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Nel segno di Ruello e Folco: storie di dinastie di cavallai, sconfitte brucianti e la vita da Capitano di Palio

Articolo a cura di Paolo Folco Neri

Sono nato il 6 luglio del 1937, nel territorio della Nobile Contrada del Nicchio, sotto ottima stella per tutto quanto è universalmente riconosciuto buono. Tranne che per una cosa che a Siena conta moltissimo: la Fortuna nel Palio.

‘Fortuna’. Con la maiuscola perché Lei e solo Lei è l’indiscussa regina del Palio. (Questo, magari, lo dico per consolarmi). Il fatto è che mio padre, all’esordio come capitano di un’altra Contrada (l’Onda) subì una cocente sconfitta. Inflitta, per giunta, dal cavallo di suo padre: il nonno Paolo.

Il cavallo si chiamava Folco, e tuttora detiene il record di vittorie (8) nella Piazza del Campo. Ma, per mio nonno, era la prima volta che un suo cavallo vinceva il Palio. Ne aveva avuti molti, ma nessun vincitore. Una in particolare, la Morellina, sembrava specializzata nell’arrivare seconda.

A Siena – come si sa – il secondo è il peggior piazzamento, e gli amici del nonno, per canzonarlo bonariamente, lo salutavano con un: “Secondo voi, Paolino…”, che il nonno non gradiva, punto. Però, Folco (che, con i colori di chi l’aveva scoperto, aveva già vinto entrambe le carriere del 1933) era considerato Palio sicuro.

Purtroppo, Folco aveva un rivale temibile: Ruello, suo fratello maggiore. Entrambi erano il frutto degli amori di Valerius (un purosangue inglese importato dall’Irlanda per migliorare il Maremmano) con Arabina. Il mantello grigio di Ruello è l’unica spiegazione del nome della fattrice, mentre Folco era sauro dorato, altro mantello frequente nel cavallo Arabo.

Ruello e Folco sbaragliarono subito la concorrenza. Infatti, dei quindici palii, cui almeno uno dei due partecipò, ne vinsero undici. Quelli che persero non li vinsero per colpa del fantino venduto o della Contrada rinunciataria, come nel Palio di quei tempi – a volte – capitava.

Ma torniamo alla mia nascita. Anche se Folco non aveva ancora dato al nonno la soddisfazione di entrare finalmente nell’Olimpo dei ‘cavallai’ vincitori, pure guidarlo attaccato al suo calesse (tale, allora. era il ‘mestiere’ quotidiano di tutti i barberi corridori) era fonte di prestigio. Come oggi sarebbe passare sotto il naso degli invidiosi, guidando una Ferrari o auto equivalente.

Perciò mi era stato destinato proprio di chiamarmi “Folco”.

La Sorte, nome volgare della maligna regina del Palio, assegnò all’Onda, Ruello, e a alla Lupa, Folco.

Vinse la Lupa e nell’Onda la presero male. Il babbo diceva di aver ricevuto uno schiaffo da una contradaiola infuriata e di averla ringraziata dicendole: “Me lo sono meritato!” (ma io, a questo, non ci ho mai creduto). Al battesimo, mi fu, perciò, imposto il nome ‘Paolo’ del nonno vincitore e  di ‘Folco’, come secondo.

Chissà se, di quell’ignominioso piazzamento, Folco non se ne sia sentito offeso, Forse questa è la ragione per cui non mi è mai riuscito vincere il Palio, come Capitano. Nonostante che (caso rarissimo) il Nicchio me ne abbia data per due volte la possibilità.


Il cavallo di nome Folco

Folco e il Palio (da Wikipedia)

Il maremmano Folco è ormai entrato nella leggenda del Palio di Siena, avendone caratterizzato la storia per almeno un decennio, a partire dal 1933. Insieme con il grigio Ruello, dal 1932 al 1945 si è diviso ben 13 carriere su 18. Detiene, insieme con Panezio, il record di vittorie nel XX secolo: otto. Meglio di loro solo il baio scuro di Stanislao Pagliai, che tra il 1814 e il 1823 colse nove successi in altrettante carriere.

Folco è stato l’unico cavallo tornato a correre dopo la guerra, riuscendo a vincere due volte nel 1945: il Palio del 16 agosto e quello straordinario del 20, noto come “Palio della Pace”.

Folco è stato autore di un “cappotto” particolare: oltreché stessa contrada, anche stesso cavallo e stesso fantino. Infatti, insieme con Fernando Leoni detto Ganascia, ha vinto il palio del 2 luglio e del 16 agosto 1933, sotto i colori della Tartuca.

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