Narrativa recensioni

L’arte della gioia – Goliarda Sapienza

Recensione a cura di Laura Pitzalis

Al di là della cruda schiettezza narrativa che potrebbe dare fastidio a qualcuno, L’arte della gioia di Goliarda Sapienza è un romanzo straordinario. Racconta il Novecento italiano attraverso la vita di una bambina che diventa donna e sceglie di non farsi spezzare dagli eventi, ma di trasformarli in forza. È un libro che mi ha insieme affascinata e colpita profondamente.

Proprio perché mi ha conquistato, posso definirlo bellissimo, attraversato da sentimenti incontrollabili e da emozioni intense che travolgono e lasciano senza fiato. È popolato da una moltitudine di personaggi, bambini, ragazzi, uomini e donne, tutti legati, in modi diversi, alla protagonista, Modesta.

Prima, una bambina ingenua animata da un forte desiderio di conoscere e capire la natura e sé stessa.

Ed eccovi me a quattro, cinque anni in uno spazio fangoso che trascino un pezzo di legno immenso. Non ci sono né alberi né case intorno, solo il sudore per lo sforzo di trascinare quel corpo duro e il bruciore acuto delle palme ferite dal legno […] e dopo averlo nascosto o abbandonato, entrai nel buco grande della parete, chiuso solo da un velo nero pieno di mosche. Mi trovo ora nel buio della stanza dove si dormiva, si mangiava pane e olive, pane e cipolla. Si cucinava solo la domenica. Mia madre con gli occhi dilatati dal silenzio cuce in un cantone. Non parla mai, mia madre. O urla, o tace […] Mia sorella seduta in terra la fissa da due fessure buie seppellite nel grasso […] E se mia madre – cosa rara – usciva, bisognava chiuderla nello stanzino del cesso, perché non voleva saperne di staccarsi da lei. E in quello stanzino urlava, si strappava i capelli, sbatteva la testa ai muri fino a che lei, mia madre, non tornava, la prendeva fra le braccia e l’accarezzava muta

La sua infanzia è però segnata da una violenza profonda, fisica e psicologica, che cambia radicalmente il corso della sua vita. Il trasferimento in convento rappresenta una svolta decisiva. È lì, tra le silenziose suore, che Modesta inizia a scegliere consapevolmente che tipo di donna vuole diventare: forte, indipendente e, soprattutto, libera.

Non a caso, L’arte della gioia è anche un potente inno alla libertà, non solo quella di Modesta, ma quella di tutte le donne.

Ma Modesta aspira a molto di più e, nonostante il suo nome, intraprende un percorso di emancipazione, talvolta anche attraverso mezzi non propriamente “ortodossi”. Da povera bambina diventa la Principessa Brandiforti, trasformandosi così in una donna ricca, fredda, determinata e calcolatrice, capace di sovvertire ogni regola pur di conquistare il piacere e la libertà, sfidando una cultura oppressiva, cattolica, patriarcale, fascista e mafiosa.

Riesce a creare intorno a sé una famiglia allargata ante litteram, aperta, in cui c’è spazio per tutti, amici, amanti, figli, servitori. Non la classica famiglia meridionale, numerosa e patriarcale o matriarcale, ma una comunità fluida, in cui ciascuno mantiene la propria individualità pur potendo contare sul sostegno degli altri. Una famiglia queer a modo suo, in cui Modesta assume ruoli diversi, madre o padre, a seconda delle situazioni, dando vita a relazioni fuori dagli schemi, spesso spiazzanti ma profondamente autentiche.

Ma ora che Bambolina comincia a correre dietro a Prando, perché la fermano e li dividono? […] – Ma correva come un maschiaccio, principessa! Si sporca il vestitino -. Ecco come comincia la divisione. Secondo loro Bambolina, a soli cinque anni, dovrebbe già muoversi diversamente, stare composta, gli occhi bassi, per coltivare in sé la signorina di domani. Come in convento, leggi, prigioni, storia edificata dagli uomini. Ma è la donna che ha accettato di tenere le chiavi, guardiana inflessibile del verbo dell’uomo”.

Il romanzo è sconvolgente dall’inizio alla fine, non solo per la bisessualità della protagonista, ma per le scelte radicali che compie per affermarsi. Modesta arriva anche a compiere azioni terribili, eppure, durante la lettura, ci si sorprende quasi a comprenderla, se non a giustificarla. Le sue decisioni appaiono sempre funzionali alla sopravvivenza, alla coerenza con sé stessa, alla possibilità di amare.

Non posso dire che Modesta sia stata la mia eroina ma è indubbio che Goliarda Sapienza abbia creato una delle figure narrative più potenti e controverse della letteratura italiana. È un personaggio guidato dal desiderio e da una forte consapevolezza di sé, che rifiuta il conformismo e costruisce autonomamente la propria esistenza. Non nasce da uno sguardo maschile, ma da una scrittura capace di dare voce a un femminile nuovo, libero e radicale, che travalica i confini posti dal sesso e dal ruolo sociale in nome dell’onestà intellettuale, dell’essere sé stessi.

Joyce, l’amica e amante intellettuale comunista, diventa nel finale la sua antitesi. Quando le due si ritrovano dopo anni, appare cambiata, invecchiata, sposata, ormai piegata a un conformismo borghese, perché “dobbiamo dimostrare al paese che siamo persone rispettabili in tutti i sensi e non i senza legge rossi”. La risposta di Modesta è spietata soprattutto quando mette in guardia le giovani donne dal rischio di accettare passivamente modelli imposti.

