Se c’è un decennio che ha provato a dimenticare il passato a colpi di danza e frenesia, quello è sicuramente il periodo dei cosiddetti “anni ruggenti”, un’epoca che, dopo gli orrori della Grande Guerra, decise che la moderazione non era più di moda. Ma dietro le piume di struzzo delle flapper e il ritmo sincopato del jazz, si nascondeva un mondo di stranezze sociali e paradossi legislativi che oggi ci sembrano usciti dalla penna di un romanziere particolarmente fantasioso.
Uno degli aspetti più incredibili fu l’era del Proibizionismo negli Stati Uniti, che anziché fermare il consumo di alcol diede vita a una creatività criminale senza precedenti: per sfuggire alla polizia, i contrabbandieri utilizzavano le “cow shoes”, scarpe dotate di suole di legno che imitavano l’impronta degli zoccoli delle mucche, così da non lasciare tracce umane nei boschi dove si nascondevano le distillerie clandestine.

Mentre i gangster dominavano le strade, la gente comune era colpita da una vera e propria “febbre egizia” scatenata dalla scoperta della tomba di Tutankhamon nel 1922; l’ossessione per i faraoni divenne così pervasiva che influenzò ogni cosa, dai tagli di capelli a caschetto alle decorazioni dei cinema, fino alla nascita di leggende su maledizioni mortali che alimentavano i tabloid dell’epoca, rendendo il confine tra cronaca e occultismo estremamente sottile.
In questo clima di eccessi, anche la bellezza divenne un campo di sperimentazione pericolosa, con le donne che si sottoponevano a trattamenti estetici ai raggi X per rimuovere i peli superflui, ignare delle terribili ustioni e dei tumori che quella tecnologia ancora poco conosciuta avrebbe causato solo pochi anni dopo.

Ma non era solo la scienza a essere bizzarra, lo erano anche i passatempi popolari: uno dei fenomeni più inspiegabili degli anni ’20 furono le gare di “pole sitting”, ovvero persone che passavano giorni, se non settimane, sedute in cima a un palo della luce o a una colonna solo per battere un record di resistenza e attirare la folla, diventando celebrità istantanee senza alcun motivo apparente se non la noia o il desiderio di sfida.
Anche l’architettura e l’arredamento si piegarono a stranezze dettate dalla paura dei germi, eredità dell’influenza spagnola, portando alla diffusione dei “bagni completamente piastrellati” non per estetica, ma perché si credeva fossero gli unici ambienti davvero sterilizzabili. Nello stesso periodo, la tecnologia offriva i primi sguardi sul futuro ma con modalità che oggi definiremmo inquietanti, come i primi “baby cage”, gabbie metalliche sospese fuori dalle finestre dei grattacieli di Londra e New York per permettere ai neonati di prendere aria fresca senza dover scendere in strada, una soluzione pratica che oggi farebbe inorridire qualsiasi assistente sociale.

Persino il mondo degli animali ebbe le sue stranezze legate alla cronaca nera, come il caso di famosi cani attori del cinema muto che venivano trattati come divinità e protetti da guardie del corpo, o la moda di portare piccoli coccodrilli al guinzaglio come animali da compagnia esotici nelle zone di mare.
Sotto lo scintillio dell’Art Déco, la società degli anni ’20 cercava disperatamente di non guardare all’indietro, rifugiandosi in una modernità che era un mix esplosivo di emancipazione femminile, sconsideratezza finanziaria e una fiducia cieca nel progresso, ignorando che quella festa senza fine si sarebbe schiantata contro il muro della Grande Depressione, lasciandoci in eredità il ricordo di un decennio dove l’unica regola era che non esistevano regole, e dove anche la cosa più assurda poteva diventare, per una notte, la normalità assoluta.



