Articolo a cura di Mara Altomare
Angelo, scendi dalle stelle, vai a Budapest. (Sándor Márai)
Un viaggio a Budapest, se si tratta di un viaggio letterario, dovrebbe partire dalla “Statua dell’anonimo”, qualcosa di sconosciuto ai più forse, ma molto suggestivo per il popolo dei lettori e degli amanti dei libri.

La misteriosa Statua dell’ artista Miklos Ligeti, eretta nel 1903, è avvolta da una leggenda, secondo la quale chi vuole diventare uno scrittore affermato, deve toccare la punta della sua penna… esperienza emozionante all’interno del Parco della Città, nel cortile del Castello di Vajdahunyad. Un’ occasione da non perdere, immersi nel verde di un luogo dove è caratteristico passeggiare, specchiarsi nel lago, fermare il tempo e magari immergersi in letture indimenticabili.

A Budapest si respira pulizia ed eleganza, forse un’eco di aria imperiale antica, sopravvissuta ai tormenti del ‘900. La vista del Castello, dal basso della sponda del Danubio, sprigiona un’atmosfera che fa sentire viva la presenza della Principessa Sissi… che ungherese non era, ma che amava profondamente l’Ungheria, ne divenne Regina e fu a sua volta amatissima da questo paese, a cui si legò profondamente.

Il Castello di Buda fu una delle più grandi residenze reali d’Europa e Sissi lo scelse per eventi personali importanti, come la nascita della figlia Maria Valeria. Gradiva particolarmente soggiornare a Buda, la mattina presto faceva lunghe passeggiate nei giardini reali in compagnia della sua dama di compagnia, e tra i romanzi a lei dedicati merita attenzione “Sissi” di Brigitte Hamann, una biografia che fa emergere il carattere e il destino di una sovrana condannata all’infelicità, e che ci racconta di questi luoghi, così come li ha vissuti Sissi.
“La giovane imperatrice cominciò sin dal primo momento a provare simpatia per l’Ungheria. Durante il ballo a corte assisté con entusiasmo alle danze ungheresi che vedeva per la prima volta, per ballare poi lei stessa la quadriglia”

Il viaggio a Budapest nella via di Sissi porta però necessariamente a una deviazione “fuori porta”, a circa 40 km dalla città, alla scoperta del palazzo di Gödöllo, noto per essere stato il palazzo favorito dall’imperatrice e la sua residenza estiva. Un altro posto in cui si può arrivare anche con un libro…
Il primo capitolo di “Sissi, la solitudine di un’imperatrice” di Alison Pataki, trasmette l’amore di Sissi per questa terra, e comincia proprio così:
“Se qualcuno gliel’avesse chiesto, sarebbe stato facile per lei rispondere. Ma qual era la verità? si chiese. Perché il crepuscolo a Gödöllo, la sua proprietà di campagna alle porte di Budapest, era così differente da quello di Vienna? Avrebbe potuto spiegarlo con la diversità nel panorama: quello ungherese era selvaggio, ribelle, irresistibilmente invitante. Nella luce tenue della sera che calava, la vista spaziava libera lungo le ondulate distese di verde prima di abbracciare migliaia di acri di boschi incontaminati. Ciuffi di fiori selvatici punteggiavano le praterie; era uno spettacolo ben diverso da quello dei parchi e giardini imperiali di Vienna, dove tulipani distinti e compassati contornavano prati tanto simmetrici e con l’erba tanto corta che la natura pareva definitivamente sottomessa. E a Vienna lo era davvero.”

Un altro romanzo forse meno conosciuto, ma che può regalare uno splendido viaggio letterario è “Quando il mondo era nostro” di Roxanne Veletzos: ambientato dal 1943 in poi, ci porta a Budapest ai tempi della guerra, dell’invasione nazista prima e della dominazione sovietica dopo, incorniciando una storia d’amore potente tra i luoghi più famosi della città.
La protagonista, Eva, figlia di un fervente sostenitore del nazismo e fidanzata con Eduard, un brillante studente di medicina, è combattuta dal sentimento per Aleandro, un giovane musicista appartenente alla comunità degli zingari, e quindi a una razza inferiore; il romanzo racconta la storia di un amore spazzato via dalla guerra che infuria in tutta Europa, travolgendo anche le loro vite. E Budapest si fa attraversare tramite i passi e le storie dei protagonisti, che si possono leggere e ripercorrere tra le vie della città. Una città che grazie a un libro trasmette fascino e dolore

