Recensione a cura di Anna Cancellieri
La narrazione inizia con l’interminabile viaggio di Henry Talbot verso una destinazione remota e aspra, del tutto diversa dalla confusione cittadina in cui ha passato l’intera esistenza. È uno sradicamento definitivo e sofferto, causato da una qualche colpa di cui il protagonista non ci fa sapere quasi nulla per buona parte del romanzo, ma che ogni tanto affiora nel ricordo come una ferita ancora aperta.
Il passaggio brusco dal ruolo di prestigioso chirurgo londinese a quello di modesto medico condotto in una contrada dimenticata del Galles è reso ancora più difficile da una serie di circostanze spiacevoli, prima fra tutte la difficoltà di comunicare con gli abitanti del villaggio a causa della diversità linguistica.
Tutto intorno a lui è strano: gli inspiegabili sintomi di follia della padrona di casa, che a tratti si mostra perfettamente lucida e coerente, le stravaganti abitudini della figlia Linette, che indossa vesti maschili e familiarizza con i fittavoli, i discorsi ambigui del loro cugino Julian, che sembra nutrire una passione smodata per la scienza esoterica contenuta nella collezione di libri rari raccolti durante i viaggi in oriente.

Uno in particolare, un grimorio in bella mostra dietro una vetrina chiusa a chiave, attrae l’attenzione del giovane medico..
“… un libro grande e grosso, con tagli dorati e legatura in spesso cuoio nero, chiuso da un fermaglio d’oro. Un simbolo è inscritto in un cerchio. È la copia esatta del simbolo sulla mensola del camino e di quello del sigillo della lettera con cui gli è stato offerto l’impiego a Penhelyg.”
Lord Julian, gentiluomo dall’eleganza impeccabile, incarna alla perfezione la mentalità tipica di molti proprietari terrieri dell’epoca: inglesi facoltosi che comprano grandi proprietà per arricchirsi sfruttando e a volte sfrattando i contadini del luogo. In realtà la sua proprietà si riduce alla sola miniera di rame, vinta al gioco, ma anche in questo caso la sua avidità è palese, così come lo scarso rispetto delle più elementari norme di sicurezza.
“Le camere adiacenti sono piene di minatori dal viso sporco, alcuni inginocchiati alla base delle pareti accanto a candele di grasso di montone, mentre altri spaccano la pietra in alto, sotto la volta, appesi a catene avvolte intorno alla gamba sinistra, bilanciando il peso con l’altra.”

Invece Linette, la vera proprietaria del maniero, dei terreni e del villaggio, si affanna a rendere migliori le condizioni di vita dei suoi fittavoli, anche a spese delle proprie rendite. Attraverso di lei l’autrice cerca di trasmettere al lettore il suo amore per questa regione chiamata non a caso “Terra di Draghi, con i suoi sentieri boschivi e le montagne maestose, l’inquietante stranezza e l’aspra bellezza”, e inoltre cerca di riscattare la gente gallese a torto considerata nel passato primitiva e ignorante, ma ricca di tradizioni e portatrice di un folklore suggestivo e bizzarro, che ha segnato le sue memorie di bambina e giovane donna.
“Altri racconti parlavano di esseri più tenebrosi, molto più sinistri: cani delle Tenebre, mostri lacustri, banshee tormentate, funerali fantasma, pozzi delle maledizioni, creature acquatiche che attiravano vittime prive di ogni sospetto nelle profondità delle loro tane per banchettare con i cadaveri di annegati.”
Henry, pragmatico e illuminista, non riesce a nascondere il suo scetticismo nei confronti di credenze così ridicole. Eppure l’accumularsi di indizi incomprensibili, avvertimenti velati, incidenti, silenzi eloquenti, conversazioni sussurrate, sembra portarlo verso una direzione che la sua formazione scientifica rifiuta in modo categorico.
La lentezza del racconto conduce il lettore nel placido trascorrere di un tempo legato al respiro della natura, in una terra antica dagli immutabili ritmi stagionali, ognuno portatore di una peculiare bellezza. Il punto di svolta, impercettibile e sinistro, avviene durante una festa a cui partecipano gli arroganti amici di Julian, gente altolocata e velenosa che nelle descrizioni ricorda certe caricature d’epoca dei giornali londinesi.
“Linette osserva i gioielli a forma di pera appesi alla parrucca e pensa che sicuramente cadrebbero se Lady Selwyn muovesse la testa con un minimo di vigore.”
Cosa stanno tramando? Qual è il loro scopo perverso? Da qui in poi gli eventi precipitano, attraverso una serie di sconvolgenti rivelazioni, verso un finale degno del migliore horror gotico.

Pro
Uno spaccato interessante e curato della vita rurale e mineraria prima delle profonde trasformazioni generate dalla rivoluzione industriale.
Contro
Una certa lentezza nella narrazione, ricca di particolari su cui l’autrice indugia a volte senza effettiva necessità.

La chiave delle ombre – Edizione ebook
TRAMA
Meirionydd, 1783. Henry Talbot è un celebre chirurgo londinese, costretto da uno scandalo ad abbandonare la città per uno sperduto villaggio del Galles più profondo. A offrirgli un salvifico per quanto degradante posto di lavoro è Lord Julian Tresilian, del maniero di Plas Helyg. Tresilian, a differenza di tutti coloro che Talbot ha incontrato fin lì, persone chiuse nell’asprezza di una lingua impenetrabile, parla un inglese perfetto ma si muove a fatica, consumato da un pallore estremo, e all’occhio clinico di Talbot sembra bruciare le ultime energie prima della morte. Il compito ufficiale di Talbot, tuttavia, non è occuparsi di lui ma della cugina del Lord, la vera proprietaria del maniero, che tutti dicono pazza, e di sua figlia Linette. Linette Tresilian è a sua volta una donna “insolita”. Orfana di padre, a ormai ventisei anni non ha particolare talento né interesse per la musica, la danza o il ricamo, meno che mai per il matrimonio. Passa invece tutto il suo tempo a difendere i diritti dei fittavoli, esercitando la sua lingua tagliente e manifestando una pericolosa indipendenza. Anche nel villaggio non mancano le stranezze: i locali sembrano preda di credenze, miti e folklore al punto da avversare, apertamente e violentemente, l’arrivo del medico e dei suoi metodi scientifici. Così, quando Talbot scopre che il suo predecessore è morto in circostanze misteriose, forse addirittura di paura, decide di andare fino in fondo. L’unica a poterlo aiutare però sembra proprio Linette, la sola di cui gli abitanti del villaggio si fidino davvero. Linette che forse ha ereditato la malattia della madre. Linette che sospetta qualcosa si stia agitando nell’ombra, qualcosa che ha a che fare col grimorio che Julian conserva nella libreria.



