Narrativa recensioni

Margherita la Bella. Donne e uomini dell’eresia dolciniana – Ivana Tomasetti

Recensione a cura di Raffaelina Di Palma

Quando TSD mi ha proposto la recensione di questo libro ne avevo già iniziato la lettura. Mi è sembrata una simpatica coincidenza e quindi mi accingo a farla con molto piacere: inoltre fin dalle prime pagine mi sono sentita attratta dai protagonisti; Fra Dolcino e Margherita. Dell’autrice, Ivana Tomasetti, mi piace lo stile: asciutto, essenziale, ma pieno di calore e di umanità.

“Insomma, Margherita, possibile che tu abbia sempre un atteggiamento così ribelle? È proprio necessario offendere la dama che ti ho dato per compagnia? Vuoi farmi denigrare da tutti i parenti di mio marito?» e fa uno sbuffo alzando gli occhi al cielo. […] Sono certa mia madre farà subito sparire le mie cose e qualunque altro oggetto che testimoni la mia presenza al castello, la mia stanza non sarà più mia, la userà per qualche altro. Ho in bocca un vago sapore di morte, si, per questo luogo sono già sepolta. E invece resisterò.”

Con questo passaggio Ivana Tomasetti, ci dà subito un “assaggio” del carattere ribelle della protagonista facendoci da guida in un mondo, dove anche essere solo accusati di eresia significava subire un controllo sociale e spirituale totale. E lo fa attraverso le figure storiche di Margherita Boninsegna e Dolcino Torielli. Si sofferma, soprattutto, su Margherita, che diventa il punto centrale della narrazione.

Raccontato in prima persona e trattandosi di una storia vera la vicenda prende forza e vigore fin dalle prime pagine, regalando al lettore momenti intensi e coinvolgenti. “Margherita la Bella. Donne e uomini dell’eresia dolciniana,” edito da EEE-Edizioni Tripla, ci racconta la vita di una donna che ebbe il coraggio di opporsi al potere fino alle estreme conseguenze.

La madre di Margherita rimasta vedova si risposa. Nelle società del passato (come Medioevo e Rinascimento), le vedove nobili o di ceto elevato subivano enormi pressioni dinastiche ed economiche. Senza un marito, rischiavano di perdere i propri feudi e di non poter proteggere i propri figli, venendo spesso costrette dalle famiglie d’origine o dai sovrani a nuovi matrimoni combinati per alleanze politiche o salvaguardia del patrimonio.

“La mano stringe quella di Gertrude. Mia madre fa una pausa che nessuno interrompe e sopraggiunge un profondo sospiro.[…] «Quindi cara Gertrude, vi ringraziamo del servizio che ci avete reso in tutti questi anni, Margherita è grande ormai, non ha più bisogno della vostra cura e voi potete tornare dalla vostra famiglia. Questo sarà l’ultimo periodo in cui dimorerete al castello».”

Fra Dolcino

L’autrice ci descrive l’infanzia di Margherita bambina, l’atmosfera opprimente del castello in cui viveva e al quale lei cercava di dare vita con la sua vivacità: trovando conforto nella bellezza dei boschi del Tirolo. Intuisce fin troppo presto che potrà trovare soltanto in se stessa il coraggio di opporsi al suo destino deciso da altri. Margherita Boninsegna storicamente conosciuta come Margherita da Trento o “la Bella”, fu una figura chiave del movimento eretico degli Apostolici nel XIV secolo. Nata a Trento (o Arco) nella seconda metà del XIII secolo, abbandonò una nobile casata per seguire gli ideali di povertà radicale e uguaglianza sociale predicati da Fra Dolcino.

“Mia madre sta seduta tra le sue dame nel cortile, sotto il grande ciliegio che presto si coronerà di bianco; lancia vaghe occhiate a me e alla balia, mentre sembra intenta ad altro. La donna grossa e bianca che accompagna le mie giornate tiene salda la mia mano costringendomi al passo, mentre i piedi vorrebbero saltellare pieni di vita . «Dove andiamo balia?”

Il carattere ribelle di Margherita fa scorrere piacevolmente la lettura. In contrasto con una madre che non amava e dalla quale non si sentiva amata, ogni volta che veniva convocata al suo cospetto esprimeva tutta la sua insofferenza.

Tutto ebbe inizio con il Concilio di Lione nel 1274, quando il potere che esercitava il dissenso introduceva l’inquisizione che non poteva non scontrarsi con altre avverse istanze tra il popolo di Dio e la stessa Chiesa gerarchica.

All’inizio del XIV secolo l’Europa Medievale era attraversata da profonde tensioni religiose, politiche e sociali. La Chiesa cattolica si trovava a dover fronteggiare una crescente ondata di movimenti eretici che metteva in discussione il suo ruolo e i suoi privilegi. In Italia il  contesto era particolarmente complesso, l’influenza politica di città stato e signorie, le crescenti disparità economiche erano un terreno fertile per le idee radicali: Fra Dolcino si inserisce in questo panorama  come una figura carismatica e controversa. Seguace di un movimento apostolico fondato da Gherardo Segarelli, Dolcino portò le idee di povertà evangelica e uguaglianza radicale a un livello estremo.

