Articolo a cura di Raffaelina Di Palma
L’Istituto Luce ha compiuto 100 anni nel 2024, essendo stato fondato nel 1924. Le celebrazioni ufficiali del centenario, con eventi e iniziative come la rassegna cinematografica “#10eLuce”, che si è svolta tra il 2024 e il 2025, termineranno ufficialmente il “31 luglio 2026.”
La rassegna itinerante nelle sale italiane, in questi due anni, ha portato sui grandi schermi 10 capolavori restaurati, che hanno fatto la storia del cinema italiano.
I lavori sono stati aperti a Roma, il 16 aprile 2024, con una conferenza stampa di presentazione delle iniziative dedicate all’anniversario.
L’Istituto LUCE nacque nel 1924 con un nome diverso, Sindacato Istruzione Cinematografica, (SIC) grazie a Luciano De Feo, avvocato, politico e giornalista molto attento alle risorse e alle attitudini latenti di ogni individuo. Il SIC realizzò diversi documentari ad impronta geografico-naturalista che attirarono l’attenzione di Mussolini, da poco nominato capo del governo dopo una lunga esperienza giornalistica, prima come direttore dell’Unità e poi del Popolo d’Italia.
Il Regio decreto Legge 1985 (convertito poi in legge) fu emanato il 5 novembre 1925. Questo specifico provvedimento sancì la creazione ufficiale dell’Istituto Nazionale Luce, denominato all’epoca L’Unione Cinematografica Educativa L.U.C.E.. L’ente nacque con lo scopo originario di sfruttare il cinema e la fotografia per scopi educativi e di cultura popolare, diventato poi uno dei più potenti strumenti di propaganda del regime fascista.
L’idea del cinegiornale d’informazione nacque in Francia nel 1908, per poi diffondersi velocemente in tutto il mondo. Il francese, Charles Pathé, pioniere dell’industria cinematografica ebbe l’idea di creare un cortometraggio informativo (di 10 minuti circa) formulato da più articoli brevi sull’attualità.
Ci sono molti punti di vista dai quali si può analizzare la storia di un Paese. Quella costruita attraverso le immagini, ci offre un punto di indagini avvantaggiato, riconducendoci indietro nel tempo facendoci toccare la solidità di una realtà che in caso contrario avremmo dovuto affidare alla fantasia.

Nel secondo dopoguerra e lungo il corso degli anni cinquanta sino al 1962 l’anno d’inizio di un rinnovamento dell’Istituto quale società per azioni.
Dalle pellicole mute, dotate di didascalie degli anni Venti, si arriva a quelle sonore e parlate degli anni Trenta sino ad arrivare a quelle girate e assemblate da grandi registi, in bianco e nero e a colori, degli anni quaranta e cinquanta.
Forte e poliedrica fu l’attività creativa dello storico Istituto Nazionale Luce, per la propaganda e la cultura tramite la cinematografia. Accanto a una produzione d’attualità, l’attività del governo fu volta a riprendere e a mettere in risalto eventi pubblici di vita nazionale, manifestazioni, adunate e opere del regime, dimostrazioni pubbliche di massa, l’Istituto era articolato al suo interno in cinema-teche, si distinse per una creazione qualificata di pellicole educativo-didattiche e culturali-scientifiche che istruissero e propagandassero materie come l’agricoltura, l’industria, la religione, le scienze, antichità e belle arti, geografia, turismo, medicina.
Istituto Luce(1924-1943): propaganda “antelitteram”
L’Istituto Luce, nato come strumento di propaganda fascista per cinegiornali e documentari e il Neorealismo (fine anni ’40), movimento cinematografico che ritraeva la cruda realtà post-bellica, rappresentarono due opposte visioni del cinema italiano: una costruita e celebrativa, l’altra diretta e sociale. L’una e l’altra hanno, comunque, segnato profondamente la storia visiva del Paese.
Fondato nel 1924 (divenuto Istituto Nazionale Luce nel 1925) per volontà di Mussolini, il cui obiettivo era la diffusione della cultura, dell’istruzione e, soprattutto, del proselitismo del regime attraverso il cinema.
L’Istituto produceva cinegiornali obbligatoriamente proiettati prima dei film nelle sale, “santificando” le opere del fascismo, la figura del duce e la guerra.
Il cinegiornale italiano storicamente più importante e rilevante è raffigurato senza dubbio da quello di regime, prodotto dall’Istituto Luce tra il 1927 e il 1945: Il Giornale Luce. Il cinegiornale registra il primo intervento diretto di un regime politico sul sistema di informazione cinematografica, benché l’Istituto, a differenza di quanto accadeva nella Germania di Goebbles, non fosse posto alle dirette dipendenze degli organismi di governo.
