cospirazione interna mirata a rovesciare la Repubblica, guidata da membri corrotti all’interno dello stesso Comitato di Salute Pubblica e della Convenzione. Tuttavia, commise l’imprudenza fatale di non fare i nomi dei congiurati. Quella reticenza seminò il panico puro: ogni singolo deputato presente in aula si sentì con la testa già sotto la lama della ghigliottina. Fu l’istinto di sopravvivenza, prima ancora dell’ideologia, a spingere i parlamentari a coalizzarsi durante la notte.

La trappola del 9 Termidoro

La mattina del 27 luglio, la Convenzione Nazionale divenne il teatro di uno scontro senza esclusione di colpi. Quando Louis Antoine de Saint-Just, fedelissimo braccio destro di Robespierre, salì alla tribuna per leggere una difesa del suo mentore, venne violentemente interrotto dai deputati d’opposizione guidati da Jean-Lambert Tallien e rintuzzati da continue grida di protesta. Quando lo stesso Robespierre cercò di prendere la parola per difendersi, la sua voce venne letteralmente sommersa dal frastuono dei campanelli della presidenza e dai cori sdegnati dell’aula che urlavano all’unisono: “Abbasso il tiranno!”.

Un deputato di scarso rilievo, Louis Louchet, colse l’attimo di smarrimento generale e propose formalmente il decreto di arresto per Robespierre. Tra lo stupore dei giacobini fedeli all’Incorruttibile, la mozione venne approvata all’unanimità. Insieme a Maximilien, vennero arrestati suo fratello Augustin, Saint-Just, Georges Couthon e Philippe-François-Joseph Le Bas.

L’ultima barricata e il colpo di pistola

La partita, tuttavia, non era ancora chiusa. La Comune di Parigi, ancora fedele a Robespierre, mobilitò la Guardia Nazionale e impose alle prigioni cittadine di non accettare i detenuti. Liberati dalle milizie cittadine, i leader giacobini si rifugiarono all’Hôtel de Ville (il municipio di Parigi) nel disperato tentativo di organizzare un’insurrezione armata contro la Convenzione. Ma la popolazione parigina, stanca delle continue requisizioni, della fame e del sangue, non rispose all’appello alle armi.

Nelle prime ore del 28 luglio, le truppe fedeli alla Convenzione guidate da Paul Barras fecero irruzione nel municipio, trovando i leader giacobini allo sbando. Le circostanze esatte di quegli istanti rimangono avvolte nel mistero e nella leggenda: Le Bas si suicidò con un colpo alla testa, Augustin si gettò da una finestra sfracellandosi sul selciato, mentre Maximilien Robespierre venne trovato riverso su un tavolo, con la mascella devastata da un proiettile. Alcune fonti dell’epoca parlarono di un tentativo di suicidio fallito, altre attribuirono lo sparo al giovane gendarme Charles-André Merda.

Il sipario sul Terrore

La mattina del 28 luglio (10 Termidoro), un Robespierre moribondo, con il volto avvolto in bende luride per fermare l’emorragia, venne condotto davanti al Tribunale Rivoluzionario per la semplice identificazione. Senza alcun processo formale, venne caricato sulla carretta dei condannati insieme a ventuno dei suoi alleati.

Durante il tragitto verso Place de la Révolution, la folla parigina — che solo pochi mesi prima lo osannava — lo insultò e lo derise lungo tutto il percorso. Quando il boia Charles-Henri Sanson gli strappò bruscamente le bende dalla ferita prima di posizionarlo sotto la lama, Robespierre lanciò un urlo di dolore disumano che venne interrotto solo dal colpo secco della ghigliottina. La morte dell’Incorruttibile segnò la fine immediata del Terrore e aprì la strada alla reazione termidoriana, ponendo fine alla fase giacobina e avviando il paese verso una transizione moderata che avrebbe preparato il terreno all’ascesa di Napoleone Bonaparte.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.