Articolo a cura di Raffaelina Di Palma
Può il tempo che viviamo nella quotidianità cambiare lo scenario narrativo di un viaggio?
Citando una celebre frase di Marcel Proust: “Il vero viaggio di scoperta non consiste nel vedere nuovi paesaggi, ma nell’avere un nuovo sguardo.”, si può iniziare un viaggio in modo diverso rispetto al turismo di massa, partendo dallo spazio urbano, attraverso lo scenario narrativo, cercando contenuti che coinvolgano anche ambienti e ritrovi letterari, gli scrittori e gli artisti che sono vissuti in quei luoghi, li sentiamo diversi: il racconto è lo strumento che mantiene la loro presenza ancora viva. È il clima giusto per iniziare il nostro viaggio in una Mosca lontana dagli itinerari più noti del turismo.
Questa Mosca non si fa conoscere soltanto fisicamente e esteticamente, ma racconta i suoi luoghi esponendo dettagliatamente le sue peculiarità, comprese le sensazioni e le emozioni che suscita con i suoi profumi, colori, sapori e rumori, che diventano organismi vivi e multiformi: tutto questo la città di Mosca lo trasmette con la sua bellezza.

Mosca, città della grande letteratura russa
Per alcuni Mosca significa Piazza Rossa, per altri è il Cremlino, per molti altri è il Teatro Bolshoi (grande teatro). C’è però anche una Mosca con altre varianti, meno battuta, ma più frequentata dalla gente locale. La Mosca letteraria del quartiere Arbat, luogo degli artisti, pittori, poeti, musicisti che si incontrano ad ogni ora agli angoli delle strade.
Si ritrovano le ambientazioni dove Bulgakov si ispirò per il romanzo “Il maestro e Margherita”, dove si può ammirare l’architettura liberty della casa-museo di Gorkij o il museo dedicato al grande Lev Tolstoj, lo scrittore di “Guerra e Pace” e “Anna Karenina”.
Mosca è il cuore centrale della letteratura russa e mondiale, ospita la vita e le opere di giganti come Tolstoj, Cechov, Dostoevskij, Bulgakov, Pasternak, Puškin, Majakovskij, trasformando la città in un unico personaggio letterario a sé stante. È ideale per la messa in scena delle opere di Cechov come “Il giardino dei ciliegi” e “Il gabbiano”. Mosca è il cuore del Teatro, Mosca è il Bolshoi il cuore della danza, Mosca è il cuore della cultura.

Letteratura e regime
Molti scrittori russi legati a Mosca hanno dovuto affrontare il difficile rapporto tra la produzione artistica e le pressioni politiche del regime. La letteratura come la poesia è, per voce comune, la massima espressione della libertà del pensiero umano. Idee, progetti, sentimenti, storie, sono raccontate in tanti modi e per vie diverse, con intelaiature narrative stilistiche che spaziano tra lirismo classico e la sperimentazione d’avanguardia: condividendo la libertà del loro pensiero lo trasmettono al pubblico dei lettori.
Anche se nati da una grande difficoltà analitica e sociologica, sono i temi propagati all’indomani della Rivoluzione di Ottobre in Russia.
Maggiormente nei regimi nazifascisti venne ampliata un’intensa considerazione sul ruolo sociale dell’artista, arrivando alla descrizione del Realismo Socialista che, per il suo valore su una indiscutibile verità rivelata, divise decisamente il movimento artistico sovietico dai suoi contemporanei nel contesto internazionale.

