Recensione a cura di Donatella Palli
Il romanzo racconta due diversi momenti storici, legati tra loro: il primo è ambientato a Torino e Moncalieri nella primavera del 2023; il secondo a Parigi nell’agosto del 1679.
Torino e Moncalieri, 26 maggio 2023: L’indagine poliziesca
Il commissario Carlo Rossi, un uomo metodico e ordinato, si trova a dover risolvere l’omicidio di una coppia benestante, Giulia e Luca Calieri, il cui unico figlio vive in Thailandia. I sospetti degli inquirenti si orientano inizialmente verso i custodi della villa (una coppia di filippini) e verso gli abitanti di un campo Rom frequentato dalla signora Calieri.
Parigi, agosto 1679: Le memorie di una spia
L’autrice ci presenta Nicolas Charpy che, nell’agosto del 1679, all’età di sessantanove anni, inizia a scrivere le proprie memorie. L’uomo confessa una forte vocazione letteraria ma, al contempo, una vita interamente dedita agli intrighi, vissuta al servizio prima del cardinale Richelieu e poi, alla morte di questi, del cardinale Mazzarino.

La narrazione si basa su una storia vera: Nicolas Charpy fu un personaggio ambiguo, una spia al soldo dei francesi che avevano l’obiettivo di sottrarre il piccolo Ducato di Savoia dall’influenza spagnola. In quest’ottica, nel 1619, Vittorio Amedeo I di Savoia aveva sposato la principessa Maria Cristina di Borbone-Francia (la sposa aveva allora tredici anni, lo sposo trentuno), consolidando così l’influenza parigina sul ducato. All’epoca, le donne di alto rango erano considerate unicamente come merce di scambio matrimoniale all’interno di complessi giochi dinastici e politici, utili a rinsaldare alleanze, scongiurare guerre e garantire la prosecuzione della stirpe.
Dieci anni dopo, nel 1629 a Parigi e nel 1630 a Torino, scoppia la peste, introdotta dalle truppe inviate dal cardinale Richelieu per conquistare alcune roccaforti in Piemonte. Il contagio si espande rapidamente a Milano, Venezia e in Germania. Nel disperato tentativo di comprendere la propagazione del morbo e fermare l’epidemia, si attiva il medico di Casa Savoia, Giovanni Francesco Fiochetto: vengono approntati sei lazzaretti fuori Torino e gli aristocratici abbandonano la città. Ciononostante, le vittime saranno ottomila. Nel 1631, finalmente, la peste scompare e la corte può fare ritorno a Torino.

Nel frattempo, Richelieu trova a Charpy un incarico come segretario presso il giovane marchese Henri di Cinq-Mars, favorito di Luigi XIII. Charpy, tuttavia, non esita a denunciare il marchese per una congiura contro lo stesso Richelieu, portandolo alla condanna a morte il 12 settembre 1642. Quello stesso anno, alla morte di Richelieu, succede il cardinale Mazzarino e Charpy si mette subito al servizio del nuovo padrone.
Nelle sue memorie, Charpy ammette:
“I miei punti deboli: le donne. Il mio stato di uomo di chiesa e la mia parola sapientemente umile non facevano nascere alcun sospetto nella mente dei mariti.”
In seguito a uno dei suoi tanti scandali, Charpy è costretto a fuggire e a cambiare nome, diventando il sedicente “Sainte-Croix”. Con la protezione di Mazzarino si rifugia prima a Napoli, poi a Venezia e infine a Torino. Qui viene assunto dalla duchessa Maria Cristina di Savoia (reggente del ducato piemontese per il figlio Carlo Emanuele II), ma l’obiettivo dell’uomo resta quello di tornare a Parigi riabilitato. Cristina instaura a corte un’atmosfera festosa, circondandosi di artisti e musicisti e sovvertendo l’austerità spagnola, ma si accorgerà presto del doppio gioco di Charpy.

L’uomo continua infatti ad agire come spia per i francesi, protetto da Mazzarino che, nel frattempo, si è guadagnato la fiducia di Anna d’Austria, reggente per conto di Luigi XIV (all’epoca di soli quattro anni). Nel 1654 Charpy riesce a rientrare a Parigi sotto la sua nuova identità.
Pare che Jean-Baptiste Poquelin, in arte Molière, abitasse vicino a Charpy e che, venuto a conoscenza dei suoi loschi traffici, si sia ispirato proprio a lui per la prima versione della commedia Tartufo nel 1664. Considerata troppo cruda e offensiva sia nei confronti della monarchia che delle istituzioni ecclesiastiche – la Chiesa non tollerava che Tartufo fosse un prete –, l’opera venne censurata. Molière presenterà una versione edulcorata a Luigi XIV solo nel 1669.
La connessione con la vicenda poliziesca del commissario Rossi si dipana attraverso diversi elementi. Innanzitutto i luoghi, Torino e Moncalieri, in cui si incrociano i fatti storici e presenti. Inoltre, proprio in quei giorni, il commissario si reca a teatro con la moglie per assistere al Tartufo.
Le indagini sulla morte dei coniugi Calieri conducono all’associazione “Speranza Afgana”, che aveva organizzato una serata benefica la sera stessa del delitto. L’interesse di Giulia Calieri per i bambini del campo Rom e alcuni storici documenti, rinvenuti sul retro di un quadretto di Diego Velázquez raffigurante proprio M. de Sainte-Croix (di proprietà di Luca Calieri, grande appassionato di antiquariato), risulteranno decisivi per la risoluzione del caso.
PRO
La vicenda storica di Nicolas Charpy è di grande interesse. L’autrice è abilissima nel mostrare una società corrotta e amorale, dominata dallo strapotere dei ministri del Re, in cui ogni mezzo è lecito pur di conquistare ricchezza e potere.
CONTRO
La connessione tra i due periodi storici risulta decisamente flebile, dando quasi l’impressione di leggere due romanzi diversi e paralleli. Di conseguenza, la trama poliziesca contemporanea appare a tratti un po’ scialba rispetto alla potente ricostruzione storica.

Trama
Una storia della Parigi del Seicento fa da contrappunto al nuovo caso del commissario Carlo Rossi: un duplice omicidio sulla collina torinese. L’intreccio delle due vicende si svelerà man mano, mentre l’intelligenza e la sensibilità commissario gli faranno scoprire molto più di un mero colpevole.
Torino, 2025: in una lussuosa villa immersa nel verde, non una camera è stata risparmiata dalla furia dei ladri che, colti dal rientro anticipato dei padroni di casa, li uccidono prima di scappare con la preziosa refurtiva. Questo sembrerebbe lo scenario del crimine efferato a cui devono dare una risposta il commissario e la sua affiatata squadra.
Parigi, 1679: Nicolas Charpy, sul letto di morte, scrive le sue memorie affidando all’Altissimo il compito di assolvere i suoi peccati e al lettore il piacere di scoprire personaggi, delitti efferati e intrighi sorprendenti tra la Francia del XVII secolo e il ducato di Savoia.
Queste due affascinanti vicende, intrecciate con la consueta abilità dalla penna di Franca Rizzi Martini, sono connesse da elementi e circostanze legate alla soluzione del caso. La curiosità di scoprire questi trait d’union, la perfetta ricostruzione storica della vita di corte nel Grand Siècle, al di qua e al di là della Alpi, e il ritmo incalzante che porta con leggerezza alla risoluzione del caso, costruiscono un romanzo originale e appassionante che non fa rimpiangere i due precedenti gialli di successo dell’Autrice.



