Recensione a cura di Raffaelina Di Palma
Giuditta Bellerio, figlia del Procuratore Capo della napoleonica Repubblica italiana barone Andrea Bellerio, è la protagonista del romanzo, “Vestiva il Tricolore. La scelta di Giuditta Bellerio” di Sonia Morganti, edito da Scrittura & Scritture.
Quando arrivò a Reggio da Milano, nell’ottobre del 1820 aveva 16 anni, per sposare Giovanni Sidoli, patriota e repubblicano.
Il Risorgimento italiano è stata un’epoca ricca di ideali di libertà, di unità e di indipendenza in un momento in cui l’Italia era divisa in tanti Stati. Per la maggior parte della sua storia moderna, l’Italia, spesso, spesso subì il controllo straniero, in particolare dal Medioevo fino all’Unità nel 1861.
Sullo sfondo di quella Italia con ancora una lunga strada da percorrere per realizzare l’unificazione e dei paesi dove gli esuli furono costretti a rifugiarsi, si erge una figura di donna straordinaria, sensibile ed entusiasta, forte e insieme vulnerabile.
“Giuditta era fatta di vita, amava vivere. Poteva dimenticare il sorriso e spegnere la fiamma del coraggio per non più di una sera. Accompagnata da quei pensieri gravi, che erano una resa prima di tutto alla propria natura, si preparò con calma, ricomponendo quella dignità inutile che tanto piaceva al secolo.”

Giuditta Bellerio, “rinasce”dalla penna di Sonia Morganti più vitale, più intensa, più sincera.
Nelle prime pagine l’autrice ci descrive una giovane ragazza milanese, che in una evoluzione caratterizzata da contrasti e incertezze emerse e ottenne sempre più importanza.
Una donna che non tollerò e non si arrese: una donna in grado di prendere in mano la sua vita, assumendosene le responsabilità. Intorno a lei ruotavano figure storiche indimenticabili come Ciro Menotti e la sua compagna Francesca, Giuseppe Mazzini, con il quale si incontrò a Marsiglia nel 1832, dove erano entrambi esuli. Giuditta era già vedova. Nacque tra loro una lunga storia d’amore e non soltanto, divenne anche una sua stretta collaboratrice sostenendolo nella fondazione della “Giovine Italia”. Fu una figura importante nella vita di Mazzini, descritta come l’unica donna che lui avesse amato. Condivisero esilio, lotte e disagi; dalla loro unione nacque un figlio, Joseph Aristide, morto in tenera età.
Anche dopo la fine della loro relazione rimasero in contatto epistolare continuando a collaborare per la causa risorgimentale. Documenti storici ci raccontano di un nuovo incontro tra loro nel febbraio 1849 a Firenze, per discutere della situazione politica italiana.
Una figura potente e costante, una vita rischiosa quella di Giuditta Bellerio Sidoli: arresta i palpiti più profondi dell’epoca in cui vive e ce li ridà indietro purificati dal suo modo di essere forte e anticonvenzionale. Una donna contemporanea ante-litteram.

