Narrativa recensioni

Spiritualità? Passione sessuale? Tutto questo ne “Il Monaco”

Articolo a cura di Mimma Zuffi

Abusi sessuali o possesso di materiale pornografico da parte di religiosi appartenenti alla Chiesa Cattolica rappresentano episodi che hanno avuto una vasta eco mediatica, e fatti di violenza perpetrati all’interno dei palazzi sacri scuotono l’opinione pubblica, non senza una certa pruderie: tutto questo succede ai giorni nostri, ma già nel 1796 lo scrittore inglese Matthew Gregory Lewis aveva pubblicato The Monk (Il Monaco), un romanzo che trattava questi argomenti.

“Se l’amore fosse una colpa, perché Dio l’avrebbe fatto così dolce?”

M.G. Lewis 

L’azione del romanzo si svolge a Madrid e segue una direzione essenzialmente gotica poiché non si limita a narrare la vicenda di Ambrosio, monaco spagnolo considerato da tutti un santo, vissuto in convento sin dalla più tenera età riuscendo sempre a evitare il peccato, ma racconta anche le storie sussidiarie che si muovono alla scoperta dell’infinito pericolo nascosto dentro e al di sotto di ciò che è sempre sembrato familiare e sicuro.

E sono la sua stessa finzione gotica, la sua potenza, a spingere il lettore a partecipare a questa scoperta e non lasciare che egli osservi “da fuori”, da estraneo. Per esempio, il primo luogo che s’incontra nella lettura del romanzo è la Cattedrale dei Cappuccini: ambiente vivo, riempito dalla gente, dalla vita e, quindi, sicuro, familiare. Ma ecco che non appena la gente se ne va e la chiesa si svuota, esso diventa improvvisamente insicuro, pericoloso, buio.

Tutto il romanzo trabocca di zone e situazioni certe che si trasformano in luoghi di pericolo dove spadroneggiano oscurità e irrazionalità. Tra questi, la passione sessuale è la più frequente, oltre che la più gotica. Nel caso specifico del monaco, la repressione sessuale è stata così forte che risulta impossibile una sua manifestazione esteriore con un’espressione innocente: la sua sessualità diventa pertanto il tramite delle violente asserzioni della sua volontà.

I personaggi principali sono Ambrosio; Rosario – ovvero Matilda -; Antonia e sua madre Elvira; Lorenzo – innamorato di Antonia -; sua sorella Agnese – monaca rimasta incinta e promessa sposa a don Raimondo, amico di Lorenzo.

Si accennava prima alle vicende sussidiarie che, pur essendo di compendio alla vicenda principale, non sono risparmiate dalle direttive gotiche del romanzo: Raimondo e Agnese, amanti “moderni” e “razionali”, devono fare i conti con l’irrazionalità della Monaca Sanguinante; Raimondo impara a sue spese che lo scorrimento naturale dei suoi desideri sessuali nei confronti di Agnese risulta complicato dall’esistenza di forze, solo occasionalmente visibili, legate al passato. In seguito, tali forze abbandonano le vesti della Monaca Sanguinante per assumere quelle dell’antico codice del convento: a esso, infatti, la viziosa Madre Superiora attinge a piene mani al fine di poter condannare Agnese a essere rinchiusa nelle segrete del convento, con il corpicino del bimbo avuto dalla relazione con Raimondo.

La Cattedrale, la vita monastica, la Chiesa in generale, sembrano luoghi sicuri, chiari, certi, ma, in realtà, risultano essere gli elementi che segneranno la condanna di Ambrosio: vita monastica significa educazione corrompente, la Cattedrale è il luogo dove l’autoesaltazione di Ambrosio trova il suo conforto, la Chiesa è il tramite che rende possibile tutto questo.

In tal modo l’autore dà un importante esempio nello sviluppo del tradizionale eroe gotico, facendo di Ambrosio un personaggio nel quale splendide potenzialità diventano qualità distruttive.

In poche righe ecco riassunta la trama del romanzo. Quando Ambrosio scopre che Rosario, suo adorato confratello, è, in effetti, Matilda, una donna innamorata di lui, conosce prima la tentazione e poi, nonostante i suoi tormenti interiori, il peccato.

La lussuria di Ambrosio non conosce ormai più limiti perché il rapporto con Matilda non lo soddisfa più e, in cerca di una nuova fonte di piacere, s’innamora della giovane Antonia. Per appagare i suoi desideri ricorre, grazie all’aiuto di Matilda, alla stregoneria riuscendo, una notte, a entrare nella casa di Antonia al fine di stuprarla. Elvira, madre della giovane, lo scopre e Ambrosio si vede costretto a ucciderla per non essere smascherato. Assalito dal rimorso, non gli resta che fuggire.

Sempre consigliato da Matilda, Ambrosio decide di avvelenare Antonia, affinché potesse sembrare morta  e seppellirla quindi in una cripta dove solo lui sarebbe potuto entrare. Il piano riesce e la giovane viene violentata, ma, nel frattempo, un manipolo di soldati scopre il nascondiglio e arresta il monaco – che aveva già pugnalato a morte Antonia – e la sua complice.

Ambrosio e Matilda sono consegnati all’Inquisizione, torturati e condannati a morte. Convinto da Matilda, e seguendone l’esempio, pur di sfuggire alla pena capitale, il monaco vende la propria anima al diavolo, che però, subito dopo averlo fatto evadere, lo uccide rivelandogli sia che Matilda è, in realtà, un demone minore, inviato deliberatamente per tentarlo e farlo peccare, sia che Antonia era sua sorella ed Elvira sua madre, sia che l’Inquisizione aveva deciso di concedergli la grazia. Quale macabra beffa: la decisione di Ambrosio di consegnare la sua anima al diavolo era stata del tutto inutile!

Il romanzo non narra solo la storia di Ambrosio, ma anche le vicissitudini di altri personaggi, in un modo o nell’altro, tutti legati tra loro: Antonia e sua madre Elvira; Lorenzo, innamorato di Antonia; sua sorella Agnese, monaca rimasta incinta e promessa sposa di don Raimondo. Quest’ultimo narra all’amico Lorenzo la storia d’amore con Agnese, storia che diventa un vero e proprio racconto all’interno della narrazione nel quale compaiono figure caratteristiche del romanzo gotico, come la Monaca Sanguinante e l’Ebreo errante.

Al momento della pubblicazione, Il Monaco riscosse un grande successo, anche se i temi scabrosi in esso trattati gli procurarono non poche critiche; tuttavia Coleridge, uno dei più importanti poeti romantici inglesi, non poté fare a meno di lodarlo. Il marchese De Sade, anni dopo la comparsa del romanzo, affermò che si trattava di un vero capolavoro della narrativa gotica.

Nel corso del XIX secolo il romanzo fu dimenticato. Nei primi decenni del Novecento il movimento surrealista riscoprì Il Monaco proprio per la carica trasgressiva e libertina. Artisti come Antonin Artaud – commediografo, scrittore e regista teatrale francese – e André Breton – scrittore, poeta e critico d’arte francese e teorico del surrealismo – ne furono influenzati. Questa riscoperta fece sì che nel XX secolo si cominciasse nuovamente a prendere in considerazione questo meraviglioso romanzo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.