La nascita di Mosca
Mosca fu fondata nell’anno 1147 sulle sponde del Moscova, da Jurij Dolgorukij, un principe ucraino di Kiev. Una figura chiave nella transizione del potere dalla Rus’ di Kiev, un’entità monarchica medievale degli Slavi orientali, sorta verso la fine del IX secolo, in parte nel territorio delle odierne Ucraina, Russia europea, Bielorussia, Moldavia, Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia. Ma come? Mosca l’ha fondata un principe ucraino? Ma questa è una storia nella storia.
Il perimetro di Mosca si estese gradualmente fino a integrare nel XX secolo i sobborghi confinanti di Babuškin, Kuncevo, Ljublino, Perovo, Tušino (dal1960) e di Solncevo (dal 1986), raggiungendo un’area totale di 2561,50 km².
La città fu la capitale del Granducato di Mosca, del regno dello zar di Moscovia, dell’Impero russo (fino al 1753 e poi dal 1728 al 1732) e dell’Unione Sovietica. Oggi è sede del Governo della Federazione Russa, situato nel Cremlino, sede del Presidente. Il Cremlino e la piazza Rossa sono tra i luoghi considerati Patrimonio dell’umanità situati nel territorio dell’oblast’ (regione o provincia) moscovita.
C’è, tra la città e la popolazione, un intimo valore spirituale, rappresentato dal cuore vivo dell’ortodossia russa. La sua identità mistica è evidenziata da monasteri storici, cattedrali con cupole dorate e un forte vincolo secolare tra fede e potere politico.

I monumenti di Mosca
Il Cremlino, (“fortezza”), è una cittadella fortificata situata nel centro storico di Mosca, sulla riva sinistra del fiume Moscova, sulla collina di Borovickij: abitata fin dall’età del bronzo, è sede delle principali istituzioni governative russe. Durante la guerra con Napoleone il Cremlino fu sconfitto. Nella ritirata l’imperatore diede ordine di distruggerlo, ma le cose non andarono come desiderava lui: il Cremlino venne pesantemente danneggiato, ma le piogge copiose misero fuori uso quasi tutti gli esplosivi francesi salvando così la fortezza. L’architettura elegante dei palazzi di pietra bianca, contenuti all’interno delle sue maestose mura merlate affiancate da torri appuntite, il Cremlino custodisce come in uno scrigno opere preziose: icone antiche, oggetti in oro e argento, armature, troni reali, preziosi paramenti sacri e uova Fabergé, testimonianze del potere imperiale russo. È un luogo quasi sacro, una città museo; in passato tanto misteriosa e segreta quanto la Città Proibita di Pechino. Una città nella città.
La Piazza Rossa; il cuore e l’anima di Mosca.
La principale piazza della città, dal XV secolo centro della vita pubblica e delle cerimonie più solenni. “Rossa” deriva dall’aggettivo “krasnaya”, che significa “bella” o “bella piazza”, e non dal colore rosso degli edifici o dall’ideologia comunista.
Nella Piazza Rossa si può ammirare la Cattedrale di San Basilio, l’edificio più significativo della capitale con le sue cupole colorate a forma di cipolla, che ricordano la passione e la fede innalzate verso il cielo, il Mausoleo di Lenin, il Museo Storico Statale e i magazzini GUM: luogo dello shopping di lusso.
E poi c’è la Mosca nascosta, quella meno visitata dai turisti, la più misteriosa, dove si scoprono luoghi dall’indescrivibile fascino: il negozio di giocattoli in piazza Lubjianka, il Detskij Mir (il mondo dei bambini), con all’interno una giostra da luna park, Il Monastero delle Vergini, un’oasi di pace alle porte di Mosca, dove un tempo trovavano rifugio le figlie della nobiltà russa, le Colline dei Passeri, (ex colline Lenin), quasi a ridosso del centro, dalla cui cima si spalanca un panorama mozzafiato e Patriarshie Prudi (i laghi di Patriarco), un fiabesco parco nel quale passeggiare d’estate e pattinare d’inverno, dal quale prende il via il capolavoro di Bulgakov, “Il Maestro e Margherita”.

