Articolo a cura di Laura Pitzalis
L’estate è da sempre la stagione delle passioni, dei viaggi e delle libertà concesse. Non sorprende quindi che molti degli scandali più chiacchierati della storia siano esplosi proprio nei mesi più caldi. Fughe romantiche, intrighi di corte, vacanze finite male e amori proibiti hanno animato palazzi reali, ville aristocratiche e località di villeggiatura molto prima dell’era dei social ricordandoci che la curiosità per la vita degli altri è una delle passioni più antiche dell’umanità.
LA COLLANA DI DIAMANTI CHE DISTRUSSE UNA REPUTAZIONE
La collana di diamanti che contribuì a distruggere la reputazione della regina Maria Antonietta fu al centro del celebre Affare della collana del 1785. Si trattava di uno sfarzoso gioiello composto da 647 diamanti, realizzato dai gioiellieri di corte Charles Auguste Boehmer e Paul Bassange, che divenne lo strumento di una delle truffe più clamorose del XVIII secolo.
I due gioiellieri avevano creato la collana per una favorita di Luigi XV. Dopo la morte del sovrano, tentarono di venderla a Luigi XVI per la regina Maria Antonietta, che però rifiutò l’acquisto giudicandolo eccessivamente costoso.
A questo punto entrano in scena due protagonisti destinati a dare vita allo scandalo: Jeanne de Valois-Saint-Rémy, contessa de La Motte, donna ambiziosa e piena di debiti, e il cardinale Louis de Rohan, uno degli uomini più influenti del regno. Quest’ultimo desiderava riconquistare il favore della regina, che lo guardava con diffidenza.

Sfruttando questa debolezza, Jeanne convinse il cardinale di essere in stretto contatto con Maria Antonietta. Attraverso una serie di lettere false, gli fece credere che la sovrana desiderasse acquistare segretamente la collana e che avesse bisogno del suo aiuto per concludere l’affare senza attirare l’attenzione della corte.
A rafforzare l’inganno contribuì un incontro notturno nei giardini di Versailles. Rohan era convinto di trovarsi di fronte alla regina, ma la donna che gli si presentò era in realtà Nicole d’Oliva, una giovane prostituta assoldata per impersonarla.
Convinto di agire per conto della sovrana, il cardinale accettò di acquistare la collana a suo nome. Il gioiello venne però immediatamente sottratto e i diamanti furono smontati e venduti all’estero dal marito di Jeanne e dai suoi complici.
La truffa emerse quando i gioiellieri chiesero il pagamento alla Corona. Nell’agosto del 1785 il caso divenne pubblico e suscitò enorme clamore. Rohan fu arrestato, ma venne successivamente assolto in quanto riconosciuto vittima dell’inganno. Jeanne de La Motte, invece, fu condannata al marchio infamante e alla prigione.
Sebbene Maria Antonietta fosse completamente estranea al raggiro e avesse più volte rifiutato di acquistare il gioiello, gran parte dell’opinione pubblica non le credette. La regina era già considerata da molti una figura frivola, amante del lusso e distante dalle difficoltà del popolo. Lo scandalo alimentò ulteriormente questa immagine negativa e fornì nuovo materiale a pamphlet, caricature e pettegolezzi.
L’Affare della collana non provocò la caduta della monarchia francese, ma contribuì in modo significativo a minarne il prestigio. Per molti storici rappresenta uno degli episodi che accelerarono il deterioramento dell’immagine della Corona negli anni che precedettero la Rivoluzione francese.
1816: L’ESTATE PIÙ SCANDALOSA DELLA LETTERATURA
L’estate del 1816 passò alla storia come “l’anno senza estate“. A causa dell’eruzione del vulcano Tambora, il clima europeo fu insolitamente freddo e piovoso. Sulle rive del lago di Ginevra, però, si consumò uno scandalo destinato a lasciare il segno nella storia della letteratura.
A Villa Diodati si ritrovarono alcune delle figure più chiacchierate dell’Inghilterra romantica. C’era il poeta Lord Byron, appena fuggito dall’Inghilterra inseguito da debiti, amori tumultuosi e voci di una relazione incestuosa con la sorellastra. Con lui viaggiava il giovane medico John Polidori.

Poco distante soggiornavano Percy Bysshe Shelley e la diciottenne Mary Wollstonecraft Godwin. La loro sola presenza costituiva uno scandalo: vivevano insieme nonostante Shelley fosse ancora sposato. Ad accompagnarli c’era anche Claire Clairmont, sorellastra di Mary, che era incinta proprio di Byron.
Per la buona società britannica quel gruppo rappresentava un concentrato di tutto ciò che era considerato immorale: convivenze fuori dal matrimonio, relazioni extraconiugali, gravidanze illegittime, idee politiche radicali e una vita vissuta in aperta sfida alle convenzioni.
Costretti in casa dalla pioggia incessante, gli ospiti trascorrevano le serate leggendo racconti gotici e discutendo di scienza, elettricità e dei controversi esperimenti di Luigi Galvani sulla possibilità di rianimare la materia morta. Fu allora che Byron propose una sfida: scrivere una storia di fantasmi.
Da quelle conversazioni nacquero due figure destinate a diventare immortali. Mary Shelley ebbe l’idea di Frankenstein, il romanzo che avrebbe rivoluzionato la narrativa dell’orrore, mentre Polidori, ispirandosi a un racconto incompiuto di Byron, scrisse Il vampiro, opera che trasformò il vampiro in un aristocratico affascinante e seduttore, anticipando personaggi come Dracula.
Quella che sembrava soltanto una vacanza estiva tra amici eccentrici si trasformò così in uno degli incontri più celebri e scandalosi della storia della letteratura. Tra pettegolezzi, amori proibiti e notti tempestose nacquero infatti due dei miti più influenti dell’immaginario moderno: Frankenstein e il vampiro romantico.