Il cinegiornale: pioniere del telegiornale
Il cinegiornale fascista era un mix di notizie interne, tutte indirizzate a esaltare il regime e la personalità del “suo Duce” e di notizie internazionali, di solito leggere, che arrivavano dagli Stati Uniti. Non mancavano, comunque, gli approfondimenti culturali, che non venivano trattati in modo ideologico, seguendo quella che fu una linea caratteristica, che venne sempre mantenuta, sottolineando una certa indipendenza e autorevolezza dell’Istituto Luce.
Il lettore consueto dei testi si chiamava Guido Notari che divenne la principale e inconfondibile voce dell’Istituto Luce, legando il suo tono enfatico e solenne al racconto degli eventi del ventennio e del periodo bellico. Quel suo singolare tono di voce fuori campo era uno strumento forte, fondamentale per la propaganda.
Un altro annunciatore importante del giornale radio fu Corrado Mantoni: divenuto poi noto con il solo nome; Corrado. Fu lui a dare la notizia della fine della guerra e della vittoria della Repubblica nel referendum istituzionale.
I cinegiornali degli anni Cinquanta e Sessanta molteplici e numerosi, allineati su posizioni filo-governative, anche se non mancavano spazi all’opposizione. Proprio per il carattere popolare, la morale dei cinegiornali di quell’epoca era orientata a quella tradizionale, fortemente influenzata da quella cattolica. Gli avvenimenti di costume riguardavano generalmente il cinema e tutto il suo sistema industriale e promozionale al quale le case produttrici di quei cortometraggi non potevano essere estranee.
Il rapporto del Neorealismo con l’Istituto Luce
Il legame tra il Neorealismo e l’Istituto Luce è doppio: da una parte l’Istituto raffigura la macchina di propaganda fascista dalla quale i neorealisti presero le distanze: dall’altra, i suoi studi e il suo sterminato archivio sono stati un pilastro di primaria importanza nella storia del cinema italiano.
È interessante capire come si intrecciarono queste due realtà e questi mondi completamente diversi tra loro.
Il modello originario: l’Istituto Luce fu istituito negli anni ’20 dal regime fascista per imporre il consenso attraverso i cinegiornali proiettati prima dei film nelle sale cinematografiche, che mostrava un’Italia (falsamente) trionfante, ricca e militarizzata.
La risposta dei registi neorealisti come Rossellini, De Sica e Visconti rifiutarono totalmente questa retorica. Il loro obiettivo diventò quello di far vedere la nuda e cruda verità dell’Italia post-bellica: macerie, povertà, disoccupazione e la lotta quotidiana per la sopravvivenza.
Il ruolo di Cinecittà: gli stabilimenti di Cinecittà, creati durante il fascismo e legati strettamente all’Istituto Luce, furono gravemente danneggiati dalla guerra e usati come rifugio per gli sfollati.
La nascita della nuova poetica: senza teatri di posa e con le attrezzature spesso sequestrate, i registi furono costretti a girare per strada. Questo limite tecnico diventò la linea guida del Neorealismo: riprese in esterni senza riflettori, sfruttando la luce naturale e, molto spesso, attori non professionisti presi direttamente dalla strada.
L’Istituto Luce cessò la programmazione documentaristica classica nel 1962. In quell’anno, infatti, l’Ente fu trasformato in Società per Azioni (SpA) e, forte del successo ottenuto con il documentario “La grande Olimpiade,” (1961) indirizzò la sua produzione verso i lungometraggi e il cinema d’autore.
L’Istituto Luce ha avuto un ruolo cruciale nella modernizzazione della comunicazione, è stato un potente mezzo di alfabetizzazione. I commenti sonori dei documentari parlati in un italiano standard e corretto, hanno aiutato a diffondere la lingua nazionale, contrastando la frammentazione dei dialetti.
Il Fondo Luce dell’Archivio, dal 2013, è inserito nel “Registro Memory of the world dell’Unesco”, il programma finalizzato alla valorizzazione dei più importanti fondi archivistici e bibliotecari del Paese. È l’unico tra gli archivi audiovisivi italiani a godere di questo statuto.
Dall’immenso patrimonio audiovisivo, sono state selezionate per Youtube le due testate più importanti: “Il Giornale Luce” e la “Settimana Incom”.
L’Istituto Luce è diventato una importante testimonianza dei cambiamenti e le trasformazioni che hanno espresso il nostro passato e ne hanno condizionato il presente.
Il valore dell’attestazione visiva sul Ventennio fascista, sul dopoguerra e su quello storico passaggio del boom economico, ha un valore senza pari.
Dalla distruzione nacque, non solo, il nuovo cinema italiano, ma anche una nuova generazione italiana.






