Articolo a cura di Raffaelina Di Palma
La sua tomba al Père-Lachaise è ancora oggi meta di pellegrinaggio. A parte il clima, dell’Inghilterra amava tutto, ma non le risparmiò crudeli ed eleganti “raffiche” sarcastiche, attraverso le sue favole, i testi teatrali e l’unico romanzo, quel “Il ritratto di Dorian Gray” che rappresentò e rappresenta il pensiero più intimo e doloroso, sull’equilibrio fra arte e vita, in quell’insieme di norme e di valori che portano a galla il profondo ego dell’individuo.

Scrittore, drammaturgo, saggista, polemista, Oscar Fingal O’Flahertie Wills Wilde (1854-1900) fu fra gli ultimi discendenti di un lignaggio ideale di intellettuali-dandy che aveva avuto George Brummel come fondatore e Benjamin Disraeli come prosecutore: mettendo radici fino in America con Francis Scott Fitzgerald. Portò a sua volta una carica umana, che venne letta come un attacco a quella corrente di pensiero che si chiamava Positivismo e all’aristocrazia del denaro.
L’emotività di un genio
“Le sole persone con le quali ora mi interesserebbe di trovarmi sono gli artisti e coloro che hanno sofferto: quelli che sanno cosa sia la bellezza, e quelli che sanno cosa sia il dolore; nessun altro mi interessa.”
La modernità di Oscar Wilde è provata dall’attenzione che la sua espressione spirituale e artistica, quel suo naturalismo che stimolò negli Anni Sessanta in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, gli stessi Beatles e Rolling Stones, che lo celebrarono in diversi modi, sia nel vestiario, sia indirettamente con alcune canzoni.
A lui hanno guardato, direttamente o indirettamente, anche Francis Scott Fitzgerald, Ernest Hemingway e Truman Capote. Di Oscar Wilde manca la sua signorile intelligenza, insieme a una sensibilità sempre più rara anche nel mondo dell’arte. È stato una delle figure più versatili, ma anche una delle più discusse e osteggiate della letteratura del XIX secolo. Un talento dalle mille sfaccettature, poeta, drammaturgo e critico, Wilde è ricordato per il suo spirito di sfida, il suo stile personale e la sua immagine della vita come un’opera d’arte. Nella sua produzione letteraria c’è una profonda critica alla società vittoriana, ma anche un’avida ricerca del bello e dell’eleganza.
Con le sue opere Wilde ruppe le convenzioni sociali e letterarie dell’epoca, sostenendo un movimento artistico con l’impronta incisiva di una filosofia di vita.

La vita di Oscar Wilde
Nacque il 16 ottobre1854 a Dublino, da una famiglia agiata e colta. Suo padre, Sir William Wilde, era un famoso chirurgo, mentre sua madre Jane Francesca Elgee, era una poetessa e una fervente nazionalista irlandese. Ricevette un’educazione eccellente. Prima al Trinity College di Dublino e poi al Magdalen College di Oxford, dove si fece notare per la sua intelligenza e la sua inclinazione per la cultura classica.
Proprio a Oxford sviluppò la sua passione per l’estetismo, un movimento culturale che esortava la supremazia dell’arte sulla vita quotidiana, che in seguito condizionò il suo pensiero e le sue opere.
Alla fine degli studi Wilde si trasferì a Londra, dove si distinse divenendo un punto di riferimento nei salotti letterari, con il suo spirito arguto e il suo stile di vita stravagante e originale che lo resero famoso tanto quanto le sue opere.
Nel 1894, sposò Costance Lloyd, con la quale ebbe due figli, nonostante, in realtà fosse omosessuale: l’omosessualità, all’epoca, era considerata un crimine e veniva condannata.
“Il De Profundis” di Oscar Wilde
Una delle figure cardine del destino funesto dello scrittore, fu il suo amante, Lord Alfred Douglas.
Il De Profundis (dal profondo) è una lunga lettera che Wilde scrisse nel 1897, durante la sua reclusione nel carcere di Reading, al suo amante Alfred Douglas, detto “Bosie,” dopo essere stato condannato per “gross indecency”, il reato che condannava i rapporti sessuali tra uomini adulti. Nella prima parte della lettera, lo scrittore racconta la loro relazione e l’estroso stile di vita trascorso tra loro due che lo portò alla completa rovina e al carcere. Wilde incolpa di tutto ciò, sia la vanità del giovane aristocratico, che la propria irresolutezza per non aver saputo mettere un limite alle richieste dell’amante. Nella seconda parte, scritta tra gennaio e marzo 1897, Wilde traccia il proprio cammino spirituale in cui rappresenta la figura di Gesù come un artista romantico e individualista.
L’istigatore della denuncia contro Wilde fu il padre di Douglas che portò al processo e alla condanna ai lavori forzati di Wilde per omosessualità.
Estetismo e “Arte per l’Arte”
Il nesso tra il preraffaellismo e Oscar Wilde è intimo ed esplicito, basato sulla trasformazione dal romanticismo elegiaco preraffaellita al movimento che contrappone il culto della bellezza (“l’arte per l’arte”) al materialismo vittoriano. Alla corrente artistica e letteraria della seconda metà dell’Ottocento, parte del Decadentismo, sottolinea il rito della bellezza e dell’arte separandola dalla morale, dalla politica e dal realismo borghese, trasformando la vita stessa in un’opera d’arte attraverso lo studio del piacere e del bello.
Wilde personifica appieno questo movimento ne “Il ritratto di Dorian Gray.
I preraffaelliti, particolarmente nella loro seconda fase con Dante Gabriel Rossetti, pittore e poeta e William Morris, artista e scrittore, si staccarono dal naturalismo iniziale per focalizzarsi sulla bellezza integra, la sensualità e l’energia dei luoghi, precorrendo il motto di Wilde “l’arte per l’arte”.
Entrambi respingevano la bruttezza e l’omogeneità della società vittoriana industrializzata. I preraffaelliti si rifugiavano nel Medioevo e nelle storie leggendarie; Wilde lo cercava nell’eleganza e nella solennità della forma pura.

