Usi e costumi Viaggio nella storia

Estate d’altri tempi: mode, manie e piccole follie

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Articolo a cura di Laura Pitzalis

Ogni epoca ha avuto le proprie mode estive, alcune eleganti, altre decisamente curiose. Ciò che oggi ci sembra assurdo, per i nostri antenati rappresentava spesso il massimo della raffinatezza, della salute o del buon costume. Dalle immersioni nell’acqua gelida alle creme di bellezza dai componenti improbabili, la storia dell’estate è costellata di piccole follie che oggi fanno sorridere.

I BAGNI TERAPEUTICI ALL’ALBA

Tra Settecento e Ottocento si diffuse la convinzione che l’acqua di mare possedesse straordinarie proprietà curative. I medici, colpiti dalla robusta costituzione dei pescatori e influenzati dagli esempi dell’antichità – Seneca e Plinio citavano i benefici dei bagni freddi – prescrivevano immersioni marine per curare disturbi come malinconia, nervosismo, debolezza fisica e perfino pigrizia.

I trattamenti seguivano regole severe: i pazienti si sottoponevano a immersioni brevi, controllate e spesso cronometrate, per periodi che potevano durare giorni o settimane. L’acqua doveva essere fredda, il bagno breve, talvolta assistito da personale specializzato. Non si trattava di nuoto nel senso moderno del termine, né di un’attività particolarmente piacevole. L’obiettivo era sottoporre il corpo a una sorta di salutare shock termico.

Nelle località balneari più alla moda era normale vedere persone immergersi all’alba in acque tutt’altro che invitanti.

Nella seconda metà del XVIII secolo il numero di persone in cerca di cure marine aumentò rapidamente. Le città costiere ampliarono alloggi, trasporti e servizi per accogliere i visitatori, dando origine alle prime moderne località balneari.

LA PELLE DOVEVA RESTARE BIANCA

Per secoli la pelle chiara è stata considerata un ideale di bellezza e un simbolo di prestigio sociale, mentre l’abbronzatura era associata al lavoro nei campi e alle classi popolari. Un incarnato diafano indicava che una donna apparteneva a una famiglia agiata e non era costretta a lavorare all’aperto.

In epoche come il Rinascimento, la pelle chiarissima e “celeste” era associata alla virtù, alla delicatezza e alla femminilità.

Per questo le persone benestanti facevano di tutto per evitare il sole: utilizzavano ombrellini, cappelli a larghe falde, guanti e veli protettivi. Si ricorreva inoltre a cosmetici schiarenti che oggi desterebbero più di una preoccupazione., alcune creme, infatti, contenevano ingredienti come polvere di piombo, mercurio o altre sostanze tossiche; molte donne nobili utilizzavano la biacca e, in alcuni casi, preparati a base di arsenico per accentuare il pallore del viso. Pur di mantenere una carnagione pallida e uniforme, si accettavano rischi che oggi nessun dermatologo approverebbe.

Questa concezione è rimasta dominante in gran parte dell’Occidente fino agli inizi del ‘900, quando figure come Coco Chanel hanno sdoganato l’abbronzatura come sinonimo di salute e benessere legato alle vacanze. Tuttavia, in alcune culture orientali, come quelle cinese e giapponese, il valore della pelle chiara è invece rimasto radicato molto più a lungo.

LE CABINE SU RUOTE

Tra le invenzioni più curiose dell’età vittoriana figurano le cabine da bagno su ruote. Non è chiaro dove, quando e da chi siano state inventate. Alcune fonti affermano che furono introdotte intorno al 1750 da Benjamin Beale, un quacchero di Margate, nel Kent, allora rinomata località balneare.

Si trattava di piccole cabine montate su ruote e trainate fino al mare da cavalli o da uomini, alcune addirittura fatte entrare e uscire dall’acqua su rotaie. Inventate in un’epoca in cui uomini e donne dovevano per legge utilizzare zone separate della spiaggia e del mare, le cabine su ruote erano progettate per proteggere chi le utilizzava: la persona entrava vestita, si cambiava all’interno e scendeva direttamente in acqua dal lato opposto.

Oggi l’idea può apparire bizzarra, ma all’epoca era considerata una soluzione elegante e rispettabile per preservare il pudore.

Alcune cabine erano particolarmente lussuose. Il re Alfonso XIII di Spagna possedeva una cabina che ricordava una piccola casa decorata e che veniva trasportata in mare su binari. Anche la regina Vittoria e il principe Alberto ne utilizzavano una presso Osborne House, sull’Isola di Wight. La struttura disponeva persino di uno spogliatoio e di servizi igienici.

Le cabine da bagno rimasero diffuse fino alla fine dell’Ottocento. Con il graduale cambiamento delle norme sociali e l’allentarsi delle rigide regole sul pudore, il loro utilizzo diminuì rapidamente e negli anni Venti del Novecento erano ormai quasi scomparse.

IL PRIMO SCANDALO DEL COSTUME MODERNO.

Le prime vacanze al mare avevano poco in comune con quelle odierne. Nell’Ottocento il pudore imponeva regole rigidissime e i costumi femminili assomigliavano più a completi da passeggio che a indumenti da bagno. Erano costituiti da tuniche, pantaloni lunghi, maniche, calze e copricapo. Realizzati in lana o tessuti pesanti, diventavano ancora più scomodi una volta bagnati. Nuotare era difficile e talvolta persino pericoloso, ma l’importante era non mostrare troppo il corpo.

All’inizio del Novecento, però, qualcosa cambiò. Nel 1907 la nuotatrice australiana Annette Kellerman si presentò in spiaggia con un costume intero aderente che lasciava scoperte braccia e gambe. Oggi apparirebbe estremamente casto, ma all’epoca suscitò scandalo. La Kellerman fu arrestata per indecenza, ma il suo gesto contribuì a rivoluzionare la moda balneare. Molte altre nuotatrici sostennero il diritto di indossare costumi più pratici e il modello a pezzo unico finì per diffondersi rapidamente. Il suo nome rimase legato a quel nuovo stile, passato alla storia come “modello Kellerman“.

La crescente attenzione verso l’attività sportiva femminile contribuì inoltre a un cambiamento culturale che portò, nel 1912, alla prima partecipazione delle donne alle gare olimpiche di nuoto.

LE VACANZE COME ESIBIZIONE SOCIALE

Nell’Ottocento e nella Belle Époque la villeggiatura era soprattutto un rito sociale. Le località balneari non erano soltanto luoghi di svago ma anche palcoscenici dove esibire eleganza, ricchezza e prestigio. Cappelli elaborati, ombrellini decorati, bastoni da passeggio e completi estivi sempre più sofisticati trasformavano la vacanza in una vera prova di stile.

Le passeggiate sul lungomare diventavano occasioni per essere osservati e giudicati, mentre concerti, tè pomeridiani, ricevimenti e fotografie erano spesso più importanti del mare stesso.

In un certo senso, queste località svolgevano una funzione non troppo diversa da quella che oggi attribuiamo ai social network: permettevano di mostrarsi, stringere relazioni e consolidare la propria immagine pubblica.

UNO SGUARDO AL PASSATO

Molte di queste abitudini ci sembrano oggi esagerate o persino comiche. Eppure, probabilmente, tra cento anni qualcuno sorriderà osservando le nostre mode estive, i nostri accessori tecnologici da spiaggia o l’ossessione contemporanea per l’abbronzatura.

La storia insegna, però, che ciò che una generazione considera elegante e indispensabile può apparire curioso, se non ridicolo, agli occhi di quelle successive. Le piccole follie estive del passato ce lo ricordano molto bene.

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