In effetti la vita dell’epoca era durissima, dominata da una forte disuguaglianza sociale, tra carestie e pestilenze. La maggior parte della popolazione viveva in condizioni di estrema povertà, mentre la Chiesa accumulava ricchezze e potere. Con una economia prevalentemente agricola i contadini vivevano sottomessi ai signori feudali e al clero, spesso costretti a cedere gran parte del raccolto e a subire carestie cicliche. 

Fra Dolcino (1250-1307) nato come Dolcino Tornielli a Prato Sesia fu un predicatore mistico  conosciuto per aver guidato il movimento ereticale degli Apostolici.

Quando arrivò ad Arco nel 1301 svolse la maggior parte della propria predicazione tra l’Alto Garda e la valle del Chiese in particolare a Cimego e lì incontrò Margherita Boninsegna, che divenne sua inseparabile compagna nelle predicazioni.

Non è molto chiaro il luogo preciso del loro incontro, ma si presume fosse Cimago perché la zona fu un importante centro per le predicazioni del frate. Lui e Margherita ebbero molti seguaci in valle, tanto che i dolciniani furono perseguitati e uccisi per anni anche dopo la morte di Fra Dolcino il quale fu sempre avverso agli ambiti ecclesiastici, che definiva avversari e ministri del diavolo. Lasciarono la valle del Chiese per tornare verso il Piemonte nel 1303. Qui Dolcino riteneva di essere al sicuro ma, il vescovo di Vercelli, Raniero degli Avogadro, organizzò una vera e propria crociata contro di lui, costringendolo a rifugiarsi sul Monte Zebello, dove fu catturato su mandato di Bonifacio VIII.

La figura di Margherita fu fonte di leggende e ipotesi piene di attrattive.  Strumentalizzate dalla retorica inquisitoriale, le fonti la presentavano secondo precisi stereotipi propri del suo tempo. Fu lo stesso Dolcino nella sua seconda lettera, che la indicò al vertice del movimento e la citò con il termine “soror in Christo” in un gruppo di fratres e sorores, a sottolineare una fratellanza spirituale tra uomini e donne, dove Margherita venne indicata come l’unica donna a capo del movimento. Il frate inquisitore Bernardo Gui, nel suo trattato analizzò la profezia dolciniana presente nella lettera del 1300, inserendo un personale commento e indicando Margherita come amante di Dolcino e incinta del frate, sottolineando in modo diffamatorio, la condotta immorale della donna e di conseguenza dell’intero movimento religioso fino ad imputare in maniera offensiva e denigratoria la gravidanza all’intervento dello Spirito Santo.

Avvicinandosi a Fra Dolcino, Margherita avvertì, per la prima volta, di essere padrona della propria vita senza dover rinunciare a se stessa.

La vicenda divenne talmente famosa da essere immortalata da Dante Alighieri nel XXVIII canto dell’Inferno (vv. 55-60), dove tramite la profezia di Maometto avverte Fra Dolcino di prepararsi ad affrontare la carestia sul monte. La ribellione dell’eretico millenarista ha ispirato la letteratura dei secoli successivi, emergendo in modo evidente nell’immaginario contemporaneo, grazie al celebre romanzo “Il nome della rosa” di Umberto Eco e le opere teatrali di Dario Fo.

La presenza di Margherita smentisce l’immagine passiva delle donne nel Medioevo, rivelandone la centralità nella trasmissione del messaggio religioso.

L’autrice intreccia alla vita dei protagonisti l’eresia, la fede e la ribellione, trasformando la storia in una riflessione sul dissenso, sulla libertà e sul rapporto tra potere e persecuzione.

Pro

Lungi dall’essere solo la compagna di Fra Dolcino, Margherita, fu una leader spirituale e materiale degli Apostolici. Gestì la cassa comune del movimento e contribuì a guidare i fedeli.

Contro

Le principali fonti che la riguardano risultano lacunose e soprattutto incentrate sulla figura e sulla storia di Dolcino. La sua compagna appare come una figura sfumata. Inoltre la perdita dei processi inquisitoriali limitano la conoscenza sia del suo ruolo sia della sua azione al fianco di Dolcino. Una figura decisamente relegata in secondo piano. 

Trama

Nel cuore del Tirolo trentino di fine Duecento, Margherita Boninsegna cresce tra castelli, lutti e matrimoni di convenienza. Quando la madre la consegna al monastero di Sant’Anna, la ragazza capisce che l’obbedienza è un gabbia e la fuga l’unica forma di respiro. Ma fuori dalle mura la attendono soldati, interessi di casato e una guerra invisibile: quella tra fede e potere. Sul suo cammino incrocia fra Dolcino e l’utopia degli Apostolici la trascina in una comunità braccata dall’inquisizione. Tra fame, neve e roghi, Margherita scopre che la libertà costa sangue e che tacere significa morire due volte. Fin dove si spinge l’amore quando la fede è un reato?

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