Fra venti, trent’anni non accusate l’uomo quando vi troverete a piangere nei pochi metri di una stanzetta con le mani mangiate dalla varechina. Non è l’uomo che vi ha tradite, ma queste donne ex schiave che hanno volutamente dimenticato la loro schiavitù e, rinnegandovi, si affiancano agli uomini nei vari poteri”.  

La lingua del romanzo rompe gli schemi tradizionali: è diretta, a tratti scomoda, ma proprio per questo autentica. Goliarda Sapienza usa una tecnica narrativa che mi ha un po’ destabilizzato:

senza preavviso, la narrazione può passare dalla prima alla terza persona e viceversa.

L’uso dei dialoghi può rendere difficile capire a chi ci si rivolge, soprattutto quando sono coinvolti più personaggi, poiché Sapienza raramente usa i nomi durante le conversazioni. Questo contribuisce però a creare un effetto quasi teatrale, in cui il lettore diventa spettatore.

A volte, durante i dialoghi, gli eventi non vengono separati in descrizioni, ma sono raccontati direttamente dai personaggi mentre parlano, senza interrompere il flusso della narrazione.

Appena la macchina si fermò, con il fiato mozzo balzai fuori seguita da Beatrice. E, forse perché mi aspettavo di vederlo dall’alto come prima, dovetti alzare gli occhi per trovare quel cielo liquido rovesciato che fuggiva calmo verso la libertà sconfinata. Grandi uccelli bianchi scivolavano in quella vertigine di vento. I polmoni liberarti s’aprivano e per la prima volta respiravo. Per la prima volta lagrime di riconoscenza mi scendevano sulle labbra… O era il sapore arso e forte di quel vento che si chinava sulla mia bocca baciarmi?”

Ho divorato la prima parte del romanzo con entusiasmo, ma a metà ho avvertito un calo di energia e l’ho concluso un po’ a fatica. La presenza di molti personaggi e i lunghi dialoghi filosofici e politici, spesso corali, mi hanno confusa e costretta a rileggere alcuni passaggi. Solo verso la fine ho ritrovato pienamente il filo, scoprendo un finale che mi ha ripagata della fatica.

L’arte della gioia è un libro impegnativo, come spesso accade per i grandi romanzi, non solo per le cinquecento pagine da leggere, ma per la densità dei temi: richiede tempo per essere assimilato, per entrare nelle sue atmosfere e per confrontarsi con i suoi personaggi. Sullo sfondo, si muove un Novecento ancora dolorosamente vicino: il nazifascismo, la Resistenza, il dopoguerra. Questo intreccio storico amplia la prospettiva del racconto e ne rafforza il realismo.

Nonostante le difficoltà, sono felice di averlo letto fino in fondo, perché ciò che mi ha lasciato si può riassumere in una sola parola: “libertà“. La storia può essere immaginaria o meno ma, a mio avviso, quello che la scrittrice Goliarda Sapienza ha trasmesso, anche con toni molto forti e immorali, è la libertà di tutti, uomini e donne, nel poter vivere, scegliere e decidere senza imposizioni e pregiudizi. E rimango affascinata dall’intelligenza e astuzia dell’autrice.

PRO

L’arte della gioia dovrebbe diventare una sorta di manuale di educazione sentimentale: un invito ad abituarsi a un’idea di amore che non sia possesso di corpi e di vite, ma capace di riconoscere anche la bellezza della temporaneità. Insegna l’abbandono, il valore di ciò che è stato, anche se non è durato.

Ci ricorda che è l’onestà a renderci davvero affidabili, che l’affidabilità vale più della fedeltà e che si può continuare a vivere di meraviglia persino dentro la tragedia.

È un libro consigliato a chi cerca una storia intensa, libera da etichette; a chi non teme di attraversare il confine tra giusto e sbagliato; a chi, soprattutto, ama la libertà.

CONTRO

Nella seconda parte ho avvertito un cambio di ritmo meno efficace: più personaggi, meno azione e una narrazione che a tratti appare confusa e poco sostenuta.

L’arte della gioia – Edizione cartacea
L’arte della gioia – Edizione ebook

SINOSSI

“L’arte della gioia” è un libro postumo: giaceva da vent’anni abbandonato in una cassapanca e, dopo essere stato rifiutato da molti editori, venne stampato in pochi esemplari da Stampa Alternativa nel 1998. Ma soltanto quando uscì in Francia ricevette il giusto riconoscimento. Nel romanzo tutto ruota intorno alla figura di Modesta: una donna vitale e scomoda, potentemente immorale secondo la morale comune. Una donna siciliana in cui si fondono carnalità e intelletto. Modesta nasce in una casa povera ma fin dall’inizio è consapevole di essere destinata a una vita che va oltre i confini del suo villaggio. Ancora ragazzina è mandata in un convento e successivamente in una casa di nobili dove, grazie al suo talento e alla sua intelligenza, riesce a convertirsi in aristocratica attraverso un matrimonio di convenienza. Tutto ciò senza smettere di sedurre uomini e donne di ogni tipo. Amica generosa, madre affettuosa, amante sensuale: Modesta è una donna capace di scombinare ogni regola del gioco pur di godere del vero piacere, sfidando la cultura patriarcale, fascista, mafiosa e oppressiva in cui vive. “L’arte della gioia” è l’opera scandalo di una scrittrice. È un’autobiografia immaginaria. È un romanzo d’avventura. È un romanzo di formazione. Ed è anche un romanzo erotico, e politico, e psicologico. Insomma, è un romanzo indefinibile, che conquista e sconvolge.

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