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La disfatta dell’Imperatore: il 29 maggio 1176 la Lega Lombarda piega il Barbarossa a Legnano

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Ci sono battaglie che non si limitano a ridisegnare i confini di un territorio, ma che entrano di diritto nel mito fondativo di una nazione. Il 29 maggio 1176, nei prati compresi tra Legnano e Borsano, nell’alto Milanese, si consuma uno degli scontri più celebri del Medioevo europeo. Da un lato la cavalleria pesante di Federico I Hohenstaufen, detto il Barbarossa, l’imperatore del Sacro Romano Impero deciso a restaurare l’autorità imperiale sui ribelli del Nord Italia; dall’altro i cittadini-soldati della Lega Lombarda, uniti sotto il simbolo del carroccio.

L’esito di quella giornata lascerà l’Europa sbigottita: l’esercito imperiale, considerato invincibile, viene travolto e messo in fuga.

Le premesse: l’ombra dell’Impero sui Comuni

A metà del XII secolo, i Comuni dell’Italia settentrionale stanno vivendo una stagione di straordinaria fioritura economica e politica. Battono moneta, riscuotono tasse e si governano da soli. Per il Barbarossa, tutto questo è un’intollerabile usurpazione delle prerogative regie (le regalie).

Disceso in Italia per ben cinque volte, l’imperatore ha già cinto d’assedio e raso al suolo Milano nel 1162 per dare una lezione ai ribelli. Ma la brutalità imperiale ottiene l’effetto opposto: nel 1167, a Pontida, i sindaci di diverse città (tra cui Milano, Cremona, Mantova e Padova) giurano di unirsi nella Lega Lombarda. Non è più la rivolta di una singola città, ma un’alleanza militare organizzata.

La dinamica dello scontro: l’assalto a sorpresa

Nel maggio del 1176, il Barbarossa si trova nel Nord Italia in attesa di rinforzi dalla Germania. Sta marciando verso Pavia quando, la mattina del 29 maggio, l’avanguardia del suo esercito incrocia la cavalleria della Lega Lombarda nei pressi di Legnano.

L’imperatore, nonostante sia in netta inferiorità numerica, decide di non attendere e ordina la carica. La cavalleria tedesca travolge i primi reparti della Lega, costringendo i cavalieri lombardi a ripiegare in disordine verso Milano.

La strada per la vittoria sembra spianata per il Barbarossa, ma i fuggiaschi si attestano intorno al cuore pulsante dell’esercito comunale: il Carroccio. Questo grande carro cerimoniale trainato da buoi, che trasporta l’altare, la croce di Ariberto d’Intimiano e i vessilli della Lega, è difesa strenuamente dalla fanteria e dalla leggendaria Compagnia della Morte (formazione che la tradizione attribuisce al condottiero Alberto da Giussano, figura tra storia e leggenda).

Il miracolo della fanteria e la fuga del Barbarossa

I fanti lombardi fanno quadrato. Serrano gli scudi, piantano le lance a terra e resistono alle devastanti cariche della cavalleria pesante imperiale. È un momento di svolta tattica: per la prima volta nel Medioevo, una fanteria popolare formata da artigiani, mercanti e contadini riesce a bloccare l’élite aristocratica a cavallo.

Mentre l’impeto tedesco si infrange contro il muro di lance attorno al Carroccio, i cavalieri lombardi che erano ripiegati all’inizio dello scontro ritornano sul campo, rinvigoriti dai rinforzi giunti da Milano. Attaccano l’esercito imperiale sui fianchi, cogliendolo di sorpresa.

La confusione tra le file imperiali diventa panico quando il Barbarossa stesso viene disarcionato e scompare nella mischia. Credendolo morto, le truppe tedesche rompono i ranghi e fuggono disordinatamente verso il fiume Ticino. La vittoria della Lega è totale.

Le conseguenze: dalla guerra alla diplomazia

Federico I, in realtà, non è morto: ferito, riesce a raggiungere Pavia dopo giorni di fuga. La sconfitta sul campo di Legnano, tuttavia, gli dimostra l’impossibilità di piegare i Comuni con la sola forza delle armi.

La via militare si chiude, aprendo quella diplomatica che porterà prima all’armistizio di Venezia (1177) e infine alla storica Pace di Costanza (1183). Con questo trattato, l’Imperatore riconosce ufficialmente le autonomie dei Comuni, il diritto di eleggere i propri consoli e di fortificare le città. In cambio, i Comuni prestano un formale giuramento di fedeltà all’Impero.

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