Giuditta, giovane e avvenente ragazza, nel 1820 sposò Giovanni Sidoli, giovane carbonaro che viveva le idee rivoluzionarie del suo tempo. Nel 1822 venne condannato a morte per i moti del 1821: lei lo seguì in esilio, prima in Svizzera poi in Francia; intrecciando la sua vita ancor più alla causa dei moti rivoluzionari.
“Bartolomeo Sidoli rimase pensoso e immobile, senza la soddisfazione di poter riversare su qualcuno la sua acredine. […] Aveva offerto tutto al suo primogenito, gli aveva donato la stabilità di un mondo disegnato da Dio e mantenuto dai regnanti, e quello non solo aveva rifiutato il regalo, ma glielo aveva anche scagliato contro…”
Con la prematura morte di Giovanni, Giuditta, fu costretta ad assumere il controllo delle proprie azioni, emozioni e pensieri.
Quando rientrò a Reggio alloggiò nella casa di famiglia in piazza Grande. Ma i suoi ideali di libertà la portarono a continuare la strada intrapresa dal marito, che la trasformerà in una protagonista.
Il suo lavoro e il suo coraggio diventarono un punto di riferimento per i compagni che lottavano con lei.
Nel 1831 prese parte ai moti di Ciro Menotti. Si racconta che guidò un corteo patriottico sotto il palazzo di Francesco IV avvolta in un grande tricolore. Questa partecipazione le costò l’esilio. Fu costretta dallo spietato suocero, Bartolomeo Sidoli, a lasciare i figli a Reggio.
“Il colpo al cuore fu lo sguardo di Achille. Marietta, abituata a vivere con i nonni, aveva negli occhi una composta, scerna alterigia. Elvira e Corinna non sapevano dove volgersi per mantenere una condotta che rendesse la madre fiera di loro. Ma Achille piangeva. […] Finalmente dopo incontri fugali, autorizzati dal Duca e sorvegliata dalle guardie estensi, severe e indiscrete, la vedova Sidoli – cospiratrice e sorvegliata speciale – rivedeva i suoi figli. Solo la morte, che si era portata via il suocero, l’aveva permesso. Non i regnanti, non le sue suppliche accorate. C’era voluta la morte.
Nella Milano in lotta tra la Francia di Napoleone e l’impero austriaco degli Asburgo, in una fase storica nella quale fu concreta l’insofferenza di un popolo, scisso tra conservatori e rivoluzionari:
in questo clima, nella famiglia del Barone Bellerio, venne al mondo Giuditta. Educata diversamente dalle fanciulle del suo tempo, la condizione economica e l’anticonformismo dei suoi genitori le permisero un’istruzione pari a quella dei coetanei maschi.
Nonostante tutto, però, non poté esimersi dal contrarre matrimonio, com’era d’uso all’epoca, con un ragazzo che lei non conosceva.
Ma Giovanni Sidoli si rivelerà un uomo bello sia fuori che dentro, pronto a qualsiasi sacrificio per i propri ideali di libertà. La stessa Giuditta sostenne segretamente le idee di Giovanni e lo supportò fino alla fine e appoggerà quanto fatto dai carbonari per consentire l’unione d’Italia.
Questa sua presa di posizione le metterà contro non soltanto i governanti ma anche il suocero. Fu lui l’artefice che le tolse la possibilità di occuparsi dei figli, volendo per loro una vita lontana “dall’illegalità” della cospirazione.
Le pagine di questo romanzo sono vive, coinvolgenti, immuni da ogni moda, da ogni misura, è un punto fermo su come scrivere una storia: una storia che noi italiani dovremmo riprendere a studiare e che, invece, stiamo cacciando nell’oblio, dimenticando il prezzo altissimo che tanti eroi hanno pagato; un patrimonio sperperato in una insana baldoria.
Gli eroi di ogni epoca storica, hanno messo alla base della loro vita l’Amore: quel sentimento che circonda e accoglie figli, patria, giustizia, libertà
“Sei libero di vivere finché non ambisci a migliorare, libero di pensare finché non ambisci a esprimere le tue idee.” (Giuditta Bellerio Sidoli)
Pro
Tra sogni, lotte e speranze di libertà, il patriottismo per Giuditta Bellerio, diventerà una fede e una ragione di vita, che non le verranno mai meno; che la spingono nella tempesta delle cospirazioni e dei moti carbonari.
Contro
Un libro che ci ricorda un personaggio italiano con tutte le sue sfumature e la sua appassionante umanità, ma completamente dimenticata dalla Storia.

Trama
Nel cuore del Risorgimento italiano, epoche di sogni, lotte e speranze di libertà, Giuditta Bellerio è una donna che rifiuto i limiti imposti dalla società. Vedova del nobile Sidoli, una tragedia che l’ha segnata profondamente, Giuditta trova nel patriottismo una ragione di vita, una spinta che la trascina nel vortice delle cospirazioni e dei moti carbonari . Determinata e coraggiosa, diventa una figura di riferimento per i patrioti, entrando in contatto con gli uomini più rivoluzionari della storia italiana, tra i quali Giuseppe Mazzini: il suo pensiero e la sua passione per la causa dell’unità nazionale le cambieranno per sempre la vita. Pagherà duramente questa sua scelta, con sacrifici e sofferenze, perdendo tutto e rialzandosi ogni volta. Sullo sfondo corrono anni di smarrimento e ideali in cui il sogno di un’Italia unita sembra prossimo a realizzarsi ma ogni volta si allontana e la vittoria sarà in chi, come la Bellerio, ha creduto che un nuovo mondo fosse possibile. Un intreccio di tensioni politiche, amori e tradimenti, che racconta la determinazione di una donna eccezionale, protagonista, contro ogni aspettativa, della storia del Risorgimento italiano.