Il contesto storico
Oscar Wilde visse profondamente in quella che viene delineata come età vittoriana, dal nome della regina Vittoria di Hannover, che conferì al suo regno uno stato di benessere duraturo, economico e sociale, ma non certo privo di aspetti negativi. La regina Vittoria riuscì a migliorare l’immagine della monarchia con ponderatezza, conquistandosi la fiducia della popolazione con l’esempio della sua vita privata: un marito che amava, il principe Alberto e nove figli.
Il suo stile di vita era incentrato sulla semplicità e grande lavoro, basato sulla onorabilità: pertanto il periodo vittoriano si fondò sull’esteriorità, sull’adeguamento e sulla finzione, più che su valori morali e spirituali. Dietro la facciata di un periodo fiorente, fondato su sani principi etici si celava però una realtà amara. La crescita economica agevolò soltanto una piccola parte della popolazione, ovvero la classe media, comprendente commercianti e banchieri mentre la parte più numerosa composta da operai e disoccupati viveva nell’indigenza. Nelle città sovraffollate le più elementari norme igieniche erano ignorate, con conseguenze che si possono immaginare.
Prosperità e povertà: da questa conflittualità nacque il termine “Victorian Compromise”. Era l’epoca del puritanesimo e del commercio di oppio con le Indie, dove la purezza interiore era spesso contrapposta alle apparenze esterne. In questo contesto Oscar Wilde acquisiva un particolare ruolo di spettatore esterno commentando e imitando il vortice di eventi che gli passava vicino. Wilde morì alla fine dell’era vittoriana, ma più che chiudere un’epoca lui ne aprì una nuova, quella contemporanea: incerta, simulatrice, a cui lui contribuì a darle una brillante attualità.
“Si sono un sognatore. Poiché un sognatore è colui che vede il suo percorso solo al chiaro di luna, la sua punizione è vedere l’alba prima del resto del mondo.”
Il suo spirito sagace e la sua produzione letteraria hanno lasciato un’impronta notevole, che hanno reso la sua figura culturale che ha provocato abitudini e norme del suo tempo.
La sua vita si concluse con una condanna per omosessualità, simbolo della lotta tra il suo spirito libero e il perbenismo pesante di quel periodo.
Letture consigliate

Oscar. Vita di Oscar Wilde
Matthew Sturgis
Una volta, si dice, Oscar Wilde rifiutò un medicinale per via del suo colore «marrone sporco»: per convincerlo a curarsi, il farmacista dovette sostituirlo con un flacone di bellissimo liquido «rosso-rosa» e pastiglie che «splendevano come l’oro». Un’altra volta, agli amici preoccupati per il suo pallore mattutino rivelò, esausto: «Il fatto è che ieri ho colto una primula in giardino, dopo stava così male che ho dovuto passare la notte sveglio al suo capezzale». Quando si affronta l’impresa di ricostruire un’esistenza, possono presentarsi al biografo due problemi opposti e speculari: che si trovi troppo poco materiale, o che se ne trovi fin troppo. Così e per Wilde, di cui già in vita si moltiplicavano aneddoti, battute, aforismi, fanfaronate, miti e leggende: rivrberavano dalle colonne dei giornali al cicaleccio dei circoli letterari, si amplificavano di bocca in bocca in una gara a chi la sparava più grossa, gara che spesso era vinta da Oscar stesso, suo primo mitologo e ufficio stampa, creatore del personaggio che si trovava a impersonare ogni giorno, fino a restarne forse imprigionato. Un paradosso? Certo, ma per chi aveva eletto il paradosso a stile e l’ironia ad arma non restava che vivere una vita all’altezza: genio della commedia, si ostinava a scrivere tragedie; dandy di natali aristocratici, si dichiarava a favore di un individualismo “socialista”, dissacratore di ogni autorità e norma morale, si appellò alla legge per proteggere la relazione con Lord Alfred Douglas, dando così inizio al processo che avrebbe decretato la sua rovina ;mattatore dei più eleganti salotti, precursore del futuro culto della celebrità, morì solo e dimenticato – al funerale si presentò appena una manciata di persone. A lungo i biografi sono rimasti vittima di questo incantesimo: non riuscendo a districare in lui la vita dall’opera, anche perché in un’opera d’arte suprema aveva trasformato la vita stessa, hanno schiacciato l’una sull’altra, confondendo i piani e faticando a restituirci la verità dei fatti. Riportando alla luce nuovi documenti, tra lettere inedite e atti del processo, Matthew Sturgis penetra nella complessità romanzesca del tardo Ottocento attraverso una delle sue personalità più geniali e discusse.