Il Natale Ortodosso e altre festività
La maggior parte delle festività moscovite sono intrecciate alla tradizione religiosa ortodossa. È profondamente sentita la festa del Natale ortodosso (Rozhdestvo), che viene celebrata il 6 gennaio.
È proprio gennaio, malgrado il freddo, il mese di numerose feste e di date per gli amanti di arte, musica, teatro e cinema. Il Festival d’Inverno che si svolge nelle prime due settimane del mese, è contrassegnato da attività piacevoli che si svolgono all’aperto: come la gara che vede due squadre “rivali” nella costruzione di grandi sculture di ghiaccio sulla Piazza Rossa o il torneo di scacchi di ghiaccio. La Pasqua ortodossa, chiamata Paskha, cade ad aprile o maggio celebrata con una messa di mezzanotte al termine della quale ci si scambia uova di legno con il guscio dipinto. È anticipata dalla Maslenitsa, una festa simile al nostro Carnevale il cui nome deriva dal termine russo con il quale si indica il burro, ingrediente primo delle specialità del periodo.
La strada più nota di Mosca
Via Tverskaya: con i suoi 1.600 m, è l’arteria principale e più prestigiosa, nota per essere una delle più lunghe e più larghe vie del centro storico: attira l’interesse delle classi più facoltose della società russa. Via Arbat: è senza dubbio la strada più movimentata della città. È molto frequentata, piena di negozi, ristoranti e artisti di strada, è quasi tutta pedonale. Si potrebbero citare tante altre strade non meno importanti, come tanti altri monumenti e opere d’arte, la Russia è sconfinata e ricchissima non solo di arte, ma anche di tradizioni storiche; in un solo articolo è impossibile elencare tutte le sue bellezze.
“Le città credono d’essere opera della mente o del caso, ma né l’una né l’altro bastano a tener su le loro mura. D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda”. “Le città invisibili” (Italo Calvino)
Cogliere le sfumature di un luogo vuol dire riuscire a sentirlo come proprio: anche se soltanto per il tempo di un attraversamento o di un viaggio.
Di alcune città si dice che sono un museo a cielo aperto mentre di altre si può affermare che sono un “libro” a cielo aperto: una di queste è sicuramente Mosca.
Letture consigliate

La Fine dell’Impero. Ultimo viaggio in URSS – Enrico Franceschini
Trama
Le ferie alla dacia per coltivare patate e le vacanze dei mafiosi nell’unico albergo di lusso del Mar Nero. L’infanzia di Gorbaciov, scolaro modello e attore mancato in un villaggio di contadini e la ricetta dell’ex braccio destro di Stalin, convinto che basterebbe dare «pane e salame» a tutti per riportare l’ordine. La febbre della roulette nei casinò di Mosca e la fame a Leningrado come al tempo dell’assedio nazista. La nuora di Trotzkij sopravvissuta al Gulag che ha paura di doverci tornare e i restauri di Lenin imbalsamato nel mausoleo sulla Piazza Rossa. Un conflitto pirandelliano sulle montagne del Caucaso e un massacro con i carri armati sulle rive del Baltico. Il coro del Nabucco per difendere Riga e il vento dell’Islam fra le moschee di Samarcanda. Una notte con la Milizia per le strade della capitale e la cronaca del drammaturgo «golpe rosso». Un colloquio nei corridoi con il capo del Kgb e l’ultima intervista al Cremlino con Gorbaciov che si è appena dimesso.

La Mosca della rivoluzione – Manuel Vàzquez Montalbàn
Trama
Lo sguardo acuto del creatore del grande investigatore privato Pepe Carvalho questa volta punta la sua lente d’ingrandimento su Mosca. Vàzquez Montalbàn percorre ogni angolo di quella che fu la capitale non solo di uno stato, ma anche di un’ideologia, di una visione del mondo, partendo dagli edifici e dalle vie, per tracciare in una prospettiva insolita il grande affresco di settant’anni di storia, dalla presa del Cremlino alla perestrojka. Una sull’altra si stratificano diverse città: la vecchia Mosca zarista travolta dalla rivoluzione, i sogni e le utopie architettoniche e urbanistiche delle avanguardie nei primi anni del nuovo regime , la monumentalizzazione del periodo staliniano, il grigiore degli ultimi anni. Vengono rievocati personaggi grandi e piccoli del comunismo sovietico, da Berija a Molotov, da Chruščev a Radek, con una particolare attenzione al disastroso destino degli intellettuali russi negli anni venti e trenta. È come percorrere un labirinto guidati da un abilissimo cicerone che narra, per ogni edificio, per ogni via, per ogni piazza, per ogni stazione della metropolitana, fatti e misfatti della Mecca del comunismo, con distacco e ironia spesso feroce.