“Mentre attraversava il Ponte delle Catene, la sponda Ovest apparve come se fosse uscita da una fiaba dell’epoca asburgica, ancora immacolata, ergendosi nella sua eleganza imperturbabile nonostante la nube di fumo che incombeva sulla parte di Pest dall’altra parte del fiume.
È un romanzo che permette di avvicinarsi alla città e alla storia, che ci lascia tracce di eventi di cui ancora oggi Budapest vuole mantenere viva la memoria…
“In quel momento, Eva non poteva sapere che mentre lei era al sicuro, 40 mila civili avevano perso la vita tra quelle rovine, e che altri 35.000 uomini, donne e bambini erano stati fucilati sulle sponde del Danubio e gettati nell’acqua gelida dai militari delle Croci frecciate. Che nel giro di pochi giorni i loro corpi gonfi avrebbero cominciato a intasare gli argini del fiume, rallentando la costruzione dei pontili.”

L’evento storico narrato nel romanzo trova oggi testimonianza nell’istallazione artistica “Scarpe sulla riva del Danubio”, un memoriale dell’Olocausto, opera del regista Can Togay e dello scultore Gyula Pauer.
L’opera raffigura delle scarpe poste sul ciglio della banchina della sponda del Danubio sul lato di Pest e ricorda il massacro di cittadini ebrei compiuto dai miliziani del Partito delle Croci Frecciate durante la seconda guerra mondiale. Così si chiamava la milizia che collaborò con i nazisti nella deportazione e sterminio di migliaia di ebrei ungheresi. Dopo averli imprigionati nelle loro stesse case all’interno del ghetto di Budapest, i miliziani decisero di assassinare le proprie vittime in città. Gli ebrei venivano trascinati lungo il fiume Danubio, legati a gruppi di tre e uccisi con un colpo alla nuca; i loro cadaveri venivano gettati nel fiume.
Il romanzo scorre attraverso gli anni e ci porta anche nei luoghi della rivoluzione del 1956. Una delle più coraggiose lotte per la libertà e l’indipendenza della storia ungherese. Il popolo si alzò compatto contro l’occupazione sovietica e l’oppressiva dittatura stalinista: giovani, lavoratori e intellettuali si unirono contro le autorità. Nel romanzo è un evento descritto con passione:
“Andiamo dagli studenti, andiamo a sostenerli! Unitevi a noi! – disse l’uomo porgendo a Eva nastri tricolore da appuntarsi ai cappotti, ed Eva non ebbe il tempo di rispondere, perché sua figlia stava già correndo come se si stesse lanciando in battaglia… dall’altra parte del Ponte c’erano altre persone, studenti, uomini e donne e bambini a migliaia che marciavano lungo le sponde del Danubio, la gente si sbracciava e salutava dai balconi lanciando stelle filanti sulla folla inneggiando ‘Ruszkik haza” “Russi andate a casa”

Giunti al termine del viaggio, proprio dal centro della città, adesso fermiamoci a rispolverare il ricordo di un romanzo della nostra infanzia, pubblicato nel 1907, che non ha bisogno di presentazioni: Budapest può essere un’occasione per ritrovarlo, gustarlo, tornare bambini. Un libro a cui la città ha voluto rendere omaggio con un monumento…
“Non si poteva sognare un terreno migliore per i nostri giochi. Per noi ragazzi di Budapest era l’ideale, non avremmo potuto immaginare un sito migliore per giocare ai pellirosse. Il terreno della via Pàl era una magnifica pianura, che poteva simulare una savana africana.”
“Nemecsek obbediva a tutti, perché c’è pure a questo mondo qualche ragazzo che è felice di obbedire, anche se la maggioranza preferisce comandare. Il che del resto si verifica anche tra gli adulti. Era quindi naturale che l’esercito di via Pàl fosse formato da tanti ufficiali e da un solo soldato semplice””






E perché non leggere QUI BUDAPEST di Luigi Fossati? Fossati era presente quando scoppiò la rivoluzione.